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Erich Maria Remarque

Erich Maria Remarque nacque a Osnabrück nel 1898 in una famiglia cattolica di modeste condizioni economiche. Dopo gli studi magistrali fu profondamente segnato dall’esperienza della Prima guerra mondiale, durante la quale combatté sul fronte occidentale e rimase ferito. Nel dopoguerra svolse numerosi mestieri prima di affermarsi come giornalista e scrittore. Il successo internazionale arrivò con Niente di nuovo sul fronte occidentale, cui seguirono opere come La via del ritorno, Tre camerati, Arco di trionfo, Tempo di vivere, tempo di morire e La notte di Lisbona. Costretto all’esilio dopo l’ascesa del nazismo, dedicò gran parte della propria narrativa ai reduci, ai rifugiati e alle conseguenze morali delle guerre, sviluppando una scrittura realistica, attenta alla storia e costantemente orientata verso il pacifismo.

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Biografia

Erich Maria Remarque

Erich Maria Remarque (1898, Osnabrück) fu uno scrittore tedesco la cui opera è profondamente legata all’esperienza della Prima guerra mondiale, dell’esilio e del nazismo. Con Niente di nuovo sul fronte occidentale rinnovò il romanzo di guerra, proseguendo poi la riflessione nei libri Tre camerati e Arco di trionfo, dedicati ai reduci, ai rifugiati e alla fragilità della condizione umana nel Novecento.

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Erich Maria Remarque (nato Erich Paul Remark) nacque a Osnabrück il 22 giugno 1898 da una famiglia cattolica, figlio di Peter Franz Remark, maestro legatore, e di Anna Maria Stallknecht, e trascorse l’infanzia in condizioni economiche modeste e frequentò diverse scuole di Osnabrück. Durante gli anni giovanili mostrò interesse per musica, arte e letteratura, al punto da valutare una carriera da musicista, prima di orientarsi verso la formazione magistrale per diventare insegnante.

La sua biografia è segnata in modo decisivo dall’esperienza della Prima guerra mondiale. Arruolato nell'esercito tedesco nel novembre 1916, fu aggregato a reparti sul fronte occidentale, in particolare nelle Fiandre e nella Francia nord-occidentale, dove prestò servizio nelle retrovie e successivamente in prima linea. Nel 1917 venne ferito, riportando lesioni al braccio e al collo. Ricoverato in ospedale da campo e poi rimpatriato per completare la convalescenza, fu congedato definitivamente nel novembre 1918; in quello stesso periodo subì la morte della madre, malata da tempo, evento che influì profondamente sul suo stato emotivo.

Durante il ricovero iniziò a scrivere con maggiore sistematicità, completando il romanzo Die Traumbude (1920), opera di tono sentimentale che rievocava la vita del suo gruppo di amici e che egli stesso, in seguito, considerò immatura e imbarazzante. Per pubblicare il libro dovette sostenere personalmente i costi di stampa, arrivando a vendere il proprio pianoforte.

Nel dopoguerra ebbe anche alcuni contrasti con le autorità militari per essersi presentato in uniforme da tenente senza averne pieno titolo, episodio che testimonia una certa inclinazione giovanile a costruire un'immagine pubblica più brillante della realtà. Negli anni successivi svolse numerose attività, come bibliotecario, insegnante, organista, venditore, giornalista e copywriter, e maturò una vera passione per la scrittura, pur senza ottenere immediatamente riconoscimenti significativi.

Negli anni Venti decise di modificare la propria identità pubblica e adottò la forma arcaica del cognome, Remarque, e il nome Maria come secondo nome, e iniziò a firmarsi Erich Maria Remarque.

Nel 1925 si stabilì a Berlino come redattore del periodico illustrato Sport im Bild, dove trovò un impiego stabile e cominciò a pubblicare articoli e racconti. In quello stesso periodo sposò Jutta Ilse Zambona, con cui avrebbe intrecciato una lunga e complessa vicenda matrimoniale, fatta di divorzi e successive riconciliazioni. Prima del grande successo, le sue poesie e tre romanzi giovanili rimasero senza risonanza, furono rifiutati dagli editori o da lui stesso rinnegati.

