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William Faulkner

William Faulkner nacque nel 1897 a New Albany, Mississippi, in una famiglia sudista in lento declino, e crebbe a Oxford immerso nei paesaggi e nelle memorie del Sud rurale. La madre, incline alle arti, ne incoraggiò la sensibilità, mentre l’infanzia trascorsa tra racconti orali, presenze afroamericane e miti familiari plasmò il suo immaginario. Dopo studi irregolari e primi tentativi poetici, trovò nella narrativa la propria voce, soprattutto grazie all’esperienza di New Orleans e all’incontro con Sherwood Anderson. Tornato nel Mississippi, creò la contea immaginaria di Yoknapatawpha, teatro dei suoi romanzi maggiori come L’urlo e il furore, Mentre morivo, Luce d’agosto e Assalonne, Assalonne!. Autore modernista di radicale sperimentazione formale, fu inizialmente poco compreso negli Stati Uniti, ma ottenne il riconoscimento definitivo con il Premio Nobel per la Letteratura nel 1949.

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Biografia

William Faulkner

William Faulkner (1897), nato a New Albany e legato per tutta la vita al Mississippi, è uno dei massimi narratori modernisti. Creatore della Yoknapatawpha County, ha raccontato il Sud attraverso strutture sperimentali e temi di memoria, colpa e razza. Tra le opere chiave L’urlo e il furore e Mentre morivo, che definiscono il suo stile polifonico e radicale.

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Introduzione generale

William Faulkner (New Albany, Mississippi, 25 settembre 1897 – Byhalia, Mississippi, 6 luglio 1962) è una delle figure centrali della letteratura statunitense del Novecento, e uno dei massimi esponenti della narrativa modernista mondiale. Autore prolifico e innovatore radicale, Faulkner ha saputo raccontare, con uno stile complesso e visionario, le profonde contraddizioni del Sud degli Stati Uniti, creando un universo letterario che fonde memoria storica, tragedia familiare, tensione razziale e sperimentazione linguistica.

La sua opera si colloca nel solco del modernismo internazionale, accanto a figure come James Joyce, Virginia Woolf e Marcel Proust, con i quali condivide l’interesse per la soggettività, il tempo interiore e la disintegrazione delle certezze narrative tradizionali. Allo stesso tempo, Faulkner si distingue per la radicata ambientazione delle sue storie nel Sud rurale americano, trasformato in un palcoscenico mitico e simbolico: la Yoknapatawpha County (leggi il nostro approfondimento sulla contea immaginaria nella quale Faulkner ha ambientato molti dei suoi romanzi), una contea immaginaria ispirata alla reale contea di Lafayette, Mississippi, dove egli visse gran parte della sua vita. In questo spazio narrativo – al tempo stesso concreto e archetipico – si muovono personaggi tormentati, famiglie in declino, uomini e donne segnati dalla colpa, dalla memoria e da un’eredità storica spesso impossibile da redimere.

Tra i suoi romanzi più noti si annoverano The Sound and the Fury (L’urlo e il furore, 1929), As I Lay Dying (Mentre morivo, 1930), Light in August (Luce d’agosto, 1932), Absalom, Absalom! (Assalonne, Assalonne!, 1936) e Go Down, Moses (Scendi, Mosè, 1942). Opere complesse, spesso scritte in forma sperimentale, con tecniche come il flusso di coscienza, l’uso simultaneo di più voci narrative, la frammentazione temporale e una lingua stratificata e ricca di simbolismi. Questi romanzi hanno fatto di Faulkner un autore difficile ma profondamente influente, capace di esplorare, come dichiarò nel suo celebre discorso d'accettazione del Nobel, "i problemi del cuore umano in conflitto con se stesso".

In patria, la sua ricezione fu inizialmente fredda. Le sue opere erano considerate troppo complesse, poco concilianti con il gusto medio e con le aspettative del mercato editoriale americano degli anni ’30. Solo negli anni ’40, anche grazie alla mediazione del critico Malcolm Cowley, che curò The Portable Faulkner (1946), l’autore fu finalmente riscoperto e riconosciuto come una delle voci più originali e potenti della letteratura statunitense. Il Nobel per la Letteratura, assegnatogli nel 1949 (ma conferito nel 1950), fu la consacrazione definitiva, seguita da due premi Pulitzer (nel 1955 per A Fable e nel 1963, postumo, per The Reivers) e due National Book Awards.

In Europa, invece, Faulkner fu apprezzato fin da subito. In Francia in particolare, critici e scrittori come André Gide, Jean-Paul Sartre e Albert Camus ne colsero il valore e lo accolsero nel canone della grande narrativa del Novecento. Anche in Italia, il suo ingresso fu agevolato inizialmente da Cesare Pavese, che ne fu il primo traduttore e ammiratore, e in seguito da traduttrici e critiche come Fernanda Pivano, che lo fece conoscere al pubblico italiano, e da studiosi come Mario Materassi, Nemi D’Agostino e Agostino Lombardo, che ne approfondirono i significati e l’influenza.

