Romanzi gotici: i migliori classici e contemporanei
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Leggi l’articolo →Charlotte Brontë nasce nel 1816 a Thornton e cresce a Haworth in un ambiente familiare segnato da lutti precoci e intensa attività intellettuale. Dopo esperienze scolastiche difficili e lavori come insegnante e governante, sviluppa una forte vocazione letteraria. Con le sorelle pubblica Poesie di Currer, Ellis e Acton Bell, e nel 1847 ottiene grande successo con Jane Eyre, romanzo che la impone all’attenzione del pubblico. Seguono Shirley e Villette, opere che riflettono esperienze personali e sociali. Segnata da gravi perdite familiari, continua a scrivere fino alla morte nel 1855.
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Charlotte Brontë (1816, Thornton) è una scrittrice inglese, autrice di Jane Eyre e Villette, romanzi che esplorano identità e indipendenza femminile. Con uno stile intenso e narrativo, rappresenta conflitti interiori e sociali, contribuendo allo sviluppo del romanzo ottocentesco.
Charlotte Brontë nacque il 21 aprile 1816 a Thornton, nello Yorkshire, in Inghilterra. Era la terza figlia del reverendo Patrick Brontë e di Maria Branwell Brontë. La famiglia si trasferì nel 1820 a Haworth, località con la quale il nome delle sorelle Brontë sarebbe rimasto legato per tutta la vita. Il padre era un ecclesiastico di orientamento evangelico e svolgeva il ruolo di curato perpetuo. Haworth, pur trovandosi in un’area caratterizzata da paesaggi aspri e brughiera, era allora un centro attivo dal punto di vista sociale e culturale. Un anno dopo il trasferimento, la madre morì probabilmente di tumore uterino, lasciando il marito con sei figli piccoli: Maria, Elizabeth, Charlotte, Branwell, Emily e Anne. A occuparsi della famiglia arrivò Elizabeth Branwell, sorella della madre, proveniente da Penzance.
Le condizioni economiche della famiglia erano limitate e Patrick Brontë era consapevole delle poche possibilità offerte alle donne non sposate della classe media nell’Inghilterra del primo Ottocento. L’insegnamento e il lavoro di governante erano considerati gli sbocchi principali. Nel 1824 Charlotte e le sorelle maggiori Maria ed Elizabeth furono mandate alla Clergy Daughters’ School di Cowan Bridge, una scuola per figlie di ecclesiastici evangelici.
Poco dopo arrivò anche Emily. La disciplina era severa e le condizioni materiali difficili. Maria ed Elizabeth si ammalarono di tubercolosi e morirono nel 1825. Charlotte ed Emily furono riportate a Haworth dal padre. L’esperienza di Cowan Bridge rimase profondamente impressa nella memoria di Charlotte e più tardi contribuì alla rappresentazione della scuola di Lowood in Jane Eyre. La figura di Maria Brontë ispirò inoltre il personaggio di Helen Burns.
Dopo il ritorno a Haworth, Charlotte trascorse diversi anni senza frequentare scuole esterne. L’educazione avveniva principalmente in famiglia attraverso il padre, la zia e le letture presenti nella canonica. Tra i libri disponibili vi erano la Bibbia, opere classiche in traduzione, Pilgrim’s Progress di John Bunyan, Paradise Lost di Milton, opere storiche, geografiche e morali, oltre a giornali e riviste. Una particolare influenza fu esercitata da Blackwood’s Magazine, che pubblicava racconti gotici, articoli politici e letterari.
Charlotte sviluppò interesse per il melodramma, le storie d’intrigo, i racconti eroici e la satira. Insieme ai fratelli e alle sorelle diede vita a mondi immaginari come Angria e Gondal, ambientazioni nelle quali i giovani Brontë collocarono racconti, drammi, poesie e minuscoli libri manoscritti. Charlotte e Branwell si concentrarono soprattutto sul regno immaginario di Angria, mentre Emily e Anne svilupparono Gondal.
Queste opere giovanili divennero per Charlotte uno spazio di sperimentazione narrativa e di riflessione sul ruolo dello scrittore. Alcuni temi presenti nei racconti giovanili anticipano aspetti della produzione successiva, come la presenza di personaggi femminili intensi e appassionati. Le letture, unite alla vita creativa condivisa con i fratelli, contribuirono a formare la sua immaginazione letteraria.
Nel 1831 Charlotte entrò alla scuola di Roe Head diretta da Margaret Wooler. L’esperienza fu molto diversa da quella di Cowan Bridge. Charlotte strinse amicizia con Ellen Nussey e Mary Taylor, rapporti che sarebbero durati per molti anni. Roe Head offriva un ambiente favorevole allo studio e Charlotte migliorò notevolmente la propria formazione intellettuale e sociale. Tornata a Haworth, manifestò spesso nelle lettere e nei racconti di quel periodo la frustrazione per la vita provinciale e il desiderio di orizzonti più ampi. Nel 1835 tornò a Roe Head come insegnante per contribuire economicamente alla famiglia.
Durante questi anni Charlotte visse un conflitto continuo tra il desiderio di scrivere e gli obblighi pratici legati al lavoro e al sostegno economico della famiglia. Fu in questo periodo che lei e Branwell pensarono di guadagnarsi da vivere attraverso la letteratura. Charlotte inviò alcune poesie al poeta laureato Robert Southey chiedendogli un parere. Southey le rispose riconoscendo la presenza di talento, ma sostenendo che la letteratura non dovesse diventare l’attività principale della vita di una donna. Questo atteggiamento rifletteva una concezione molto diffusa all’epoca e contribuì probabilmente a rafforzare in Charlotte la riflessione sul ruolo femminile e sulle limitazioni imposte alle donne istruite.