La svolta nella sua carriera coincide con la stesura di Im Westen nichts Neues (prima in versione a puntate nel 1928 e poi in volume nel 1929), che in Italia sarebbe divenuta nota come Niente di nuovo sul fronte occidentale. Remarque iniziò a lavorare al libro nel 1927, in un periodo segnato da un persistente disagio psicologico e dal riaffiorare dei ricordi della guerra. Il progetto nacque come esercizio di liberazione: annotare sulla pagina le esperienze al fronte per alleggerire il peso delle ossessioni e dei traumi.

La stesura definitiva occupò poche settimane, dopo un lungo periodo di riflessione, ma conobbe inizialmente difficoltà di pubblicazione; fu dapprima serializzato sulla Vossische Zeitung tra novembre e dicembre 1928, suscitando grande curiosità, e solo in seguito uscì in volume, diventando subito un best seller. La casa editrice accompagnò l’uscita con una campagna pubblicitaria massiccia, ma l’impatto del libro si spiega anche con la capacità di intercettare la sensibilità di una generazione segnata dalla guerra, in Germania e altrove.

Nel breve testo introduttivo a Im Westen nichts Neues, Remarque definì la propria intenzione come distanza dall’accusa e dalla confessione, con l’obiettivo di raccontare una generazione di uomini distrutti dalla guerra anche quando sopravvissuti alle esplosioni.

Nel romanzo la vicenda è collocata negli ultimi anni del conflitto sul fronte francese, in una fase in cui le forze tedesche si indeboliscono mentre gli Stati Uniti fanno il loro ingresso nella guerra. Protagonista è il giovane Paul Bäumer, che insieme ai compagni si arruola sotto la spinta retorica del professore Kantorek, figura che incarna l’atteggiamento degli adulti pronti a celebrare la guerra senza conoscerne le concrete conseguenze. I giovani scoprono rapidamente che la realtà delle trincee è brutale e priva di eroismo; dopo un primo periodo dietro le linee, i combattimenti li sottopongono a un’esperienza estrema di violenza, fame e paura.

Una parte centrale del racconto è costituita dalla licenza di Paul in patria. La visita ai familiari evidenzia l’impossibilità di comunicare con chi non ha condiviso il fronte e mostra il distacco fra la vita civile e quella dei soldati. Il ritorno al paese mette in luce l’isolamento del combattente, incapace di reinserirsi nel mondo che pure sta difendendo. Tra le scene più significative vi è il confronto con la madre, gravemente malata di cancro, che accentua il senso di lacerazione.

Dopo la licenza i protagonisti tornano alle trincee e subiscono una sequenza quasi ininterrotta di scontri; le morti si susseguono senza ordine né significato, e per Paul la guerra annulla ogni prospettiva di futuro, lasciando solo la consapevolezza che i peggiori effetti del conflitto si abbattono sui sopravvissuti. Il romanzo si chiude con la morte del protagonista, colpito da un proiettile casuale in un giorno di calma apparente, mentre il fronte tace.

Il successo di Im Westen nichts Neues fu immediato e planetario, ma il libro fu presto al centro di controversie politiche. In Germania fu attaccato per il suo messaggio pacifista e per l’immagine non celebrativa dell’esercito, venne accusato di disfattismo e antipatriottismo e suscitò ostilità nei circoli nazionalisti. Remarque fu oggetto di campagne diffamatorie, presentato come ebreo e imboscato e persino indicato come autore dal cognome invertito, “Kramer”. In Italia fascista il romanzo fu rapidamente censurato e messo al bando e, nel 1933, le autorità naziste procedettero al rogo pubblico delle copie.