L’opera di Faulkner ha influenzato profondamente scrittori successivi, da Gabriel García Márquez a Toni Morrison, da Mario Vargas Llosa a Cormac McCarthy. Il suo impatto culturale si estende ben oltre la letteratura, toccando anche il cinema – grazie alla sua lunga collaborazione con Hollywood (si ricordano le sceneggiature per Howard Hawks come The Big Sleep) – e diventando un punto di riferimento per la riflessione sulla storia americana, la razza, la memoria collettiva e il trauma.

Ancora oggi, Faulkner rappresenta una sfida per i lettori e gli studiosi, ma anche una miniera inesauribile di significati, tecniche e visioni. La sua voce letteraria, profonda e insieme spezzata, rimane una delle più originali e penetranti del secolo scorso.

Biografia

William Faulkner nacque il 25 settembre 1897 a New Albany, una piccola cittadina del Mississippi, primogenito di una famiglia della borghesia sudista in lento declino. Suo padre, Murry Cuthbert Falkner, era un uomo tranquillo, dal carattere schivo, con un impiego modesto come impiegato ferroviario e poi presso l’Università del Mississippi. Sua madre, Maud Butler, era invece di temperamento più artistico, appassionata di lettura, pittura e musica: fu lei a coltivare precocemente nell’animo del giovane William una sensibilità estetica e un amore per l’arte che avrebbe avuto un ruolo fondamentale nella sua formazione.

Il cognome di famiglia venne modificato in “Faulkner” – con l’aggiunta della “u” – probabilmente per una precisa volontà del giovane William di distinguersi o di apparire più "inglese" durante gli anni giovanili, sebbene lui amasse attribuirlo a un errore tipografico mai corretto.

Il giovane William crebbe immerso nell’atmosfera rurale e mitica del profondo Sud degli Stati Uniti. Dopo il trasferimento a Oxford, nella contea di Lafayette, la famiglia si stabilì in una casa modesta ma circondata da boschi, campi e tracce visibili della guerra civile ancora recentissima nella memoria collettiva. Insieme ai fratelli e alla fedele nutrice afroamericana, Caroline Barr (nota come Mammy Callie), trascorreva le giornate esplorando i boschi, raccogliendo uova dai nidi o scoprendo vecchi cimeli bellici abbandonati dai soldati. La guerra di secessione non era per lui un’astrazione scolastica, ma una presenza fisica, tangibile, tra oggetti, racconti e persone.

Una figura chiave nella sua formazione fu proprio Mammy Callie, che insieme alle donne nere che lavoravano come domestiche in casa, al cocchiere che gli insegnò a guidare il calesse, e alle ex-cuoche che il padre portava a visitare nei quartieri popolari, costituiva una costante della sua infanzia. Quei personaggi, con le loro storie, i loro linguaggi e il loro punto di vista sul mondo, avrebbero segnato in profondità l’immaginario faulkneriano, diventando spesso protagonisti dei suoi racconti e romanzi (il personaggio di Dilsey ne L'urlo e il furore ne è l'omaggio più alto). Molti di questi individui furono descritti nei suoi libri con nomi e caratteristiche riconoscibili, talvolta mantenuti intatti, a sottolinearne l’importanza antropologica e narrativa.

La casa di Oxford era semplice, ma vivace. I fratelli dipinsero una stanza di rosso dove giocavano nei giorni di pioggia, mentre la domenica andavano a messa o gironzolavano per la campagna. L’ambiente familiare, seppur segnato da un certo provincialismo, offriva stimoli continui: il padre, pur non essendo un intellettuale, amava raccontare storie della guerra civile; la madre coltivava letture romantiche; il bisnonno, William Clark Falkner, era stato un eroe confederato, scrittore dilettante e uomo di grande carisma. Quest’ultimo esercitò un’influenza indiretta ma potente sull’immaginario del nipote: figura mitica, avvolta da racconti eroici e violenti, divenne il modello per alcuni personaggi centrali della narrativa faulkneriana, tra cui il Colonnello Sartoris, protagonista del primo vero romanzo dell’autore.

La figura paterna, al contrario, non ebbe un’influenza diretta sulla sua vocazione letteraria. William ereditò dal padre soltanto il nome. Murry Falkner era un uomo riservato, che accettò senza entusiasmo le ambizioni artistiche del figlio. La sua presenza, però, contribuì a definire quella distanza generazionale e simbolica che si rifletterà nella frattura tra passato e presente, una tensione ricorrente nelle opere faulkneriane.

Durante l’adolescenza, William fu uno studente svogliato. Nel 1915 abbandonò la scuola superiore senza completarla, preferendo dedicarsi alla lettura autonoma e alla scrittura poetica. Lavorò malvolentieri presso la banca del nonno John Wesley Thompson Falkner e passava molto tempo a scrivere versi, alcuni dei quali vennero pubblicati più tardi in The Marble Faun (1924), una raccolta poetica giovanile di gusto simbolista.

