Bébi, il primo amore, di Sándor Márai, Adelphi

Bébi, il primo amore

Vi segnaliamo oggi Bébi, il primo amore, di Sándor Márai, pubblicato dalla casa editrice Adelphi nel 2024. Si tratta del primo romanzo dell’autore ungherese, scritto a soli ventotto anni. Questa opera è stata tradotta in italiano da Laura Sgarioto e fa parte della collana “Biblioteca Adelphi”.

L’autore

Sándor Márai (1900-1989) è stato uno dei più grandi scrittori ungheresi del XX secolo, noto per la sua profonda introspezione psicologica e la sua abilità narrativa. Nato a Kassa, oggi Košice in Slovacchia, visse un’esistenza segnata da continui spostamenti e dall’esilio, fuggendo dal regime comunista ungherese nel 1948. La sua opera è caratterizzata da una profonda malinconia e da un’analisi acuta della condizione umana.

L’opera

«A ben vedere, nella mia vita non è successo nulla» annota nel suo diario il protagonista e narratore di questo romanzo di Sandor Marai. Il libro racconta la storia di un professore di latino poco più che cinquantenne, celibe, e alieno da qualunque sentimento nei confronti dei propri simili. La sua vita è regolata da una routine maniacale fatta di lezioni, passeggiate, serate al circolo e rare visite a una casa di tolleranza. Tuttavia, durante un soggiorno alle pendici dei monti Tátra, qualcosa si incrina nel suo corpo e nella sua mente: si accorge di essere triste e «costantemente in attesa di qualcosa», al punto da confidarsi, quasi contro la propria volontà, con uno sconosciuto per il quale sembrava provare solo ripugnanza.

La crepa non farà che allargarsi quando gli verrà assegnata una classe dell’ultimo anno, in cui sono presenti sei ragazze. Con una raffinatissima e quasi diabolica abilità, Márai ci fa percepire, attraverso le parole stesse del professore, i cambiamenti che avvengono in lui allorché scopre che due dei suoi allievi stanno vivendo il primo amore. Un primo amore che, sebbene sia incapace di ammetterlo, forse sta sperimentando anche lui. E quando lo vedremo comprarsi un abito nuovo, tagliarsi la barba, e accettare perfino che il barbiere gli faccia dei massaggi per cancellare le rughe, sapremo che, come accade a von Aschenbach nella Morte a Venezia, il baratro che gli si è spalancato davanti non potrà che inghiottirlo.