Percorso dei sensi: viaggio nell’erotismo letterario
Percorso dei sensi è stato un viaggio attraverso sette libri che mostrano quanto l’erotismo possa assumere forme diverse: la sensualità poetica di…
Leggi l’articolo →Donatien-Alphonse-François de Sade (1740), nato a Parigi e legato alla nobiltà provenzale, è autore di romanzi, novelle e trattati che uniscono materialismo, critica sociale e radicale libertinaggio. Dalle prigioni di Vincennes, Bastiglia e Charenton nascono opere centrali come Le 120 giornate di Sodoma (Les 120 journées de Sodome) e La filosofia nel boudoir (La Philosophie dans le boudoir), testi che influenzeranno avanguardie, surrealismo e pensiero del Novecento.
Donatien-Alphonse-François de Sade nasce a Parigi nel 1740 in una famiglia nobile legata ai Condé, cresce tra Avignone e Saumane sotto la guida dello zio abate e riceve un’educazione ricca di studi classici e letture. Dopo la formazione al Lycée Louis-le-Grand e la carriera militare, partecipa alla guerra dei Sette anni e nel 1763 sposa Renée-Pélagie de Montreuil, pur continuando una vita di libertinaggio che lo conduce a processi, scandali e lunghi periodi di detenzione a Vincennes, alla Bastiglia e poi a Charenton. In carcere sviluppa una vasta produzione letteraria e filosofica che comprende Le 120 giornate di Sodoma (Les 120 journées de Sodome), Justine o le disavventure della virtù (Justine ou les Malheurs de la vertu), Aline e Valcour (Aline et Valcour), La filosofia nel boudoir (La Philosophie dans le boudoir) e numerose novelle e opere teatrali. Durante la Rivoluzione partecipa alla vita politica della sezione Piques e, negli ultimi anni, continua a scrivere e organizzare spettacoli a Charenton, dove muore nel 1814.
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Leggi l’articolo →In Justine ovvero le disgrazie della virtù, Sade costruisce un viaggio crudele attraverso un mondo dove il vizio domina e la virtù…
Leggi l’articolo →Donatien-Alphonse-François de Sade nasce nel 1740 a Parigi nel palazzo dei Condé, erede di una linea nobiliare provenzale e imparentato con i Borbone. Trascorre l’infanzia tra residenze aristocratiche, l’assenza dei genitori impegnati all’estero e la casa dello zio abate Jacques-François-Paul-Aldonce de Sade, vicino agli ambienti letterari dell’epoca. In questo contesto riceve un’educazione segnata da storia, filosofia e prime letture che ne orientano la curiosità intellettuale.
Prosegue gli studi al Lycée Louis-le-Grand, dove approfondisce lingue, retorica e filosofia. Avviato alla carriera delle armi, entra nella scuola di cavalleria della guardia reale e prende parte alla guerra dei Sette anni, distinguendosi sul campo. Lasciato il servizio, nel 1763 sposa Renée-Pélagie de Montreuil, proveniente da un’influente famiglia parigina, ma riprende presto una vita segnata da relazioni e frequentazioni che alimentano tensioni e indagini.
Gli episodi giudiziari degli anni Sessanta e Settanta – tra cui l’affare di Arcueil e quello di Marsiglia – conducono a fermi, processi e alla fuga in Italia nel 1772 con la cognata. Torna in Francia nel 1777, ma viene arrestato su richiesta della famiglia della moglie e imprigionato prima a Vincennes e poi alla Bastiglia. Questi anni di detenzione diventano decisivi: legge, scrive, ricopia manoscritti per sottrarli ai sequestri e sviluppa le prime versioni dei lavori più noti.
Nel 1784 è trasferito alla Bastiglia, dove compone cataloghi e continua a redigere testi. Dieci giorni prima della presa della fortezza, viene trasferito a Charenton. Con l’abolizione delle lettres de cachet, nel 1790 ottiene la libertà. Renée-Pélagie chiede e ottiene la separazione, mentre lui intreccia una relazione stabile con l’attrice Marie-Constance Quesnet.
Durante la Rivoluzione partecipa alla vita pubblica della sezione Piques sotto il nome di Louis Sade, redigendo osservazioni amministrative e discorsi civici, tra cui l’Adresse d’un citoyen de Paris au roi des Français e il Discours aux mânes de Marat et de Pelletier. Nonostante il profilo modesto, viene arrestato durante il Terrore e rischia l’esecuzione, evitata grazie al rovesciamento politico del luglio 1794.
Negli anni successivi pubblica nuovamente, ma affronta processi, difficoltà economiche e crescente sorveglianza. Nel 1801 è arrestato come autore di opere considerate oscene e nel 1803 trasferito a Charenton come malato mentale. Qui continua a scrivere, convive con Marie-Constance e organizza spettacoli teatrali con gli internati, finché nuove restrizioni non bloccano ogni attività pubblica.
Muore a Charenton nel 1814. I figli, in conflitto con la sua eredità, distruggono parte dei manoscritti rimasti, incluse opere ampie come Le giornate di Florbelle (Les Journées de Florbelle).
La produzione di de Sade nasce in larga parte durante la reclusione. A Vincennes e alla Bastiglia scrive testi filosofici come Dialogo tra un prete e un moribondo (Dialogue entre un prêtre et un moribond) e il poemetto La verità (La Vérité), riflessioni sul materialismo e l’ateismo influenzate da Fontenelle e Helvétius.
Nel 1785 compone Le 120 giornate di Sodoma (Les 120 journées de Sodome), redatte su un rotolo per proteggerle dai sequestri: un inventario sistematico di perversioni e violenze. Negli anni vicini scrive anche Le disavventure della virtù (Les Infortunes de la vertu), nucleo originario di Justine o le disavventure della virtù (Justine ou les Malheurs de la vertu).
Dopo la liberazione del 1790 pubblica opere fondamentali: il dramma Oxtiern o le sfortune del libertinaggio (Oxtiern ou les Malheurs du libertinage), il romanzo epistolare Aline e Valcour (Aline et Valcour), il trattato narrativo La filosofia nel boudoir (La Philosophie dans le boudoir) con il pamphlet politico Français, encore un effort si vous voulez être républicains, e la monumentale doppia costruzione composta da La nuova Justine (La Nouvelle Justine) e Storia di Juliette (Histoire de Juliette).
Nel 1800 escono I crimini dell’amore (Les Crimes de l’amour), con la prefazione Un’idea sui romanzi (Idées sur le roman), seguite da novelle e testi morali poi raccolti nelle Histoirettes, Contes et Fabliaux. In seguito produce numerosi drammi, spesso rimasti manoscritti, e, a Charenton, le ultime opere concluse, tra cui La marchesa di Gange (La Marquise de Gange) e Storia segreta di Isabella di Baviera (Histoire secrète d’Isabelle de Bavière).
La sua scrittura unisce narrazione, filosofia, dialogo polemico e struttura teatrale. La sessualità è rappresentata come forza naturale assoluta, spesso intrecciata alla crudeltà e al potere. La sua opera mette in discussione morale, religione, istituzioni e convenzioni sociali, usando l’estremo come strumento analitico.
Dopo decenni di censura, nel XX secolo viene rivalutato da Apollinaire, dai surrealisti, da Klossowski, Bataille e Blanchot, fino al gruppo Tel Quel. La psicoanalisi coglie nelle sue opere la radicale esplorazione dei desideri distruttivi e della sessualità come principio fondante dell’umano.