Negli anni immediatamente successivi, la vita del giovane Faulkner fu un susseguirsi di esperienze eccentriche, tentativi di fuga e primi contatti con il mondo letterario. Ma il nucleo fondante della sua immaginazione – il Sud, la famiglia, il trauma storico, la stratificazione delle voci – era già tutto racchiuso nei suoi primi anni di vita, in quella Oxford del Mississippi che avrebbe trasformato nella leggendaria Yoknapatawpha County, cuore mitico di tutta la sua opera narrativa.

Gli esordi letterari e il periodo di New Orleans

La vocazione letteraria di William Faulkner si manifestò presto, ma il suo percorso per diventare scrittore fu tutt’altro che lineare. I primi anni della sua carriera furono segnati da tentativi poetici, lavori precari e continui spostamenti, fino all’incontro decisivo con Sherwood Anderson e l’ambiente culturale di New Orleans.

Già durante l’adolescenza, Faulkner cominciò a scrivere poesie ispirate ai simbolisti francesi, come Paul Verlaine e Stéphane Mallarmé. Tra il 1918 e il 1919, pubblicò i suoi primi componimenti su giornali locali e riviste universitarie, come The Mississippian, organo dell’Università del Mississippi, che frequentava da esterno senza essere ufficialmente iscritto. Il suo stile giovanile era colto, un po’ pomposo, e rifletteva l’influenza del decadentismo europeo.

In quel periodo collaborò anche con The New Republic, dove il 6 agosto 1919 uscì una sua poesia dal titolo “L’après-midi d’un faune”. Era un giovane pieno di ambizioni estetiche, ma ancora lontano da trovare una voce narrativa propria. Trascorreva le giornate tra il campus, dove aiutava a costruire il campo da tennis, e le sale del gruppo teatrale universitario, i “Marionettes”.

Nel 1921, tornato da un breve soggiorno a New York, Faulkner trovò impiego come direttore dell’ufficio postale presso l’università. Questo lavoro durò poco: non mostrava alcun interesse per il servizio. Passava più tempo a leggere e scrivere che a smistare la corrispondenza. Questo atteggiamento gli valse il licenziamento nel 1924, occasione in cui dichiarò sprezzante di non voler più essere "al cenno e al comando di chiunque possieda due centesimi per un francobollo".

Nel dicembre 1924, con l’aiuto dell’amico Phil Stone, pubblicò a proprie spese la raccolta di poesie The Marble Faun. Ne furono vendute appena una cinquantina di copie, ma rappresentava per lui il primo passo come autore pubblicato.

Il vero punto di svolta avvenne nel 1925 a New Orleans. Qui, grazie alla mediazione di Elizabeth Prall, conobbe lo scrittore Sherwood Anderson. New Orleans rappresentò per Faulkner un nuovo inizio: si immerse nella vita del quartiere francese, collaborò con la rivista The Double Dealer e scrisse i bozzetti di New Orleans Sketches. Insieme al pittore William Spratling, pubblicò la raccolta satirica Sherwood Anderson and Other Famous Creoles, che causò una rottura con Anderson, il quale però lo aveva già spinto verso la narrativa, consigliandogli di scrivere di ciò che conosceva meglio: la sua terra natale.

Fu così che nacque Soldier’s Pay (La paga del soldato). Il romanzo, pubblicato nel 1926, racconta il ritorno di un reduce della Grande Guerra. Prima ancora della sua pubblicazione, nell'estate del 1925, Faulkner si imbarcò per l'Europa. Visitò l’Italia (rimanendo affascinato da Pavia e Stresa), la Svizzera e Parigi. Nella capitale francese visse vicino ai Giardini del Lussemburgo; sebbene frequentasse gli stessi caffè di James Joyce, lo scrittore di Oxford era troppo timido per avvicinarlo, limitandosi a osservarlo da lontano.

Il ritorno a Oxford segnò il rientro in una realtà provinciale. La successiva pubblicazione di Mosquitoes (Zanzare, 1927), ambientato a New Orleans, fu un tentativo di satira intellettuale che non ebbe successo. Fu proprio in questo momento di apparente stallo che Faulkner, seguendo il suggerimento di Anderson, smise di guardare ai modelli europei o cosmopoliti per volgersi verso le proprie radici. Cominciava a prendere forma il mondo di Yoknapatawpha County, che avrebbe fatto il suo debutto ufficiale nel 1929 con il romanzo Sartoris (versione ridotta di Flags in the Dust).

La nascita di Yoknapatawpha e il ciclo del Sud

Nel momento in cui William Faulkner comprese che il successo non sarebbe arrivato imitando modelli esterni, nacque l’idea più fertile della sua carriera: Yoknapatawpha County. Un’invenzione letteraria che era un vero e proprio universo narrativo autosufficiente, specchio deformato della Contea di Lafayette, in Mississippi.

