Adelphi: Kafka, Borges, Simenon, Singer, Nabokov e Shubin

Uscite Adelphi 2024

Vi segnaliamo oggi alcuni libri pubblicati in nuova edizione con Adelphi. Buona lettura!

Processi. Su Franz Kafka di Elias Canetti

“Le lettere di Kafka a Felice Bauer” non solo raccontano un’impossibile storia d’amore, ma rivelano anche profondi aspetti della vita e della personalità di Kafka stesso. Elias Canetti, nel 1967, dopo aver letto una selezione di queste lettere sulla rivista “Neue Rundschau”, decise di scrivere un saggio sul tema. Questa decisione portò alla nascita de “L’altro processo”, un’opera che provocò molte critiche per la sua audacia nell’interpretare l’opera di Kafka attraverso la sua biografia, in particolare la rottura del fidanzamento con Felice Bauer.

Canetti, che aveva sempre sostenuto l’importanza di prendere l’opera di Kafka alla lettera, con questo saggio suggerì che opere come “Il processo” potessero essere comprese meglio alla luce degli eventi personali dell’autore. Gli appunti preparatori di Canetti, molti dei quali inediti, insieme ad altri saggi e conferenze su Kafka, permettono di immergersi in questo “processo” di avvicinamento alla comprensione di Kafka, un processo segnato da violenze, fughe e sottomissioni.

Kafka stesso, nei suoi Diari, si descriveva come una persona unica nella sua condizione interiore, assillata da un “corvo segreto” che volava attorno alla sua testa. Tuttavia, leggendo queste pagine, si può intuire che Kafka non era poi così solo nel suo tormento interiore.

Sette sere, di Jorge Luis Borges

Il libro raccoglie un ciclo di conferenze tenute da Jorge Luis Borges nel 1977, in cui l’autore offre una sintesi della sua vasta esperienza di lettore e scrittore. Gli argomenti trattati sono vari e affascinanti: dalla “Divina Commedia” all’incubo, dalle “Mille e una notte” al buddhismo, dalla poesia alla Cabbala, fino alla cecità. Borges si presenta come un lettore edonista, che invita il pubblico a leggere con la semplicità e la fede di un bambino, trascurando la storia della letteratura per concentrarsi sull’emozione estetica che i testi sanno offrire.

Durante le sue conferenze, Borges arricchisce le discussioni con racconti significativi, come l’episodio di Ulisse di Dante, l’incubo di Wordsworth, la storia dei due che sognarono delle “Mille e una notte”, la leggenda del Buddha e quella del golem. Attraverso queste narrazioni, Borges trasmette un edonismo gioioso e leggero.

Le conferenze non si limitano a una semplice disamina dei libri amati dall’autore, ma rivelano anche le idee che hanno influenzato la sua opera. Borges esplora concetti come l’illusione della realtà, vista come un grande sogno che possiamo chiamare Dio, e la natura mutevole dei testi, che cambiano ad ogni lettura o rilettura. Inoltre, sottolinea che inventare è in realtà ricordare, e che la letteratura è un continuo riutilizzo di materiali preesistenti.

In definitiva, il libro dimostra come in Borges il lettore e lo scrittore coincidano in modo straordinario, offrendo al pubblico un prezioso compendio della sua visione della letteratura e della vita.

La porta, di Georges Simenon

Bernard Foy fatica a credere alla sua realtà: ha perso entrambe le mani saltando su una mina e non si sente più un uomo completo. Sua moglie, Nelly, ha sempre avuto bisogno di altri uomini e non ha mai nascosto il suo passato. Nonostante ciò, il loro amore è rimasto intenso e appassionato per vent’anni. Bernard, però, trascorre le sue giornate spiando gli altri dalla finestra, ascoltando i rumori del palazzo e del quartiere, e soprattutto aspettando con ansia il ritorno di Nelly dal lavoro. È tormentato dalla gelosia per la vita “più animata e appassionante” che lei conduce fuori casa e sente il bisogno costante di sapere dove sia e cosa stia facendo, tanto che la sua assenza gli provoca un malessere fisico.

Questo disagio peggiora quando Nelly inizia a fare piccole commissioni per un giovane illustratore, immobilizzato su una sedia a rotelle a causa della poliomielite, che si è trasferito al primo piano del loro palazzo. Nelly sembra diventare ogni giorno più bella e desiderabile, il che aumenta l’angoscia di Bernard, spingendolo a sospettare che questa bellezza derivi da un nuovo amore. Bernard diventa ossessionato dalla porta dell’appartamento del primo piano, che non ha mai visto né ha mai avuto il coraggio di varcare.

