Anna Talò – autrice di “Meditazioni per donne sempre di corsa” (Corbaccio)

Alla presentazione del suo ultimo libro “Meditazioni per donne sempre di corsa” edito da Corbaccio, la giornalista mantovana Anna Talò ha concesso un’intervista alla redazione di i-LIBRI.

Uno spazio raccolto e coloratissimo all’interno della LeFel di Milano, in corso XXII marzo, ha fatto da sfondo al piacevole evento. L’autrice, con grande simpatia e pungente ironia, ha dapprima introdotto il suo libro e quindi ha risposto alle domande del pubblico – tutto femminile, tranne qualche “silenziosa” eccezione – con cui si è creata da subito una bella complicità. Uno scambio divertente tra battute e riflessioni sul male del nostro tempo ed in particolare delle donne: lo stress. Ecco allora consigli pratici per migliorare il proprio “ritmo” di vita partendo da attività quotidiane come la guida, le pulizie di casa e, perché no, la doccia.

Il libro nasce da un’esigenza pratica della scrittrice che ci confessa “Io sono molto stressata e non ho tempo per rilassarmi“. Il rimedio alla patologica mancanza di tempo delle donne è proprio quello di iniziare a prestare maggiore attenzione ai gesti ed alle azioni che compiamo quotidianamente, imparando ad ascoltare il corpo, a non sovraccaricare la mente e, se necessario, cambiando le proprie abitudini. Ciò è possibile con un allenamento quotidiano che – secondo quanto scoperto dal fisiologo, medico ed etologo russo Ivan Pavlov – richiede dai 21 ai 30 giorni, il tempo necessario per creare un nuovo riflesso condizionato.

Non prometto miracoli” ci dice Anna Talò “Ho cercato una strada per rilassarmi un po'” e riuscire a rilassarsi anche solo un dieci per cento in più di quello che si è solite fare è già una conquista importante. “E’ possibile decidere le nostre abitudini, come imparare a meditare e rilassarci davanti ad un semaforo rosso”. E’ necessario abituare la nostra mente a farlo, fino a quando lo farà automaticamente proprio come guidare una macchina.

Un libro per sole donne? No di certo, ma sono le donne ad averne più bisogno. Anna Talò scrive delle donne perché, ci dice, le conosce bene. In ogni caso gli uomini sono più bravi del gentil sesso a non ingolfare la mente – ammesso che ci sia questo rischio, verrebbe da aggiungere – semplicemente perché sanno fare una cosa alla volta – tranne alla guida della propria auto dove – è assodato – sono un grandissimo esempio di multitasking. Lo leggeranno quindi anche loro questo libro o magari – più probabile – se lo faranno raccontare.

Un consiglio che l’autrice si sente di dare è quello di cominciare a comprendere che siamo – il più delle volte – corresponsabili di ciò che ci succede. “Se uno fa sempre la vittima, non può cambiare le cose“. Una cosa è certa e Anna Talò ce lo dice chiaramente nel suo libro: il cambiamento è possibile e “l’errore da non fare, quando ci si trova così spossate e frustrate, è pensare che non ci sia alternativa, che dobbiamo rassegnarci, che ormai le cose sono andate così“.

Leggendo il suo libro ho avuto la sensazione che la donna proceda ad una velocità maggiore rispetto al mondo che la circonda. La donna è molto brava a stressarsi da sola.

Qual è – secondo lei – il motivo di questo modo di affrontare la vita?

C’è una questione strutturale di fondo. Al movimento di emancipazione femminile, ancora molto recente, è seguito un momento di cambiamento, di crisi – positiva certo – in cui i ruoli, i modelli, maschili e femminili, si sono sfarinati e non sono stati ricostruiti.

Da una parte noi donne ci confrontiamo con modelli femminili che – anche simbolicamente – fanno parte del millennio scorso: le nostre mamme e le nostre nonne che andavano a lavorare per il secondo stipendio, ma per le quali la famiglia veniva sempre per prima. Rispetto a quei modelli, noi abbiamo delle aspirazioni diverse, vogliamo realizzarci. Il carico familiare tuttavia è ancora tutto – o quasi – sulle spalle delle donne, nonostante lavorino molto fuori casa e cerchino di realizzarsi appunto.

A ciò si aggiunga che la donna che sceglie per sé, spesso paga con la solitudine. La donna simpatica, di compagnia, affascinante e brava nel lavoro spesso è considerata dagli uomini impegnativa.

Ho trovato molto interessanti i concetti di prospettiva e di auto-immagine: lei ci dice che è possibile cambiare l’immagine che si ha di sé guardandosi allo specchio non attraverso un invasivo intervento estetico – oggi tanto di moda – ma ricorrendo ad una meditazione notturna. Ritengo tuttavia che l’auto-immagine che ci siamo costruite sia fortemente radicata in noi, tanto da condizionarci inevitabilmente la vita. Crede che sia davvero possibile sradicare questa immagine e crearsene una nuova?

No. Tuttavia credo che si debba prendere consapevolezza del fatto che i modelli di bellezza sono cambiati rispetto al passato. La “Venere” di Botticelli oggi sarebbe in fila per farsi la liposuzione e rifarsi il seno. I modelli di bellezza che oggi ci impongono sono innaturali. Le donne che incontriamo in metropolitana non sono certo quelle delle foto patinate sulle riviste. E’ necessario venire a patti anche con i propri difetti e dirsi “ho la cellulite, sì ma non ho le rughe”. Insomma essere un po’ meno severe con noi stesse è sicuramente un buon inizio.

A proposito di uomini. E’ vero che loro si occupano sempre poco di lavarsi i calzini o di tenere pulita casa, ma ritengo che siano invece cambiati rispetto ad esempio alla cura del corpo, così attenti a non invecchiare, a tenersi in forma, a sottoporsi a trattamenti estetici. Si stanno stressando anche loro?

Se si fossero femminilizzati lavando i calzini e non andando nei centri benessere, lo avrei preferito. Anche se credo che, spesso, quando gli uomini tentano di darci una mano siamo noi le prime a bacchettarli perché non va mai bene come sistemano o puliscono.

Certo anche loro sono bombardati da immagini di perfezione fisica che, in realtà, costituiscono un’eccezione e non una regola.

Si sentirebbe quindi di consigliare il suo libro anche ad un uomo?

Perché no. E comunque se vuole capire un po’ meglio la sua donna sarebbe un buon punto di partenza.

Grazie mille.

di Lucilla Parisi