Dopo l’esperienza a Roe Head, Charlotte lavorò come governante presso diverse famiglie, tra cui i Sidgwick e i White. L’insegnamento e il lavoro domestico le risultavano però frustranti. Nel 1842 convinse Emily a raggiungerla a Bruxelles per studiare lingue al Pensionnat Heger, diretto da Constantin Heger e da sua moglie. Il soggiorno in Belgio ebbe un’importanza decisiva nella sua formazione. Monsieur Heger apprezzò la sua intelligenza e la incoraggiò verso una scrittura più rigorosa e controllata. L’esperienza di Bruxelles fornì inoltre materiali che sarebbero stati riutilizzati nei romanzi successivi.
Dopo la morte della zia Elizabeth Branwell, Charlotte tornò temporaneamente a Haworth, ma nel 1843 rientrò a Bruxelles come insegnante e allieva. Lontana da Emily, visse un periodo segnato da solitudine e depressione. Le lettere indirizzate a Monsieur Heger mostrano un forte coinvolgimento emotivo. Le esperienze belghe lasciarono tracce evidenti nella sua narrativa, soprattutto in The Professor e in Villette, dove ricompare il rapporto tra una protagonista femminile e una figura maschile legata all’insegnamento.
Rientrata definitivamente a Haworth nel 1844, Charlotte tentò con le sorelle di aprire una scuola nella canonica, ma il progetto non ebbe successo. Nel frattempo continuò a scrivere. Nel 1845 scoprì alcune poesie di Emily e convinse le sorelle a pubblicare una raccolta comune. Nel 1846 uscì Poems by Currer, Ellis and Acton Bell, firmato con gli pseudonimi maschili Currer, Ellis e Acton Bell, scelti per evitare pregiudizi nei confronti delle donne scrittrici. Il volume vendette soltanto due copie.
Charlotte aveva già terminato The Professor, romanzo ispirato alle esperienze belghe, ma non riuscì a trovare un editore disposto a pubblicarlo. Smith, Elder & Co. rifiutò il manoscritto, pur mostrando interesse per un nuovo romanzo che Charlotte stava completando. Nell’ottobre 1847 apparve così Jane Eyre firmato “Currer Bell”. Il libro ebbe un successo immediato e suscitò grande curiosità sull’identità dell’autore. Il romanzo venne apprezzato da lettori e scrittori come William Makepeace Thackeray e George Henry Lewes.
Il successo letterario coincise però con una serie di tragedie familiari. Branwell morì nel 1848 in condizioni di grave deterioramento fisico e morale. Nello stesso anno Emily si ammalò di tubercolosi e morì a dicembre. Anne morì nel maggio 1849. Rimasta sola con il padre a Haworth, Charlotte si immerse nel lavoro letterario. Nel 1849 pubblicò Shirley, romanzo che riaccese le discussioni sull’identità e sul sesso dell’autore dei libri firmati Currer Bell.
In questi anni Charlotte entrò gradualmente in contatto con l’ambiente letterario londinese grazie al suo editore George Smith. Conobbe figure come Harriet Martineau ed Elizabeth Gaskell. Pur non sentendosi a proprio agio nei grandi incontri sociali, desiderava il confronto intellettuale offerto da questi ambienti. Continuò però a soffrire periodi di malattia, isolamento e malinconia.
Nel 1853 uscì Villette, il romanzo da molti visto come il più autobiografico. Il libro riprendeva elementi già presenti in The Professor e utilizzava ancora ambientazioni e situazioni ispirate all’esperienza di Bruxelles. L’opera ricevette generalmente recensioni favorevoli, anche se Harriet Martineau criticò il rilievo dato al sentimento amoroso. Con Villette la reputazione letteraria di Charlotte Brontë risultò ormai consolidata.
Nel 1854 Charlotte sposò Arthur Bell Nicholls, curato del padre. Il matrimonio fu felice, anche se di breve durata. Charlotte iniziò a lavorare a un nuovo romanzo intitolato Emma, rimasto incompiuto. Morì il 31 marzo 1855 a Haworth per complicazioni legate alla gravidanza.
Nel corso del tempo la figura di Charlotte Brontë è stata spesso interpretata attraverso la lente autobiografica, soprattutto dopo la pubblicazione della biografia scritta da Elizabeth Gaskell nel 1857. Questa lettura ha contribuito alla diffusione dell’immagine di una scrittrice isolata e segnata dalla sofferenza. Tuttavia, altri aspetti della sua personalità e della sua opera sono stati sottolineati nel corso degli anni, come l’umorismo, il gusto per il melodramma e il romanticismo, la forza intellettuale e l’ampiezza delle letture.
Tra i suoi romanzi, Jane Eyre occupa una posizione centrale. Il libro racconta la vicenda di una giovane donna in conflitto con le proprie passioni e con le regole della società. Il personaggio di Jane Eyre afferma il proprio valore e la propria indipendenza in modo esplicito. Shirley affronta invece ambienti e situazioni legati allo Yorkshire e alla realtà industriale del tempo. Villette riprende temi di solitudine, amore e identità già presenti nelle opere precedenti, inserendoli in un contesto ispirato all’esperienza belga. The Professor, pubblicato dopo la morte dell’autrice, rappresenta il primo tentativo romanzesco legato direttamente al soggiorno a Bruxelles.
L’opera di Charlotte Brontë venne considerata già durante la sua vita come una prova di grande forza narrativa. Alcuni critici dell’epoca giudicarono i suoi libri troppo intensi o poco conformi all’idea tradizionale di scrittura femminile, ma la sua reputazione letteraria si consolidò rapidamente. In seguito, la sua narrativa è stata considerata un contributo importante allo sviluppo del romanzo inglese dell’Ottocento.