Parallelamente, il libro ebbe una forte influenza cinematografica. Il produttore di origine tedesca Carl Laemmle acquistò tempestivamente i diritti e nel 1930 fu distribuito il film All Quiet on the Western Front, diretto da Lewis Milestone, interpretato da Lew Ayres e Louis Wolheim. L’opera, realizzata in una versione sonora e in una versione muta destinata alle sale ancora prive di impianti sonori, è considerata un punto di riferimento nella storia del cinema, vincitrice di premi prestigiosi e caratterizzata da un impiego innovativo delle carrellate e dei movimenti di macchina su grandi spazi di battaglia.

La risonanza del film provocò nuove reazioni politiche. A Berlino, nel dicembre 1930, gruppi nazisti interruppero proiezioni lanciando topi bianchi in sala, e la pellicola fu successivamente ritirata dalla programmazione tedesca, per essere riproposta solo molti anni dopo.

Negli anni successivi alla pubblicazione del suo capolavoro, Remarque affrontò il tema del ritorno alla vita civile in Der Weg zurück (1931, tradotto come La via del ritorno), seguendo un gruppo di reduci alle prese con l’impossibilità di ricostruire un’esistenza normale dopo la distruzione morale e materiale provocata dal conflitto. Il romanzo ebbe minore impatto commerciale rispetto a Im Westen nichts Neues, ma ricevette una buona accoglienza critica negli Stati Uniti.

A fronte della crescita del nazismo, lo scrittore trasferì le sue risorse economiche fuori dalla Germania e si stabilì in Svizzera, dove si rifugiò dopo l’avvento del regime e dove continuò a scrivere. Nel periodo svizzero si colloca la stesura di Drei Kameraden (pubblicato in inglese nel 1937, in tedesco ad Amsterdam nel 1938 e in Italia nel 1949 col titolo Tre camerati), storia di tre uomini che attraversano gli anni dal 1923 al 1930 condividendo il peso delle esperienze di guerra e le difficoltà della società tedesca del dopoguerra.

Con Der Weg zurück, Drei Kameraden, Der schwarze Obelisk (1956, L'obelisco nero) e altri romanzi, Remarque estese la cronologia narrativa oltre la Prima guerra mondiale, portando l’attenzione sulla Repubblica di Weimar e sulla precarietà del periodo precedente all’ascesa nazista. In Der schwarze Obelisk l’ambientazione è collocata nel 1923, mentre Drei Kameraden segue la vita dei protagonisti fino alla fine degli anni Venti. In queste opere ricorrono temi quali la difficoltà di reinserimento dei reduci, la disoccupazione, l’inflazione e la disgregazione dei rapporti sociali, osservati con sguardo narrativo attento ai contesti quotidiani.

Una parte importante della produzione di Remarque riguarda l’esilio e la condizione dei rifugiati politici. Nei romanzi Liebe deinen Nächsten (pubblicato dapprima in traduzione inglese negli Stati Uniti nel 1939 e solo successivamente in tedesco nel 1953 e in Italia col titolo Ama il prossimo tuo), Arc de Triomphe (edizione americana Arch of Triumph, 1945; edizione tedesca 1946; edizione italiana del 1948 col titolo Arco di trionfo) e Die Nacht von Lissabon (1962, pubblicato in Italia nel 1965 col titolo La notte di Lisbona), lo scrittore racconta la vita dei senza patria costretti a spostarsi di confine in confine, privi di permessi di lavoro, sottoposti a espulsioni ripetute e costretti a vivere nell’illegalità per sopravvivere.

In queste narrazioni emergono figure di uomini e donne sospesi tra l’assenza di prospettive e piccoli gesti di resistenza morale, spesso più legati a forme di rivalsa minima che a grandi passioni sentimentali. Gli episodi mostrano funzionari che a volte chiudono un occhio, consentendo brevi tregue, e personaggi che perdono contatto con le convenzioni e la rispettabilità tradizionale.

Un passo di Liebe deinen Nächsten evidenzia questa prospettiva: Vogt, di fronte a una gioielleria, manifesta l’intenzione di compiere un furto non tanto per arricchirsi quanto per ottenere un periodo di detenzione che gli permetta di superare l’inverno, data l’impossibilità di sopportare ancora le traversate di frontiera. Il dialogo mette in scena una logica rovesciata rispetto alla norma, dove la prigione diventa temporaneo rifugio di fronte alla violenza amministrativa delle espulsioni.

