Achille Campanile
Achille Campanile nacque a Roma nel 1899 in un ambiente culturalmente vivace grazie all’attività del padre Gaetano, giornalista, sceneggiatore e critico teatrale. Fin da giovanissimo frequentò i salotti letterari della capitale e sviluppò una precoce inclinazione per la parodia e il gusto dell’assurdo. Dopo gli studi classici e un iniziale percorso universitario in giurisprudenza, intraprese il giornalismo collaborando con importanti quotidiani italiani, mentre parallelamente si affermava come autore teatrale e narratore. Le sue celebri “tragedie in due battute”, i romanzi Ma che cos’è quest’amore, Se la luna mi porta fortuna e Il povero Piero, insieme agli atti unici come Centocinquanta la gallina canta e L’inventore del cavallo, trasformarono il nonsense, l’equivoco linguistico e la logica paradossale in strumenti di comicità modernissima. Considerato un precursore del teatro dell’assurdo, Campanile fu anche autore per il cinema, il varietà e la stampa satirica.
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Achille Campanile
Achille Campanile (Roma, 1899-1977) fu scrittore, giornalista e autore teatrale tra i più originali del Novecento italiano. Maestro del nonsense e dell’equivoco linguistico, costruì una comicità fondata su dialoghi assurdi e logiche paradossali. Tra le sue opere più celebri figurano Ma che cos’è quest’amore, Se la luna mi porta fortuna e Il povero Piero. Considerato un precursore del teatro dell’assurdo, collaborò anche con il cinema e il varietà.
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Achille Campanile nacque a Roma il 28 settembre 1899 da padre napoletano, Gaetano Campanile Mancini, e madre toscana, Clotilde Fiore. Il padre era caporedattore del quotidiano La Tribuna, sceneggiatore e regista di cinema muto, critico teatrale e intellettuale con una vivace rete di relazioni negli ambienti letterari romani. Grazie a questa frequentazione, il giovane Achille conobbe personalità come Luigi Pirandello, Fernando Martini, Silvio D'Amico ed Emilio Cecchi. A soli undici anni compose Rosmunda, parodia in cinque atti dell'omonima tragedia di Sem Benelli, che venne declamata nel salotto letterario di Lucio D'Ambra e parzialmente pubblicata in un giornaletto del caffè Aragno.
Dopo aver frequentato il liceo classico "T. Mamiani", si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza e avviò parallelamente la carriera lavorativa. Intorno al 1920, dopo una breve parentesi come impiegato al ministero della Marina, entrò a La Tribuna come correttore di bozze, per poi passare a L'Idea nazionale, dapprima come segretario di redazione e poi come redattore di cronaca. Fu proprio in quella sede che Silvio D'Amico, allora responsabile della terza pagina, lo notò per un titolo irriverente scelto per un episodio di cronaca nera. Ebbe inizio così un'intensa attività giornalistica che lo vide collaborare a numerose testate: La Tribuna, La Stampa, L'Ambrosiano, Il Resto del Carlino e La Gazzetta del Popolo.
L'attività letteraria e teatrale si sviluppò parallelamente al giornalismo. Nel 1924 apparve sul Corriere italiano la prima delle cosiddette "tragedie in due battute", Le due locomotive, seguita da numerose altre pubblicate su La Fiera letteraria, Il Dramma e 900. Questa forma drammaturgica brevissima, costruita attorno a un dialogo fulminante, a una gag istantanea o a una scena comica preceduta da accurate didascalie preparatorie, procurò a Campanile la prima notorietà. In essa sono stati spesso individuati richiami ai procedimenti sintetici e dinamici del teatro futurista, con le sue caratteristiche di simultaneità, alogicità e irrealtà. Secondo Enzo Siciliano, in questo primo Campanile sarebbe presente soprattutto “l'eco di un futurismo disinnescato da qualsiasi miccia superoministica”.
In questo modulo l'autore condensò in un dispositivo del tutto personale la cosiddetta "scemenza istantanea", ovvero l'interpretazione letterale di luoghi comuni e formule linguistiche, il sillogismo assurdo, il gioco di parole straniato e l'iperbole trattata come normalità.