Il primo romanzo ambientato ufficialmente in questa contea immaginaria fu Sartoris (1929), versione abbreviata di Flags in the Dust. In Sartoris Faulkner racconta le vicende di una famiglia aristocratica in declino, ispirata alla propria. È qui che comincia a delinearsi il tema del passato che opprime il presente, un'ossessione che lo porterà anni dopo a disegnare una mappa dettagliata della contea, firmandola come "William Faulkner, Unico Proprietario". L’autore attribuì perfino una popolazione ufficiale alla contea (6.298 bianchi, 9.313 neri), rendendo il suo mondo tangibile come quello di Thomas Hardy o, più tardi, di García Márquez.

Ma è con The Sound and the Fury (L’urlo e il furore, 1929) che Faulkner compie il suo salto più audace. Il romanzo, raccontato da quattro voci diverse (tre dei fratelli Compson e una sezione esterna), è una meditazione sulla decadenza del Sud e una riflessione vertiginosa sul tempo. L’esperimento stilistico è estremo: l’uso del flusso di coscienza e delle fratture temporali rende il romanzo difficile, ma profondamente innovativo.

Nel 1930 esce As I Lay Dying (Mentre morivo), scritto secondo l'autore in sole sei settimane di febbrile lavoro notturno, mentre lavorava come fuochista presso la centrale elettrica dell'università. È la storia del trasporto del corpo della madre, Addie Bundren, narrata da una polifonia di 15 voci diverse. Faulkner afferma, anche qui, il suo rifiuto per la narrazione tradizionale.

È però con Sanctuary (Santuario, 1931) che Faulkner inizia a essere conosciuto da un pubblico più ampio. Il romanzo, volutamente sensazionalistico e violento, racconta una vicenda oscura fatta di corruzione e perversioni. Il successo editoriale fu notevole, tanto da consentirgli finalmente una certa stabilità economica e l'acquisto della sua amata residenza, Rowan Oak.

Nel 1932 pubblica Light in August (Luce d’agosto), che intreccia la storia di Lena Grove e quella di Joe Christmas, uomo tormentato da un’identità razziale ambigua. In questo libro, Faulkner continua a interrogarsi sulla colpa e la violenza, elementi centrali nell'animo americano.

Seguono altri grandi romanzi: Absalom, Absalom! (1936), una riflessione labirintica sulla genesi del Sud attraverso la storia del colonnello Sutpen; The Unvanquished (Gli invitti, 1938); e poi Go Down, Moses (1942), che affronta il tema della razza e della natura. Quest'ultimo contiene il celebre racconto "The Bear" (L'orso), uno dei vertici della sua prosa.

In tutto questo ciclo, Faulkner sviluppa una geografia morale. Le famiglie – i Compson, i Sartoris, i Bundren, gli Snopes – diventano archetipi di un mondo che cambia, spesso in peggio. La Yoknapatawpha di Faulkner è un microcosmo dove ogni storia personale diventa riflesso di una collettiva. Un mondo fatto di colpa e memoria che, come Faulkner stesso avrebbe detto, “non è mai morto. Non è nemmeno passato”.

Con questa impresa, l’autore dimostrava che si può raccontare l’universale partendo dal locale. Yoknapatawpha è il suo più grande romanzo, disseminato in decine di opere: un luogo immaginario più reale di molti luoghi veri.

Il riconoscimento, il Nobel e il rapporto con Hollywood

Nonostante William Faulkner avesse già pubblicato alcuni dei suoi capolavori tra la fine degli anni ’20 e l’inizio degli anni ’30, negli Stati Uniti il successo tardava ad arrivare. La sua scrittura era giudicata troppo complessa. Eppure, in Europa, la sua opera cominciava a essere studiata con crescente interesse da intellettuali come Jean-Paul Sartre e Albert Camus.

Fu in questo paradosso che si aprì uno spiraglio imprevisto: Hollywood. Faulkner accettò di lavorare come sceneggiatore per necessità economica. Il primo incarico fu nel 1932, ma la vera svolta arrivò con il regista Howard Hawks, con cui strinse un solido rapporto professionale. Collaborò alla sceneggiatura di film come Today We Live (1933), To Have and Have Not (1944, tratto da Hemingway) e il capolavoro noir The Big Sleep (Il grande sonno, 1946).

Il rapporto tra Faulkner e il cinema fu sempre ambiguo. Se da un lato si definiva uno “scribacchino su commissione”, Hollywood gli permise di continuare a scrivere i suoi romanzi senza dipendere dalle vendite. È celebre l'aneddoto secondo cui, durante un periodo di stanchezza, chiese di poter lavorare "da casa": lo studio acconsentì pensando si riferisse alla sua casa di Hollywood, ma lui prese il treno e tornò a Oxford, nel Mississippi.

A livello personale, erano anni difficili. Il fratello Dean morì nel 1935 in un incidente aereo a bordo del velivolo che William stesso gli aveva regalato; Faulkner ne fu devastato dal senso di colpa. Il matrimonio con Estelle era segnato da reciproci problemi di alcolismo, una costante che spesso portava lo scrittore al ricovero. Eppure, la produzione non si fermava: nel 1940 pubblicò The Hamlet (Il borgo), primo volume della "Trilogia degli Snopes" che si sarebbe conclusa anni dopo con The Town (1957) e The Mansion (1959).