Negli anni Cinquanta Remarque affrontò più direttamente la memoria del nazismo e della seconda guerra mondiale. Nei romanzi Zeit zu leben und Zeit zu sterben (1954, pubblicato in Italia nello stesso anno con il titolo Tempo di vivere, tempo di morire) e Der Funke Leben (1952, L'ultima scintilla), ricordò ai lettori del dopoguerra alcuni aspetti controversi della partecipazione dell’esercito e dei cittadini comuni ai crimini del regime.

In queste opere i responsabili delle violenze non sono rappresentati come figure eccezionalmente demoniache, bensì come piccoli borghesi in uniforme, evidenziando la banalità sociale della brutalità. Durante la Guerra fredda la posizione politicamente neutrale dello scrittore fu spesso contestata; emblematico è il caso dell’edizione tedesca di Zeit zu leben und Zeit zu sterben, dove l’editore sostituì un personaggio comunista con un socialdemocratico contro la volontà dell’autore.

Remarque si confrontò con gli eventi del 1945 anche attraverso un soggetto cinematografico e teatrale. Il film Der letzte Akt (1955), diretto da G.W. Pabst, e il dramma Die letzte Station (1956) rappresentarono momenti conclusivi della guerra. In seguito, altri testi come Die Nacht von Lissabon (1963) e Schatten im Paradies (pubblicato postumo nel 1971 e in Italia col titolo Ombre in paradiso) tornarono sui temi dell’esilio, dei percorsi migratori e del difficile rapporto tra individui e potere politico. La narrativa di Remarque, curata nella documentazione dei contesti, può essere letta anche come testimonianza di storia sociale, segnando con regolarità posizioni favorevoli alla tolleranza, alla democrazia e al pacifismo.

Sul piano biografico, l’esclusione da parte della Germania nazista ebbe effetti concreti. Nel 1938 gli fu revocata la cittadinanza e le sue opere furono vietate; lo scrittore consolidò così la scelta dell’esilio in Svizzera, dove acquistò una villa. La sua vita privata continuò a essere turbolenta. Dopo un primo divorzio da Jutta Ilse Zambona nel 1930, maturato in un clima di gelosie e relazioni extraconiugali, la coppia si risposò nel 1938 per consentire alla donna di ottenere un diritto di soggiorno in Svizzera.

Negli anni della guerra Remarque soggiornò soprattutto negli Stati Uniti, dove si trasferì nel 1939, si dedicò alla scrittura di romanzi e alla sceneggiatura, conduceva uno stile di vita caratterizzato da consumo di alcol e da relazioni amorose frequenti, tra cui una nota storia con Marlene Dietrich. Nel 1947 lui e Jutta ottennero la cittadinanza statunitense, ma nel 1957 si separarono nuovamente.

Nel 1958 Remarque sposò l’attrice Paulette Goddard; la coppia divise il proprio tempo tra New York, l’Italia e la Svizzera, dove lo scrittore finì per risiedere in modo prevalente. Negli ultimi anni la sua salute fu compromessa dallo stile di vita e dalle fatiche accumulate, e il 25 settembre 1970 morì a Locarno, dopo un periodo di ricovero in ospedale.

Il rapporto fra Remarque e il cinema proseguì ben oltre All Quiet on the Western Front. Il romanzo Der Weg zurück fu portato sullo schermo nel 1937, mentre Drei Kameraden ebbe un adattamento nel 1938 diretto da Frank Borzage, con un cast importante e una sceneggiatura firmata, tra gli altri, da F. Scott Fitzgerald. In questo film le battaglie del dopoguerra sono sostituite da conflitti interiori e da vicende di amicizia e amore calate nella Germania del periodo interbellico; la produzione fu segnata da tensioni tra l’autore e la casa cinematografica, preoccupata per la distribuzione in paesi già influenzati dal nazismo. L’opera fu vietata in Germania, Austria e Italia.

