All’ombra di de Pisis

All’ombra di de Pisis

Avrei desiderato essere l’ombra di de Pisis, insieme a lui sarei stato un discreto testimone immerso in un viaggio affascinante, lungo la linea dei grandi eventi della metà del “secolo breve”.

La piu efficace sintesi del suo universo creativo è quella che scrisse Giulio Carlo Argan su Primato nel 1942, “una felice eccezione”, una “affermazione di un diritto alla fantasia”.

La felicità creativa di de Pisis fonda la sua solida sicurezza nella formazione letteraria: è un personaggio complesso e sensibile che si forma sugli elementi della scrittura e della letteratura.

La fortuna di costruire il suo mondo a Ferrara e Bologna nei primi decenni del XX secolo, città vive e brulicanti di intellettuali, tra cui i fratelli De Chirico e Carrà, lo condurrà a capire quanto stretto e utile all’arte fossero sia lo scrivere che il dipingere.

Sono anni di rivolgimenti storici, nonostante l’inizio del ventennio fascista, tra la ricerca delle proposte della Metafisica e le attività del gruppo Novecento, il giovane de Pisis sceglie la strada della pittura come pratica maieutica della sua continua ricerca formale e contenutistica nell’arte, di pari passo con quella esistenziale.

Le sue opere rivelano l’attento assorbimento delle sintassi impressioniste e postimpressioniste, utili a codificare un autentico alfabeto di segni, disegni, colori di un chiaro oggetto pittorico, in un sistematico “timbro musicale” e sullo stesso piano di un testo letterario.

E la geografia dei luoghi in cui soggiornerà determinerà la struttura della sua ricerca: Roma, con la partecipazione alle varie Quadriennali; Parigi, nel contatto con L’École de Paris e con il fervente gruppo degli artisti italiani che vi soggiornavano; la Londra di Turner; Milano insieme al circolo degli intellettuali del momento, e non di meno il colorismo di Venezia con i toni cromatici del Tiepolo e il vedutismo pittorico del Guardi.

La sua numerosissima produzione si raffina sempre più. Oltre ad assorbire ed elaborare le influenze delle voci delle Avanguardie novecentesche, estrae da esse un’attenta poetica descrittiva del dettaglio, una sintesi grafica per accenni, per citazioni complesse con salti spaziali metafisici (Natura morta con gamberi e conchiglie, 1929), vedute rarefatte di paesaggi e boulevard parigini (Rue des Volontaires, 1925), personaggi con sguardi e corpi densi di vibrazioni emotive e a volte pieni di cariche erotiche ( Il marinaio francese, 1930; Nudino su pelle di tigre, 1931).

Ed è per questa forza, che emanano i tratti drammatici delle sue pennellate, risuonano le parole taglienti nelle poesie ermetiche di Ungaretti.  Tanto più che alla sua fame creativa si aggiunge quella raffinata di scritti come il volume Prose e Articoli del 1947 e Memorie del Marchesino Pittore, edizione postuma del 1989.

E chi non avrebbe voluto essere la sua ombra, entrare nelle sue Wunderkammer, soffermarsi sugli oggetti che alimentavano il suo “diritto alla fantasia”, lo stesso diritto col quale si è addentrato, non più giovane,  verso un altro tipo di spazio che, chi sa, si è concesso di creare, lontano dall’illusione della ragione, dall’effimera lucidità delle cose, dall’insensibile realtà del mondo, nella sua, forse apparente, malattia mentale.

Rocco Herman Puppio

Visita il sito dell’Associazione per Filippo de Pisis a questo link

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Foto di cover: Natura morta con gamberi e conchiglie (1929)

Eseguita a Parigi sul finire degli anni Venti, nel periodo di lavoro trascorso tra gli studi di rue Bonaparte e rue de Verneuil, la composizione è squisitamente giocata in uno spazio prospettico essenziale, con tonalità lievi e perlacee di ocra chiare, rosate e gialline con morbidi e serici grigi. Su un foglio, trovano riposo in sereno equilibro, tra le conchiglie e i limoni, i brevi toni rosati dei piccoli gamberi. In questo spazio la luce è pacata e sensibile; anche i contrasti sono magri e soffusi nei grigi, ma sufficienti a descrivere, nell’esemplare sintesi naturalistica, la sublimata e bella dolcezza della materia. Si conoscono altre versioni più tarde ed intense ma meno nitide nella grafica formulazione compositiva (cfr. Natura morta con cozze e limoni, 1943; Inv. P/1449). – Giorgio Auneddu