“A me fradi” e l’eccidio di Porzûs

Ventuno persone: è il tragico bilancio di uno dei capitoli più spietati e oscuri della guerra e della resistenza, probabilmente ascrivibile alla parte comunista, italiana e slovena, appoggiata dalle truppe di Josip Broz (il maresciallo Tito).
I fatti risalgono al 7 febbraio 1945 e furono poi a lungo occultati e depistati. Nel giugno del 1993 l’ex comandante e deputato comunista italiano Mario Lizzero, già commissario delle divisioni comuniste Garibaldi e Friuli, dichiarò: «Porzûs più che una colpa è stato per i comunisti un errore mostruoso».

Nelle malghe di Porzûs (UD), in località Bosco Romagno, furono massacrati partigiani della divisione Osoppo ivi giunti in ricognizione: tra questi, il comandante “Bolla”, capitano Francesco De Gregori, il delegato politico “Enea”, tenente Gastone Valente, la giovane Elda Turchetti, già denunziata come spia da Radio Londra, che si era costituita al comando della Osoppo qualche tempo prima e, sottoposta a istruttoria sommaria sul posto, era stata assolta, e il giovane Giovanni Comin “Gruaro”, che quel giorno era diretto alle Malghe per arruolarsi nella formazione Osoppo. Altri quattordici furono fatti prigionieri, condotti in pianura e brutalmente giustiziati nei pressi di Spessa di Cividale. Fra di essi Guido Pasolini detto “Ermes”, esponente del Partito d’azione, fratello di Pier Paolo Pasolini.

La brigata Osoppo arruolava in prevalenza cattolici, uomini del Partito d’azione, ex ufficiali e soldati del disciolto esercito italiano, moderati e riformisti di tendenza socialista. In Friuli operavano dodici battaglioni comunisti garibaldini; quattro battaglioni della divisione Natisone, che accetterà di unificarsi sotto il comando slavo;  e sette battaglioni della Osoppo, accusati di essere in trattative con i fascisti, che agivano in base alle direttive del governo nazionale del Sud e dei comandi anglo-americani.

Tre superstiti saranno testimoni d’accusa nei procedimenti penali del 1952, 1954 e 1957, nei quali furono condannati i comandanti e partigiani della brigata comunista dei Gap, i Gruppi d’azione patriottica: Mario Toffanin detto “Giacca”, già militante nelle formazioni armate titoiste, Juro detto “Marco”, Tabosso detto “Ultra” assieme ad altri 36 imputati, tutti ritenuti responsabili dell’eccidio.

Il Centro Studi Pier Paolo Pasolini con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, della Provincia di Pordenone e della Città di Casarsa della Delizia (PN) organizza l’evento intitolato

“A me fradi” – Parole di Pier Paolo a Guido

sabato 27 giugno – ore 18.00 presso la Casa Colussi in via Guido Alberto Pasolini 4, Casarsa della Delizia (PN).

L’evento chiude i percorsi di primavera 2015 del progetto “Incipit” con una lettura non stop animata da una pattuglia di lettori volontari, secondo una formula molto attesa e ormai collaudata da quattro anni.

Sotto il titolo “A me fradi. Parole di Pier Paolo a Guido”, le voci saranno chiamate a dare sonorità a una partitura originale composta da una selezione mirata di passi, in versi e in prosa, in cui Pasolini continuò a ricordare il fratello Guido, ucciso settanta anni fa, il 12 febbraio 1945, in conseguenza dei tragici fatti di Porzûs.

Egli morì – scrisse Pier Paolo su “Vie Nuove” il 15 luglio 1961- in un modo che non mi regge il cuore di raccontare: avrebbe potuto anche salvarsi, quel giorno: è morto per correre in aiuto del suo comandante e dei suoi compagni. Credo che non ci sia nessun comunista che possa disapprovare l’operato del partigiano Guido Pasolini. Io sono orgoglioso di lui, ed è il ricordo di lui, della sua generosità, della sua passione, che mi obbliga a seguire la strada che seguo. Che la sua morte sia avvenuta così, in una situazione complessa e apparentemente difficile da giudicare, non mi dà nessuna esitazione. Mi conferma soltanto nella convinzione che nulla è semplice, nulla avviene senza complicazioni e sofferenze: e che quello che conta soprattutto è la lucidità critica che distrugge le parole e le convenzioni, e va a fondo nelle cose, dentro la loro segreta e inalienabile verità“.

Info
Centro Studi Pier Paolo Pasolini, via G. Pasolini 4, 33072 Casarsa della Delizia (PN) – tel. 0434 870593
info@centrostudipierpaolopasolinicasarsa.it  www.centrostudipierpaolopasolinicasarsa.it

Nell’immagine: una scena del film “Porzûs” (1997) diretto dal regista Renzo Martinelli.

La redazione di i-libri.com