Nel 1946, il critico Malcolm Cowley curò l’antologia The Portable Faulkner, ristabilendo l’attenzione sul suo lavoro. Questa pubblicazione fu il vero motore del suo riscatto critico in patria.

Nel 1950 arrivò il riconoscimento più solenne: il Premio Nobel per la Letteratura (riferito all'annualità 1949). Dopo un'iniziale esitazione, Faulkner andò a Stoccolma e pronunciò un discorso leggendario. Parlò del ruolo dello scrittore in un mondo minacciato dalla paura atomica, rivendicando il compito etico della letteratura di esplorare "il cuore umano in conflitto con se stesso".

Il Nobel non cambiò il suo stile di vita. Continuò a vivere a Rowan Oak, la sua residenza di Oxford, alternando il lavoro nei campi e i viaggi diplomatici per conto del Dipartimento di Stato. Continuò a pubblicare opere importanti come Intruder in the Dust (Non si fruga nella polvere, 1948) e A Fable (Una favola, 1954), che gli valse il primo Premio Pulitzer.

Il riconoscimento mondiale gli restituiva finalmente la dignità di una voce necessaria. Nonostante la maschera da uomo del Sud burbero, Faulkner aveva finalmente vinto la sua battaglia contro l'oblio.

Il gotico nel Sud: temi, atmosfere e visione del male

Per comprendere appieno l’opera di William Faulkner, è fondamentale addentrarsi in quella dimensione oscura che avvolge i suoi scritti: il Southern Gothic. Faulkner ne è stato il massimo artefice, capace di coniugare l’eredità del gotico europeo con la tragedia storica del Sud degli Stati Uniti.

Nel cuore di questa poetica c’è una visione del male come presenza quotidiana e sistemica. I personaggi più inquietanti sono spesso perfettamente inseriti nella comunità: il male in Faulkner ha la voce del rispetto sociale, ma l’odore della putrefazione.

Prendiamo ad esempio il racconto “A Rose for Emily” (1930). Faulkner costruisce un mistero che si scioglie solo nelle ultime righe con la scoperta di un cadavere nella camera da letto di Emily Grierson. Eppure, il vero orrore sta nella tolleranza silenziosa del paese. Emily è vittima e carnefice: il suo gesto estremo è un tentativo disperato di conservare una forma malata di amore. La casa, la polvere e il tempo che non passa sono parte di un immaginario in cui la morte è una presenza continua.

Il gotico di Faulkner nasconde una riflessione storica feroce. Il Sud è una terra di fantasmi dove gli antichi valori dell'onore sono ridotti a caricature grottesche. La decadenza morale va di pari passo con quella fisica: le piantagioni sono cadenti e i discendenti degenerati. Faulkner fa di questa agonia la materia prima del suo gotico: un mondo che non riesce a morire e non sa rinascere.

In Sanctuary (Santuario, 1931), la violenza esplode in forma brutale. La vicenda di Temple Drake mette in scena un Sud corrotto. Anche qui, la vera forza del romanzo è nell’ipocrisia del sistema sociale. Il pulp e il gotico si fondono in un'opera che anticipa la violenza strutturale legata al potere e al genere. Il personaggio di Popeye, con i suoi occhi come "palline di gomma stampata" e la sua impotenza violenta, diventa l'incarnazione del male moderno, meccanico e privo di anima.

Il Sud di Faulkner è anche un luogo di discriminazione razziale profonda. Molti suoi testi affrontano il tema della segregazione, ma soprattutto il tabù della miscegenazione — l'unione tra razze diverse che scuote le fondamenta delle genealogie patriarcali. La violenza razziale è una ferita che si tramanda nei corpi e nei nomi. In Light in August, il tormento di Joe Christmas nasce proprio dall'incertezza del suo sangue, un segreto che lo rende un "fantasma" sospeso tra due mondi, incapace di trovare pace se non nella tragedia.

Un altro aspetto centrale è la frammentazione della coscienza. In The Sound and the Fury, il primo capitolo è narrato da Benjy, un uomo di trentatré anni con una disabilità psichica totale che gli impedisce di percepire il tempo in modo lineare: per lui il dolore di ieri è identico a quello di oggi. Anche questa è una forma di gotico: l’orrore non è fuori, ma dentro una mente incapace di dimenticare o distinguere.

Nel gotico di Faulkner, le donne hanno un ruolo chiave. Sono prigioniere di un mondo patriarcale che le opprime, ma sono spesso le uniche a possedere una resilienza tragica. La madre silenziosa o la matriarca tirannica sono nodi di tensioni insostenibili. In Faulkner, nessuno è mai solo colpevole o innocente.

Infine, la Yoknapatawpha County è il vero personaggio gotico. È un luogo dove il passato non muore mai, dove ogni pietra ha una storia e ogni famiglia un segreto. È lo spazio in cui si compie il destino dei Sartoris e dei Compson, nomi che risuonano come epitaffi di una civiltà sepolta viva. Yoknapatawpha è un microcosmo claustrofobico che riflette l’universale fatto di memoria, vergogna e ombre.