Georges Simenon, con la sua maestria narrativa, conduce il lettore in una implacabile discesa nella mente di un uomo dominato dalle sue ossessioni, mostrando come queste lo portino inevitabilmente a un epilogo fatale.

Ombre sull’Hudson, di Isaac Bashevis Singer

Il protagonista di questa storia è Hertz Grein, un personaggio complesso e affascinante, diviso tra un’insaziabile sete carnale e un richiamo religioso a cui non riesce a sottomettersi completamente. Hertz vive tra la devota moglie Leah, l’amante minacciosa Esther e il nuovo amore Anna. Pur riconoscendo che la rigida osservanza religiosa è una potente arma contro il male, non riesce a seguirla con rigore. Egli comprende che un ebreo non può sfuggire a Dio, anche se tenta di allontanarsi; è destinato a girare in tondo, come una carovana perduta nel deserto.

Intorno a Hertz, in una New York degli anni Quaranta che appare come un affascinante arazzo visionario per chi arriva da Varsavia o Berlino, ruota una serie di personaggi tormentati dalla vergogna di essere vivi. Tra questi c’è Boris Makaver, il padre di Anna, che di giorno si occupa dei suoi affari lucrativi ma di notte è sopraffatto da una sofferenza intensa come un dolore fisico. C’è anche il professor Shrage, un matematico convertitosi alla parapsicologia, che vive nella speranza di ritrovare la moglie Edzhe, uccisa dai nazisti.

Tutti questi personaggi sono turbati dal silenzio di Dio e si sentono investiti della grandezza del sacro e della sua sproporzione. Il libro esplora profondamente questi dilemmi esistenziali e spirituali, mostrando come i protagonisti navigano le loro complesse relazioni e le loro lotte interne in un contesto storico e culturale ricco e tumultuoso.

Fuoco pallido, di Vladimir Nabokov

“Fuoco pallido” è un’opera complessa e intricata, descritta come una scatola magica, una gemma di Fabergé, un problema di scacchi e molto altro. Il libro è composto da un poema di 999 versi divisi in quattro canti, scritti in distici eroici, accompagnati da una prefazione dell’editore, note, indice e correzioni redazionali. Questa struttura invita il lettore a un processo di assemblaggio, dove le varie parti devono essere incastrate insieme seguendo indizi e riferimenti incrociati, come in una caccia al tesoro.

Quando i lettori riescono a mettere insieme tutti i pezzi, si rivela un romanzo multistrato. Tuttavia, questi livelli non sono semplicemente i “livelli di significato” tipici della critica modernista, ma veri e propri piani di uno spazio fittizio. Questi piani ricordano le stanze della memoria della mnemotecnica medievale, dove parole, fatti e numeri erano immagazzinati in varie camere e soffitte fino al momento in cui servivano. Analogamente, si possono paragonare alle case astrologiche in cui venivano divisi i cieli.

“Fuoco pallido” è, quindi, un’opera che sfida il lettore a partecipare attivamente, a diventare co-creatore del significato, offrendo un’esperienza narrativa unica e coinvolgente che trascende i confini tradizionali del romanzo.

Costruire la vita. Quattro miliardi di anni dai fossili al DNA, di Neil Shubin

Nel 1986, durante una serie di lezioni sui «grandi enigmi dell’evoluzione», Neil Shubin, paleontologo specializzando, viene affascinato da una diapositiva che collega un pesce a un «anfibio primitivo». Questo momento segna l’inizio di una ricerca che culminerà con la scoperta del Tiktaalik roseae, noto come l’”inner fish” o «il pesce che è in noi», e con l’analisi delle sofisticate transizioni anatomo-morfologiche, soprattutto quella dai pesci agli ominidi bipedi.

Guidato dall’idea che le innovazioni biologiche non emergono durante la transizione stessa ma hanno radici nel passato profondo, Shubin intreccia il piano storico con quello concettuale. La sua ricerca integra paleontologia e biologia evolutiva con genetica e biologia dello sviluppo, rendendo omaggio ai pionieri visionari e eterodossi che hanno anticipato queste scoperte. Esplora i nodi dialettici dell’evoluzione, come il dibattito tra «gradualismo» e «saltazionismo», e i complessi «assemblaggi» che gli organismi compiono per adattarsi agli ambienti.

Il libro di Shubin è denso e spiazzante, e solleva una domanda cruciale sul rapporto tra caso e necessità nella «scultura dei viventi»: la nostra esistenza sulla Terra è un effetto accidentale o l’esito di un percorso inevitabile?