Sempre nel 1924 uscì a puntate su Sereno il primo romanzo, Ma che cos'è quest'amore, pubblicato in volume a Milano nel 1927 dall'editore Dall'Oglio, con un successo notevole e inaspettato, accompagnato da molteplici ristampe e traduzioni in diverse lingue. Il romanzo contiene già tutte le caratteristiche della successiva produzione narrativa: esilità della trama, divagazioni che assumono rilevanza dimensionale, protagonismo di un narratore che si intromette nella vicenda senza reticenze.
Gli ingredienti di base sono quelli della commedia brillante alla Feydeau, del vaudeville e dell'operetta, ma il consueto armamentario di situazioni — scambi di persona, agnizioni, equivoci — viene sottoposto a un trattamento destabilizzante attraverso la logica incongrua di dialoghi assurdi. Il romanzo risulta così composto per accostamento di scene e quadri dotati di notevole autonomia. Nel romanzo è già rintracciabile l'embrione di Centocinquanta la gallina canta, atto unico costruito su una lunga catena di battute attorno a un alterco tra coniugi sulla versione esatta di una filastrocca, rielaborato nel 1925 su richiesta di A.G. Bragaglia per il Teatro degli Indipendenti.
Nello stesso anno Campanile scrisse alcuni tra i suoi più celebri atti unici: L'inventore del cavallo (pubblicato a Roma nel 1927), parodia di una solenne accademia scientifica che accoglie con cerimonia l'inventore di un animale la cui preesistenza in natura viene scoperta solo per caso, e Il ciambellone, in cui un dolce casalingo dalla durezza straordinaria provoca conseguenze impreviste durante un ricevimento di fidanzamento.
Il periodo compreso tra la metà degli anni Venti e l'inizio degli anni Trenta rappresentò una stagione di massimo fervore creativo. Nel 1928 uscì a Milano quello che è probabilmente il suo capolavoro, Se la luna mi porta fortuna, in cui una storia d'amore diventa pretesto per sbeffeggiare il tradizionale "cozzare delle passioni" attraverso una finzione disincantata e surreale, con descrizioni dal gusto vicino alla prosa della “Ronda”, filtrate da un delicato scetticismo.
Seguirono Giovinotti, non esageriamo! (1929), romanzo di soggetto calcistico contenente anche una parodia dell'America, e Agosto, moglie mia non ti conosco (1930), in cui uno dei topoi più consunti del romanzo d'avventure — il naufragio — viene rivisitato in chiave umoristica attraverso un equivoco verbale: per una svista del comandante, i passeggeri di una nave si trovano a indossare cinture di castità anziché cinture di salvataggio. In quest'opera l'autore approfondisce sistematicamente il meccanismo dell'equivoco linguistico, dall'insegnamento distorto delle parole all'uso antifrastico del linguaggio popolare.
Nel 1931 uscì In campagna è un'altra cosa (c'è più gusto), e nel 1933 Cantilena all'angolo della strada, raccolta di prose ed elzeviri apparsi tra il 1925 e il 1930 su vari quotidiani, con cui Campanile si aggiudicò il premio Viareggio del 1933. Nel 1934 pubblicò Chiarastella, rromanzo attraversato da suggestioni protosurrealiste e novecentiste, in cui sono rintracciabili affinità con una certa produzione di Alberto Savinio e il segno delle episodiche collaborazioni ai primi Cahiers di Massimo Bontempelli. Un cenno merita anche Battista al Giro d'Italia (1932), resoconto umoristico delle tappe del Giro del 1932 seguito dall'autore come inviato della Gazzetta del Popolo.
Parallelamente la produzione teatrale si evolse verso forme più articolate: L'amore fa fare questo ed altro (1930), L'anfora (1935), Il viaggio di Celestino (1936), in cui il gusto per il paradosso, la battuta assurda e il dialogo farsesco smontano le convenzioni di una borghesia stereotipata e frivola. Molte di queste pièces non vennero mai rappresentate, e quando lo furono registrarono clamorosi insuccessi di pubblico. La critica ha spesso rilevato come atti unici quali Il delitto della villa Roung (1939) e La spagnola (1940) anticipino alcuni aspetti del teatro dell'assurdo, osservazione condivisa anche da Eugène Ionesco.
