i-LIBRI · DAL 2010
Autori › John Cheever
Autore

John Cheever

John William Cheever nacque nel 1912 a Quincy, Massachusetts, in una famiglia che conobbe il declino economico durante la sua adolescenza. Espulso dalla Thayer Academy, esordì giovanissimo con un racconto semi-autobiografico pubblicato da The New Republic. Dopo alcuni lavori a Boston e il trasferimento a New York nel 1934, iniziò una lunga collaborazione con The New Yorker, che avrebbe accompagnato gran parte della sua carriera. Sposato con Mary Winternitz e padre di tre figli, ambientò molte delle sue opere nelle comunità suburbane del Westchester County. Considerato uno dei maggiori maestri del racconto americano, raggiunse il successo con raccolte come The Enormous Radio and Other Stories e romanzi quali The Wapshot Chronicle, Bullet Park e Falconer. La pubblicazione di The Stories of John Cheever gli valse il Premio Pulitzer e contribuì a consolidare il prestigio letterario del racconto breve negli Stati Uniti.

Nell’Enciclopedia i-LIBRI

Biografia

John Cheever

John Cheever (1912-1982), nato a Quincy nel Massachusetts, fu uno dei più importanti narratori americani del Novecento e maestro del racconto breve. Legato a lungo a The New Yorker, raccontò la vita suburbana statunitense mescolando realismo, ironia e dimensioni fantastiche. Tra le sue opere più celebri figurano The Wapshot Chronicle, Falconer e il racconto The Swimmer. Con The Stories of John Cheever ottenne il Premio Pulitzer e un riconoscimento definitivo della sua statura letteraria.

Leggi la biografia completa ↓

John William Cheever nacque il 27 maggio 1912 a Quincy, nel Massachusetts, secondo e ultimo figlio di Frederick e Mary Liley Cheever. Suo padre aveva quarantanove anni alla nascita di John e dedicò gran parte delle proprie aspettative e attenzioni al figlio maggiore, Fred, ignorando in larga parte il più giovane. La famiglia godette di una relativa prosperità durante gli anni dell'infanzia di Cheever, ma subì rovesci finanziari nel periodo dell'adolescenza. I genitori furono costretti ad abbandonare la propria abitazione e la madre aprì un negozio di articoli da regalo per far fronte alle difficoltà economiche.

John, studente poco diligente, fu espulso dalla Thayer Academy di Quincy. Da quell'episodio trasse un racconto semi-autobiografico che la rivista The New Republic pubblicò quando aveva soltanto diciotto anni. Con i genitori ormai separati, si trasferì a Boston con il fratello Fred, e non frequentò mai l'università, lavorando in un grande magazzino e in un giornale.

Nel 1934 si spostò a New York City per dedicarsi pienamente alla scrittura. Seguendo i consigli dello scrittore e critico Malcolm Cowley, iniziò a comporre racconti molto brevi, due dei quali furono accettati da The New Yorker, rivista con cui avrebbe mantenuto un'affiliazione destinata a durare per gran parte della sua carriera.

Durante la Depressione lavorò anche alla New York City Guide per il Federal Writers Project. Nel 1939 conobbe Mary Winternitz, che sposò nel marzo del 1941. L'anno seguente, dopo Pearl Harbor, si arruolò nell'esercito come fantaccino, ma dopo la pubblicazione del suo primo libro di racconti fu trasferito all'unità cinematografica e di propaganda dell'Army Signal Corps ad Astoria. Dalla sua unione con Mary nacquero tre figli: Susan nel 1943, Benjamin nel 1948 e Federico nel 1957. Terminata la guerra, si stabilì nel Westchester County, che divenne lo scenario privilegiato di molte delle sue storie più note.