Il romanzo Liebe deinen Nächsten ispirò nel 1941 il film So Ends Our Night, diretto da John Cromwell, che racconta la fuga di tre rifugiati perseguitati dal nazismo. insieme a due giovani ebrei slovacchi. La pellicola è considerata uno dei risultati più riusciti del cinema statunitense sulla seconda guerra mondiale. Nel 1947 André De Toth trasse da un testo di Remarque il film L'altra donna, ambientato in una clinica svizzera e incentrato sulla storia di una pianista gravemente malata, divisa tra una relazione con un giocatore d’azzardo e il legame con il medico che la cura.

Nel 1948 Lewis Milestone tornò a dirigere un’opera derivata da Remarque con Arc de Triomphe, melodramma politico ambientato nella Parigi alla vigilia dell’occupazione tedesca, in cui un medico polacco antifascista si innamora di una donna dal passato oscuro e si confronta con un ufficiale della Gestapo. Il film subì tagli e interventi censori che ne compromisero la coerenza narrativa, e non incontrò il favore del pubblico. Nel 1958 Douglas Sirk portò sullo schermo Zeit zu leben und Zeit zu sterben, con il titolo Tempo di vivere, ricostruendo la Germania devastata dalla guerra e affidando allo stesso Remarque un cameo nel ruolo di un docente caduto in disgrazia e sorvegliato dalla Gestapo.

Negli anni successivi, il suo rapporto con il cinema proseguì con altri adattamenti, come Un attimo, una vita (1977), derivato dal romanzo Il cielo non ha preferenze del 1961, in cui la vicenda sentimentale tra un pilota di Formula 1 e una giovane donna malata si svolge tra una clinica svizzera e un viaggio in Italia.

Anche una nuova versione televisiva di Niente di nuovo sul fronte occidentale, girata da Delbert Mann nel 1979 con esterni in Cecoslovacchia, confermò la continuità dell’interesse del cinema per la sua opera. Nel complesso, Remarque ebbe con la produzione cinematografica un rapporto continuativo e generalmente positivo. Molti suoi romanzi furono adattati con mezzi considerevoli e con interpreti di rilievo, contribuendo a diffondere il suo messaggio pacifista e democratico a un pubblico più ampio.

Nonostante l’ampiezza della sua produzione, la ricezione accademica rimase limitata, condizionata dalla critica ostile del dopoguerra che tendeva a considerarlo autore di valore secondario. Tuttavia Im Westen nichts Neues occupa stabilmente una posizione centrale nei repertori sulla letteratura della Grande guerra, spesso accostato a opere come The Red Badge of Courage di Stephen Crane per la capacità di restituire in forma narrativa l’esperienza del conflitto e di influire sulla percezione collettiva della guerra. Più in generale, i suoi romanzi, fondati su un’attenzione costante alla realtà storica e sociale e su un orientamento pacifista coerente, hanno contribuito a fissare la memoria dei soldati, dei reduci, degli esuli e dei perseguitati del Novecento.

Opere principali

  • Die Traumbude (1920)
  • Niente di nuovo sul fronte occidentale (Im Westen nichts Neues) (1929)
  • La via del ritorno (Der Weg zurück) (1931)
  • Tre camerati (Drei Kameraden) (1938; ed. inglese 1937)
  • Ama il prossimo tuo (Liebe deinen Nächsten) (1939; ed. tedesca 1953)
  • L’ultima scintilla (Der Funke Leben) (1952)
  • Tempo di vivere, tempo di morire (Zeit zu leben und Zeit zu sterben) (1954)
  • L’obelisco nero (Der schwarze Obelisk) (1956)
  • Il cielo non ha preferenze (Der Himmel kennt keine Günstlinge) (1961)
  • La notte di Lisbona (Die Nacht von Lissabon) (1962)
  • Ombre in paradiso (Schatten im Paradies) (postumo, 1971)
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