Trasferitosi a Milano, Campanile scrisse soggetti per il cinema — tra cui Animali pazzi (1939), con Totò — e per il varietà. Della sua vita privata si segnalano un primo matrimonio nel 1940 con Maria Rosa Lisa, da cui si separò nel 1943, e una seconda unione con Giuseppina Bellavita, che gli rimase affettuosamente vicina e gli diede un figlio, Gaetano. Tra le opere di questo periodo figurano La moglie ingenua e il marito malato (1941), Celestino e la famiglia Gentilissimi (1942) e Il diario di Gino Cornabò (1942), quest'ultimo forse il testo in cui la satira sociale è più avvertibile, attraverso il ritratto di un goffo intellettuale velleitario condizionato dalla società conformista e regolata dal consenso.
Nel 1945 uscì a Roma Avventura di un'anima, romanzo "serio" elaborato diaristicamente fin dal 1924 a seguito della scomparsa improvvisa di un fratello e della madre, già uscito parzialmente sulla Nuova Antologia nel 1942. Con il titolo originario Benigno venne riproposto da Rizzoli nel 1981. In quest'opera l'autore affronta in chiave autobiografica i temi dell'esistenza, della vanità dell'operare umano e della morte: un testo eterogeneo rispetto al resto della produzione, che offre uno sguardo sulla dimensione più intima dello scrittore e di individuare un rovello filosofico che genera poi, come reazione, lo scatto dell'umorismo e della presa in giro.
Con Il povero Piero (Milano 1959) ebbe inizio una seconda fase della fortuna di Campanile. Il romanzo — che descrive i malintesi generati dall'interpretazione letterale dell'espressione “morire di dolore” — conobbe un immediato successo, così come il suo adattamento teatrale.
Campanile fece ritorno a Roma, preferendo tuttavia a una residenza cittadina un operoso ritiro nella campagna di Velletri, dove continuò l'attività giornalistica — tenendo tra l'altro la rubrica di critica televisiva sull'Europeo — accanto a un rinnovato fervore creativo. Nel 1973 si aggiudicò il secondo premio Viareggio con Manuale di conversazione, richiamando su di sé l'attenzione della critica militante. Seguirono le Vite degli uomini illustri (1975), in cui l'umorismo raggiunge alcune delle vette più alte dell'intera produzione, dissacrando attraverso l'anatomia del "detto celebre" la figura del "grand'uomo", e L'eroe (1976), pamphlet dedicato ai repentini cambiamenti di fede politica reinterpretati a posteriori, premiato con il riconoscimento di Forte dei Marmi per la satira politica.
Achille Campanile morì il 4 gennaio 1977 per collasso cardiaco nella sua casa di Lariano, presso Velletri.
Opere principali
- Rosmunda
- Le due locomotive (1924)
- Ma che cos’è quest’amore (1927)
- Centocinquanta la gallina canta (1925)
- L’inventore del cavallo (1927)
- Il ciambellone
- Se la luna mi porta fortuna (1928)
- Giovinotti, non esageriamo! (1929)
- Agosto, moglie mia non ti conosco (1930)
- In campagna è un’altra cosa (c’è più gusto) (1931)
- Battista al Giro d’Italia (1932)
- Cantilena all’angolo della strada (1933)
- Chiarastella (1934)
- L’amore fa fare questo ed altro (1930)
- L’anfora (1935)
- Il viaggio di Celestino (1936)
- Animali pazzi (1939)
- Il delitto della villa Roung (1939)
- La spagnola (1940)
- La moglie ingenua e il marito malato (1941)
- Celestino e la famiglia Gentilissimi (1942)
- Il diario di Gino Cornabò (1942)
- Avventura di un’anima (1945)
- Benigno (1981, nuova edizione)
- Il povero Piero (1959)
- Manuale di conversazione (1973)
- Vite degli uomini illustri (1975)
- L’eroe (1976)