Lo stile narrativo e l’innovazione formale

Parlare dello stile narrativo di William Faulkner significa confrontarsi con uno degli esperimenti più radicali della letteratura del Novecento. La sua prosa, densa e spesso disorientante, sfida il lettore a ogni pagina.

Il primo tratto distintivo è la struttura non lineare. Faulkner rifiuta la cronologia: il tempo è frammentato, soggettivo. Passato e presente convivono, obbligando il lettore a un lavoro di ricostruzione quasi investigativo. Per Faulkner, il tempo non è una successione di istanti, ma un "presente continuo" in cui ogni evento della storia familiare o nazionale accade simultaneamente.

In The Sound and the Fury (1929), ogni sezione è affidata a un narratore diverso. Il primo, Benjy, vive in un caos cronologico fatto di sensazioni. L'autore avrebbe voluto stampare questa sezione utilizzando inchiostri di colori diversi per segnalare i bruschi salti temporali, un'innovazione grafica impossibile per l'epoca. Il secondo, Quentin, è prigioniero di un tempo interiore ossessivo. Solo nell'ultima sezione una voce esterna offre stabilità, senza però risolvere l'ambiguità di fondo.

Faulkner è vicino a James Joyce per l’uso del flusso di coscienza (stream of consciousness), ma se in Joyce la lingua esplora livelli lirici o comici, in Faulkner è più oscura, gravata dal peso della colpa. La sua è una prosa "viscerale", dove la sintassi si spezza sotto il peso dell'emozione.

Un altro elemento centrale è l'inaffidabilità del narratore. In Absalom, Absalom! (1936), la storia è una ricostruzione a più voci dove ogni testimone aggiunge o smentisce dettagli. In questo romanzo si trova anche una delle frasi più lunghe della letteratura mondiale: oltre milleduecento parole che fluiscono senza sosta, trascinando il lettore in un vortice di memoria e congetture.

In questa polifonia si avverte l’influenza di Dostoevskij. I personaggi sono dilaniati da contraddizioni interne e il linguaggio rispecchia questa tensione con un ritmo ipnotico, fatto di anafore e ripetizioni. Faulkner scriveva “non per essere capito, ma per essere sentito”. Il suo stile è una scelta etica: obbligare a confrontarsi con la complessità.

Anche la punteggiatura è un campo di battaglia. Faulkner rompe le regole: usa frasi interminabili con pochissimi punti, affida il flusso alle virgole e usa il corsivo per segnalare i passaggi nei meandri della coscienza. Il lessico è stratificato: mescola registri biblici, termini colti e dialetti locali della Yoknapatawpha. In questo, Faulkner è vicino alla grandiosità di Melville o Shakespeare.

Infine, le immagini. Nonostante la difficoltà sintattica, ogni romanzo contiene scene visive di potenza assoluta: la bara di Addie Bundren che galleggia nel fiume, o i vestiti infangati della piccola Caddy. Queste immagini restano impresse perché sono evocate come simboli universali.

Il risultato è un’opera che resiste alla semplificazione. Lo stile di Faulkner ha influenzato generazioni, da Gabriel García Márquez a Cormac McCarthy. La sua opera resta un atto di resistenza: un invito a rallentare e ad ascoltare le ombre della storia e dell'anima.

Ricezione critica e fortuna editoriale 

La ricezione critica dell’opera di William Faulkner ha conosciuto fasi alterne e spesso contraddittorie. Uno scrittore che per anni ha vissuto quasi ignorato o sottovalutato dalla critica e dal pubblico americano, per poi essere progressivamente consacrato come uno dei maggiori autori della modernità, al pari di Joyce o Proust.

L’inizio: un autore di difficile collocazione

Quando The Sound and the Fury (1929) fu pubblicato, passò quasi inosservato. L’audacia formale spiazzava i lettori. Faulkner era allora uno scrittore pressoché sconosciuto, con alle spalle due romanzi di incerta accoglienza e un terzo, Flags in the Dust, che era stato rifiutato da numerosi editori prima di essere tagliato e rinominato Sartoris.

A cavallo tra gli anni Venti e Trenta, il suo nome circolava tra pochi eletti. L’uscita di Sanctuary (Santuario, 1931), romanzo violento e morboso, portò tuttavia una certa notorietà. Nonostante l’imbarazzo di alcuni ambienti, la brutalità della storia garantì a Faulkner una prima fama presso il mercato editoriale. Fu l’inizio di un’ambigua popolarità, fondata più sul sensazionalismo che sulla lettura dei suoi testi complessi. In quegli anni, la critica americana più conservatrice lo accusava spesso di far parte della "scuola del ribrezzo", soffermandosi solo sugli aspetti scabrosi della sua narrativa rurale.

