“A misura d’uomo. Pasolini e noi”, Sabaudia 3-4 dicembre: il reportage (seconda parte)

La seconda giornata del convegno internazionale intitolato “A misura d’uomo. Pasolini e noi” vede l’auditorium delle Poste Angiolo Mazzoni di Sabaudia gremito di studenti.
Mentre sul palco si avvicendano insigni studiosi e prestigiosi relatori provenienti dagli atenei italiani, io osservo la folla dei ragazzi e mi domando quali sentimenti possa suscitare in loro un personaggio così complesso come Pasolini e – per converso – cosa avrebbe pensato il Poeta di una gioventù infelicemente destinata a confrontarsi con gli orrori di un’evoluzione socio-culturale che non è “a misura d’uomo”. Ma mentre indugio in queste riflessioni, rilevo che molti ragazzi – certamente, come sempre accade, alcuni si distraggono o rumoreggiano! – sono interessati alle relazioni. Ascoltano con attenzione, prendono appunti, annotano, e in questo modo rendono ragione alla funzione principale della letteratura: non è soltanto occasione di accademia, ma dimensione vitale che consente alle idee e alle emozioni di sopravvivere e di rinascere in nuove forme al di là delle tendenze momentanee e delle mode.

Intanto il convegno procede e le presenze internazionali attestano da un lato l’interesse che il mondo intero riserva al nostro autore, dall’altro il riscontro dell’iniziativa dell’Università Tor Vergata che, nelle persone di Rino Caputo e Angelo Favaro, ha voluto e organizzato questo evento proprio a Sabaudia.
Partecipano infatti ai lavori del convegno Mark Epstein, Princeton University, che svolge il ruolo di arguto moderatore e di raffinato provocatore nei dibattiti previsti in diverse sessioni; Zosi Zigrafidu, Università Aristotele di Salonicco, che interviene con una relazione intitolata “Sulle opere di P.P.Pasolini in Grecia”; Davi Pessoa Carnero, Università di Rio de Janeiro, che nel suo intervento cerca di rispondere alla domanda “Dante: spina dorsale di Pasolini?”; Giulia Lombardi, Università di Monaco di Baviera, che si intrattiene sul tema “Territorio deturpato e civiltà perduta: una lettura della visione del merda”.

Nel corso della mattinata Hideyuki Doi, docente di letteratura italiana presso la Ritsumeikan University di Kyoto, propone un’interessante escursione intitolata “Pasolini in Giappone: un’analogia agghiacciante”, che assume un verso della poesia Tyger di William Blake (da noi pubblicata a questo link: https://www.i-libri.com/opere/the-tyger-di-william-blake) per ripercorrere il successo nipponico dell’Edipo Re (1968), le rappresentazioni della “Medea” nel teatro nō, le influenze sul cinema di Toshio Matsumoto e sul teatro di Takeshi Kawamura, e perfino i deliri di Akiyoshi Umekawa, che cita Pasolini per atterrire gli ostaggi durante la rapina alla banca Mitsubishi a Sumiyoshi-ku,Osaka, il 26 gennaio 1979.

In tarda mattinata, i partecipanti al convegno lasciano la sala e si recano al parco di Sabaudia: lì, in presenza del sindaco Muarizio Lucci e delle autorità cittadine, con la compartecipazione di Lavinia Clarotto, sindaco di Casarsa della Delizia, nel quarantesimo anniversario dalla morte di P.P. Pasolini, avviene la cerimonia di dedicazione al Poeta di un’area del parco stesso.

Durante il percorso ho l’occasione di conoscere Francesco Tovo, un artigiano locale che ricorda con passione e commozione i tempi in cui Pasolini lo scelse per figurare in “Mamma Roma”. Da lui – voce di quella gente che Pasolini tanto amava – raccolgo alcune testimonianze dirette. “Era una persona generosa. Attori e comparse talvolta lo imbrogliavano. Gli chiedevano denaro. Lui staccava assegni, scrivendo cifre superiori rispetto alle richieste. Sapeva che lo imbrogliavano, ma non se ne curava”. Francesco mi racconta altro ancora. Episodi che conservo nel mio cuore, nel ricordo di questo soggiorno nella “grigia luce lagunare” del dicembre di Sabaudia.

Bruno Elpis

(Uno stormo di germani nel cielo sopra il lago di Sabaudia)