Nel corso della sua carriera, Cheever dichiarò in più occasioni che la narrativa è la forma più elevata di comunicazione umana, e fu altrettanto fermo nel sostenere che essa non è una forma di “cripto-autobiografia”. Eppure, pur non registrando la sua vita in modo diretto, la sua opera riflette dubbi e desideri ossessivi che egli si sforzò di tenere lontano dall'occhio pubblico, trattandoli nella finzione in chiave comica. Come osservò John Updike, Cheever viveva in una costante lotta interiore tra «la gioiosa voglia di vivere dell'uomo sensibile e in buona salute e la profonda malinconia peculiare ai maschi protestanti americani». Questa tensione tra la dimensione tragica e quella trascendente conferisce alla sua narrativa un tono e una forza distintivi.

Il primo libro di racconti, The Way Some People Live (1943), fu accolto con buone recensioni ma Cheever scelse poi di non ripubblicarne i contenuti. Il suo vero salto artistico avvenne con la raccolta The Enormous Radio and Other Stories (1953), che includeva due storie pubblicate nel 1947 — «The Enormous Radio» e «Torch Song» — con le quali l'autore cominciò a esplorare la dimensione del fantastico.

In «The Enormous Radio», una coppia di giovani scopre che il loro nuovo apparecchio radiofonico trasmette le conversazioni degli altri inquilini del palazzo, rivelando i segreti e la miseria morale dei vicini. Il racconto combina una precisa evocazione dei dettagli di superficie con una trama che richiede una sospensione dell'incredulità: fu uno degli esperimenti con cui Cheever, secondo il suo editor al New Yorker William Maxwell, tentava «cose che sembravano semplicemente impossibili».

Nel 1957 pubblicò il suo primo romanzo, The Wapshot Chronicle, che gli valse il National Book Award. Il libro è ambientato nel villaggio della Nuova Inghilterra di St. Botolphs e segue le vicende dei fratelli Moses e Coverly Wapshot e del loro padre Leander, figura patriarcale ormai declinante che tenta di trasmettere ai figli i valori e le consuetudini di un'epoca migliore.

Il romanzo fu lodato per il suo lirismo, sebbene criticato — come tutti i romanzi di Cheever — per la struttura episodica. La sua continuazione, The Wapshot Scandal (1964), un libro ben più cupo, valse all'autore la William Dean Howells Medal dell'American Academy of Arts and Letters come miglior opera di narrativa del periodo 1960-1965. In questo secondo romanzo Moses e Coverly Wapshot affrontano un mondo in cui il radicalismo dei cambiamenti sociali ha definitivamente travolto i valori del passato.

Nel 1958 apparve The Housebreaker of Shady Hill and Other Stories, ambientato nella comunità suburbana di Shady Hill. Il libro fu oggetto di alcune delle recensioni più negative della carriera di Cheever, criticato per il suo rivolgersi ai lettori borghesi del New Yorker e per l'ambiente suburbano giudicato immeritevole del suo talento.

Cheever rifiutò di unirsi all'attacco culturale generale alla suburbia, affermando nel 1958 che i personaggi delle sue storie e le loro vicende «avrebbero potuto svolgersi ovunque». Tra le storie della raccolta, «The Country Husband» ricevette l'elogio di Vladimir Nabokov, che la definì «davvero un mini-romanzo magnificamente tracciato». Seguirono altre raccolte: Some People, Places, and Things That Will Not Appear in My Next Novel (1961), The Brigadier and the Golf Widow (1964) e The World of Apples (1973).

Nel 1964 Cheever pubblicò quello che è forse il suo racconto più celebre, «The Swimmer», incluso poi nelle raccolte successive. In una domenica all'insegna dei postumi di una sbornia, Neddy Merrill decide di attraversare la contea nuotando nelle piscine dei vicini, considerate come un unico corso d'acqua immaginario. Durante il tragitto, sempre più faticoso e straniante, il tempo sembra accelerare improvvisamente, finché l'uomo, una volta giunto a casa, trova la famiglia scomparsa e l'abitazione abbandonata. La stesura del racconto richiese a Cheever due mesi di lavoro e centocinquanta pagine di appunti per produrne dieci di testo definitivo.