Il salvataggio critico: Malcolm Cowley

Un momento decisivo per la fortuna editoriale di Faulkner fu il 1946. In quegli anni, quasi tutti i suoi libri erano fuori catalogo negli Stati Uniti e lo scrittore rischiava l'oblio. Fu il critico Malcolm Cowley, con l'antologia The Portable Faulkner, a compiere un'operazione di restauro culturale senza precedenti. Cowley presentò le opere non come frammenti isolati, ma come parti di un unico, immenso disegno mitologico: la saga della Contea di Yoknapatawpha. Questa operazione rese Faulkner "leggibile" per il grande pubblico e aprì la strada al massimo riconoscimento internazionale.

La consacrazione: Nobel e Pulitzer

Il punto di svolta definitivo arrivò con il Premio Nobel per la Letteratura, assegnato nel 1950 (per l'annualità 1949). Il discorso tenuto da Faulkner a Stoccolma contribuì a costruire l’immagine dello scrittore come coscienza morale dell’uomo moderno. Negli anni successivi, Faulkner ricevette due Premi Pulitzer: il primo nel 1955 per A Fable e il secondo postumo nel 1963 per The Reivers. Se i premi suscitarono talvolta reazioni ambivalenti — A Fable fu considerato da molti un’opera minore — la legittimazione ufficiale fu determinante per fissare il suo nome nel canone.

La critica accademica: laboratori di scrittura

A partire dagli anni Sessanta, Faulkner è diventato un autore di riferimento per la critica universitaria, oggetto di analisi strutturaliste e psicoanalitiche. La cosiddetta "New Criticism", guidata da Cleanth Brooks, vide in Faulkner l'esempio perfetto di "opera mondo" in cui forma e contenuto sono inscindibili. Studiosi come André Bleikasten e Olga W. Vickery hanno offerto letture sistematiche del suo universo, mentre analisi più recenti hanno messo in luce le implicazioni postcoloniali, evidenziando la tensione fra l’autoanalisi del Sud e la riproduzione di stereotipi razziali.

Ricezione e traduzione in Italia: da Pavese ad oggi

In Italia, la fortuna di Faulkner si è costruita con una profondità sorprendente. Contrariamente a quanto si pensa, il primo a segnalarne il genio non fu un editore, ma Cesare Pavese, che già nel 1934 pubblicò un saggio pionieristico su di lui. Pavese vedeva in Faulkner un "nuovo mito" capace di rinnovare la lingua narrativa. La prima traduzione di Santuario arrivò nel 1943, ma fu nel dopoguerra che l’attività di Fernanda Pivano divenne fondamentale. La Pivano curò numerose edizioni per Mondadori, rendendo accessibili capolavori come L'urlo e il furore e Luce d'agosto.

Altri contributi fondamentali sono venuti da Mario Materassi, che ha curato le edizioni critiche per i "Meridiani" Mondadori e per Einaudi. L’interesse italiano si è concentrato sulla rappresentazione mitica del Sud, influenzando scrittori come Elio Vittorini e, più recentemente, il minimalismo e il "sporco" di autori contemporanei.

La fortuna cinematografica

Anche il cinema ha giocato un ruolo nella ricezione, sia attraverso le trasposizioni dirette, sia attraverso la sua attività di sceneggiatore. Il suo contributo a film come The Big Sleep (1946) ha alimentato una dimensione più popolare della sua figura. Tuttavia, anche il Faulkner sceneggiatore ha influenzato il cinema postmoderno: la sua idea di struttura frammentata ha trovato eco in registi come Altman, Malick, Lynch e persino nelle narrazioni non lineari di Christopher Nolan.

Opere principali

The Sound and the Fury (L’urlo e il furore, 1929)

Primo grande capolavoro di Faulkner, è l’espressione più intensa della sua sperimentazione linguistica e strutturale. Il racconto della decadenza della famiglia Compson si sviluppa attraverso quattro sezioni con voci narranti diverse, in un flusso disarticolato di coscienza che dissolve tempo e logica lineare. Il romanzo segna l’ingresso definitivo dell’autore nell’universo di Yoknapatawpha, esplorando il trauma del tempo attraverso la celebre sezione iniziale affidata al punto di vista di Benjy.

As I Lay Dying (Mentre morivo, 1930)

Un viaggio funebre trasformato in una narrazione corale, dove ogni capitolo dà voce a un personaggio diverso, delineando tensioni familiari, miseria e ironia. L’opera è un esempio di estrema economia narrativa e di costruzione polifonica (composta da 59 monologhi), in cui la morte della madre, Addie Bundren, diventa il pretesto per esplorare i confini tra esistenza e linguaggio.

Light in August (Luce d’agosto, 1932)

Tra le opere più ambiziose e articolate di Faulkner, racconta le vicende di Lena Grove e Joe Christmas, figure opposte di un’America divisa tra innocenza rurale e trauma razziale. Il tema dell’identità, in particolare attraverso il tormentato passato di Christmas, si intreccia con quello della comunità, del fanatismo religioso e della violenza.

Absalom, Absalom! (Assalonne, Assalonne!, 1936)

Opera forse più radicale e complessa, rappresenta l’apice della narrativa faulkneriana. Attraverso una molteplicità di voci e ricostruzioni, la storia di Thomas Sutpen si dipana come una genealogia maledetta, allegoria della colpa originaria del Sud. Il romanzo, disorientante e abissale, è una riflessione sulla narrazione stessa, sulla verità e sull’impossibilità di possederla.

