Anna Magnani – Cinema, Storia e Società

Anna Magnani, un volto indissolubilmente legato alla storia del cinema italiano, l’antidiva per eccellenza, l’attrice che ha fondato il suo successo sulla spontaneità e sulla naturalezza che erano proprie del suo carattere e su quella capacità espressiva resa quanto mai incisiva dal dialetto romanesco.

L’infanzia e la vita della Magnani, le sue sofferenze hanno certamente influito sulla sua carriera di attrice, al punto che si potrebbe affermare che nei suoi più celebri e significativi personaggi ella abbia semplicemente interpretato se stessa. La voce roca e quella risata “sgangherata” sono rimaste impresse nell’animo di quel pubblico che ne apprezzò le qualità drammatiche.

Partecipò con Totò all’avanspettacolo, ma il suo nome divenne celebre con Rossellini, uno dei grandi amori della sua vita. Indimenticabile il suo grido dietro al camion con i prigionieri in  “Roma città aperta”(1945), prima della raffica che la colpisce. Il suo corpo sul selciato divenne simbolo della sofferenza di Roma e del paese intero che si ribellava al sopruso e all’oppressione. Quella scena struggente segnò l’inizio del “neorealismo”. Molto appropriata la definizione di Gianni Rondolino, che vede il cinema di questo periodo come “una finestra sul mondo” (Gianni  Rondolino – Storia del cinema.)

Era sempre così, la Magnani, impetuosa e istintiva, non si basava su un copione, ma si calava totalmente nel personaggio e ne esprimeva i sentimenti con un realismo sorprendente. Amore e passione, amore materno, ingiustizia sociale sono i temi dei suoi film più celebri. Fu sempre parte attiva della storia di cui interpretò i drammi e le tensioni.

In “Bellissima” di Visconti (1951) è una madre agguerrita in cerca di riscatto sociale attraverso la figlia di cinque anni, che sottopone alle umiliazioni di una selezione per la partecipazione a un film del regista Blasetti. Da madre che sgomita per garantire alla figlia quel successo che a lei era stato negato, il personaggio di Maddalena Cecconi si trasforma in madre dolente che sceglie di abbandonare la lotta per amore. La sua rinuncia è frutto di una consapevolezza raggiunta e sofferta.

(in “Pelle di serpente”)

La capacità di improvvisazione della Magnani riusciva a eliminare ogni rigidità di recitazione, tuttavia proprio per la sua spiccata personalità e per l’impronta così personale data al film, questo risultò troppo tagliato sulla protagonista e per Visconti non fu il successo sperato.

Divenuta ormai popolare, Anna Magnani fu chiamata nel 1955 a interpretare il ruolo di Serafina ne “La rosa tatuata”, tratto da un dramma di Tennessee Williams, per la regia di Daniel Mann. Qui la Magnani è una siciliana immigrata negli Stati Uniti, legata da un amore possessivo al marito contrabbandiere di droga e alla figlia di cui assiste con eccessiva apprensione la crescita e la trasformazione in donna adulta. Per la sua interpretazione le furono attribuiti l’Oscar e diversi altri importanti premi.

Potete leggere un commento a “La rosa tatuata” al link  http://www.brunoelpis.it/recensioni/778-la-rosa-tatuata-di-tennessee-williams-qlibri

Tra i numerosi altri film da lei interpretati, non si può non ricordare “Mamma Roma” di Pier Paolo Pasolini (1962). La mano inconfondibile del regista, maestro nel rappresentare quel mondo degradato, privo di valori, emarginato e dimenticato dalla società borghese benestante, limitò parzialmente la spontaneità espressiva della Magnani, abituata a contare soprattutto sulla sua capacità di improvvisazione. Qui è nelle vesti di una madre e prostituta sfruttata e umiliata che sogna di offrire al figlio un avvenire che lo riscatti da una vita di emarginazione e ignoranza. Pasolini conosceva a fondo il mondo giovanile e i ragazzi di “Mamma Roma” assomigliano ai ragazzi di vita che descrisse così bene nel romanzo omonimo. Anche l’ambiente del sottoproletariato urbano, i luoghi della periferia romana  con i vasti prati abbandonati, testimoni di piccoli atti delinquenziali, sono ripresi con l’intento di generare nello spettatore un  senso di angoscia che sfoci in una presa di coscienza sia pure tardiva. Il rapporto madre-figlio è drammaticamente rappresentato dalla Magnani, con il solito sguardo consapevole sulla società e sui suoi egoismi. Ed è in questa prospettiva che le interpretazioni della Magnani assumono un valore duraturo, non fugace come il tempo, ma inalterabile. E gli occhi dell’attrice, in un viso non bello ma tragicamente espressivo, da Medea contemporanea, appaiono come due luci accese sul mondo.

(in Medea di “Anouilh)

d Anna Maria Balzano