Il romanzo Bullet Park (1969) è il libro più controverso della produzione di Cheever. Incentrato sul disagio spirituale e morale della suburbia americana, fu condannato da alcuni critici per la sua struttura giudicata irregolare e lodato da altri per l'esplorazione di un universo dominato dal caso. Seguì un periodo difficile sul piano personale, tanto che l'alcolismo eccessivo gravò sul matrimonio e sulla salute di Cheever. Dopo esperienze poco felici come insegnante di scrittura all'Università dello Iowa e alla Boston University, nel 1975 si sottopose con successo a un programma di riabilitazione allo Smithers Alcohol Rehabilitation Center di New York.

Questa rinascita personale coincise con una svolta nella sua narrativa. Falconer (1977) racconta la storia di Ezekiel Farragut, professore universitario tossicodipendente condannato al carcere per aver ucciso il fratello. Costruito attorno a temi di redenzione e trasformazione spirituale, il romanzo — secondo quanto Cheever stesso scrisse nelle sue note — fu concepito come «un testamento di conversione». Falconer portò Cheever all'attenzione di un pubblico più vasto e gli valse una cover story di Newsweek intitolata «Cheever's Triumph».

L'anno seguente, The Stories of John Cheever (1978) — una selezione di sessantuno racconti — vinse il Premio Pulitzer per la narrativa, il National Book Critics Circle Award, e nella sua prima edizione tascabile anche un National Book Award. Il successo della raccolta contribuì a far sì che la forma del racconto breve non fosse più considerata inferiore al romanzo. Nel 1979 Cheever ricevette il MacDowell Award, Harvard e Skidmore gli conferirono lauree honoris causa, e nel 1982 l'American Academy of Arts and Letters gli assegnò la National Medal for Literature, sei settimane prima della sua morte.

L'ultimo lavoro di Cheever fu la novella Oh What a Paradise It Seems (1982), storia di un anziano signore della Nuova Inghilterra, Lemuel Sears, che scende da New York per pattinare sullo stagno di Beasley's Pond e si batte per impedire che interessi commerciali lo trasformino in una discarica. Il libro combina ironia, malinconia e una tensione affermativa tipiche della narrativa di Cheever. Cheever morì di cancro il 18 giugno 1982 a Ossining, New York.

Sul piano dello stile, la carriera di Cheever si può suddividere in tre fasi. Una prima fase, fino a The Wapshot Chronicle e The Housebreaker of Shady Hill, che contrappone un passato idealizzato a un presente meno ospitale in un tono tra il garbato e il lievemente satirico; una seconda fase più cupa negli anni Sessanta, in cui Cheever adottò la postura di un «antropologo in visita» che osserva i mali della vita moderna con disincanto; e infine una fase finale, con Falconer e Oh What a Paradise It Seems, in cui l'osservatore costernato riesce a trovare affermazione in un universo profondamente imperfetto.

La sua voce narrativa evolve da uno stile piatto e controllato delle prime storie a quella che viene descritta come una «eloquenza dolente», bilanciata delicatamente tra lamento e celebrazione.

Un anno dopo la sua morte uscì Home Before Dark (1984), memoriale della figlia Susan, che aprì la porta sulla bisessualità del padre e sul suo matrimonio tormentato. The Letters of John Cheever (1988), curato dal figlio Benjamin, fu pubblicato postumo, così come The Journals of John Cheever (1991), curato da Robert Gottlieb e composto da una selezione dei vastissimi diari lasciati dallo scrittore, nei quali emergono il conflitto con l'alcolismo, la difficile relazione con la propria sessualità e la solitudine — così tangibile, annotò, da poterla assaporare — che accompagnò per tutta la vita la sua vocazione di scrittore.

Per approfondire

Cheever: A LifeBlake Bailey. New York, Knopf, 2009. Biografia ampia e documentata che si basa anche sui diari inediti di John Cheever e sulle testimonianze di familiari e amici.

John Cheever: A Reference GuideFrancis J. Bosha. Boston, G. K. Hall, 1981. Guida bibliografica particolarmente utile per il repertorio annotato degli studi dedicati a Cheever e per la panoramica sulla ricezione critica della sua opera narrativa.