Sanctuary (Santuario, 1931)

Romanzo cupo e disturbante, incentrato sullo stupro e la discesa agli inferi della giovane Temple Drake. Sebbene inizialmente concepito per ragioni commerciali, Faulkner lo sottopose a una riscrittura totale nelle bozze di stampa, conferendo all'opera una forza dirompente nella rappresentazione della degradazione morale e della violenza sistemica.

Go Down, Moses (Scendi, Mosè, 1942)

Tecnicamente una raccolta di racconti, si configura come un romanzo frammentario in cui la figura del patriarca McCaslin e le sue discendenze bianche e nere diventano simbolo del peccato originale del Sud: la schiavitù. Contiene The Bear (L’orso), una delle più profonde riflessioni dello scrittore sul rapporto tra uomo e natura selvaggia di fronte all'avanzata della modernità.

The Unvanquished (Gli invitti, 1938)

Sette racconti che ricostruiscono l’epopea della guerra civile e della ricostruzione attraverso la famiglia Sartoris. Meno sperimentale di altre opere, ma fondamentale per la genealogia del mondo di Yoknapatawpha, mostra la transizione dalla schiavitù alla segregazione e il trauma dell’identità sudista.

The Hamlet (Il borgo, 1940)

Primo romanzo della "Trilogia degli Snopes" (seguito da The Town e The Mansion), racconta l’ascesa sociale del viscido e ambizioso Flem Snopes. Faulkner affronta qui in chiave satirica la degradazione dell’aristocrazia meridionale e l’avvento di una modernità corrotta. Il titolo italiano storico, curato originariamente da Cesare Pavese, è "Il borgo".

A Fable (Una favola, 1954)

Romanzo allegorico e sperimentale ambientato nella Prima guerra mondiale, per il quale ricevette il Premio Pulitzer e il National Book Award. Molto discusso per il suo tono messianico e le ambizioni simboliche, segna una svolta nella carriera di Faulkner, che qui tenta una sintesi tra etica e visione religiosa della storia.

The Reivers (I saccheggiatori, 1962)

Ultimo romanzo, pubblicato poco prima della morte, rappresenta un ritorno a un tono più leggero e picaresco. Ambientato nel primo Novecento, è una sorta di racconto d’infanzia e d’avventura, ma non privo di malinconia e riflessione sulla fine di un’epoca. Venne premiato postumo con il secondo Pulitzer.

Prime edizioni mondiali di William Faulkner

AnnoTitolo (prima edizione mondiale)EditoreMinime note dalla fonte
1926Soldiers’ PayBoni & LiverightSovraccoperta: $2.50.
1927MosquitoesBoni & LiverightSovraccoperta: $2.50.
1929SartorisHarcourt, BraceNessuna ristampa indicata.
1929The Sound and the FuryJonathan Cape & Harrison SmithSovraccoperta (primo stato): “Humanity Uprooted”, $3.00.
1930As I Lay DyingJonathan Cape & Harrison SmithTiratura 2.522 copie; due stati (p. 11 “I” disallineata nei primi 750); sovraccoperta: $2.50.
1931SanctuaryJonathan Cape & Harrison SmithCopyright 1930; “first published 1931”.
1932Light in AugustHarrison Smith & Robert Haas“First printing” (ottobre 1932); due legature (con/ senza * arancione sul dorso); sovraccoperta: $2.50 con refuso “Lee Christmas”.
1935PylonHarrison Smith & Robert HaasDue emissioni: limitata firmata 310; commerciale (first printing febbraio 1935); sovraccoperta: $2.50.
1936Absalom, Absalom!Random HouseDue emissioni: limitata firmata 300; commerciale; sovraccoperta: $2.50.
1938The UnvanquishedRandom House“First printing”; sovraccoperta: $2.50.
1939The Wild PalmsRandom House“First printing”; sovraccoperta: $2.50.
1940The HamletRandom House“First printing”; sovraccoperta: $2.50.
1942Go Down, MosesRandom House“First printing”; sovraccoperta: $2.00 (8 titoli sul retro).
1948Intruder in the DustRandom House“First printing”; sovraccoperta: $3.00.
1951Requiem for a NunRandom HouseCopyright 1950–1951; “Chocktaw” (p. 21); sovraccoperta: $3.00 con refuso su “Kauffer”.
1954A FableRandom HouseDue emissioni: limitata firmata 1.000; commerciale (“first printing”); sovraccoperta con “8/54”.
1957The TownRandom House“First printing”; linea ripetuta p. 327; sovraccoperta: $3.95 con “5/57”.
1959The MansionRandom HouseDue emissioni: limitata firmata 500; commerciale; sovraccoperta con “10/59” e foto autore (senza recensioni).
1962The ReiversRandom House“First printing”; top edge rosso; sovraccoperta: $4.50 con “6/62”.
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