The Critical Response to John CheeverFrancis J. Bosha (a cura di). Westport, Greenwood Press, 1994. Raccolta di saggi e recensioni che documenta la ricezione critica dell’opera di Cheever dagli anni Quaranta fino agli ultimi studi. Include anche un’intervista allo scrittore realizzata un anno prima della morte.

Dragons and Martinis: The Skewed Realism of John CheeverMichael D. Byrne, Dale Salwak e Paul David Seldis (a cura di). San Bernardino, Borgo Press, 1993. Volume dedicato allo stile narrativo di Cheever e al suo particolare equilibrio fra realismo, ironia e dimensione fantastica.

Home Before DarkSusan Cheever. Boston, Houghton Mifflin, 1984. Memoir scritto dalla figlia dello scrittore, importante per comprendere il contesto familiare e personale di Cheever, nonostante il carattere fortemente soggettivo del racconto.

John CheeverSamuel Coale. New York, Frederick Ungar, 1977. Studio introduttivo che analizza racconti e romanzi di Cheever soffermandosi sull’evoluzione del suo stile dal realismo alla componente fantastica e simbolica.

Critical Essays on John CheeverRobert G. Collins (a cura di). Boston, G. K. Hall, 1982. Antologia critica che raccoglie recensioni, interviste e saggi fondamentali sull’opera di Cheever.

John Cheever: A BiographyScott Donaldson. New York, Random House, 1988. Biografia accuratamente documentata che ricostruisce la vita privata e pubblica dello scrittore, correggendo molte delle immagini autobiografiche costruite dallo stesso Cheever.

Conversations with John CheeverScott Donaldson (a cura di). Jackson, University Press of Mississippi, 1987. Raccolta delle principali interviste concesse da Cheever nel corso della carriera, accompagnate da una cronologia dettagliata e da un’introduzione critica.

“Gender and Structure in John Cheever’s ‘The Country Husband’”Lawrence Jay Dessner. In «Studies in Short Fiction», vol. 31, inverno 1994, pp. 57–68. Studio dedicato alla struttura narrativa del racconto The Country Husband, interpretato come una commedia fondata sulla tensione fra ordine domestico e pulsioni istintive.

“The Country Husband’: A Model Cheever Achievement”Robert Hipkiss. In «Studies in Short Fiction», vol. 27, autunno 1990, pp. 577–585. Analisi del racconto come esempio emblematico della poetica di Cheever, con particolare attenzione alle immagini simboliche e ai riferimenti mitici e musicali.

John Cheever RevisitedPatrick Meanor. New York, Twayne, 1995. Studio critico che utilizza i diari e le lettere pubblicati postumi per interpretare la costruzione del mondo mitico e suburbano presente nei romanzi e nei racconti di Cheever.

John Cheever: A Study of the Short FictionJames E. O’Hara. Boston, Twayne, 1989. Analisi approfondita della narrativa breve di Cheever, con particolare attenzione ai racconti meno noti e alla loro evoluzione stilistica.

John CheeverLynne Waldeland. Boston, Twayne, 1979. Introduzione generale all’opera di Cheever, utile per la ricostruzione della fortuna critica e dei principali temi della sua narrativa.

Opere principali

  • The Way Some People Live (1943)

  • The Enormous Radio and Other Stories (1953)

  • The Wapshot Chronicle (1957)

  • The Housebreaker of Shady Hill and Other Stories (Il ladro di Shady Hill) (1958)

  • Some People, Places, and Things That Will Not Appear in My Next Novel (1961)

  • The Wapshot Scandal (Lo scandalo Wapshot) (1964)

  • The Brigadier and the Golf Widow (Ballata) (1964)

  • Bullet Park (1969)

  • The World of Apples (Il mondo delle mele) (1973)

  • Falconer (1977)

  • The Stories of John Cheever (1978)

  • Oh What a Paradise It Seems (Sembrava il paradiso) (1982)

  • The Letters of John Cheever (Le lettere) (1988)

  • The Journals of John Cheever (Una specie di solitudine) (1991)

  • Thirteen Uncollected Stories (1994)

Avviso sui cookie di WordPress da parte di Real Cookie Banner