Bestie

Bestie di Dizz TateNeri Pozza 2023

«Bestie è un romanzo eccentrico e affascinante, pieno di paura e affanno. L’ho adorato.» – Mariana Enríquez

«Una favola distorta e intrisa di realismo magico, Le vergini suicide reinterpretato alla maniera di Lynch». – The Observer

«Un’esplorazione del trauma adolescenziale e delle sue manifestazioni mistiche». – The New York Times Book Review

«In una polifonia in technicolor, Bestie è un’elegia ribelle sul mito dell’innocenza degli adolescenti. Il talento di Dizz Tate è sfacciato, folgorante». – Sophie Mackintosh

«L’esordio piú atteso di questa stagione». – Vogue

Falls Landing, Florida. Luogo di parchi a tema, palazzoni fatiscenti, bouganville bruciacchiate dal sole e di un lago immobile e scuro come un presentimento. Sulla scena, un gruppo di tredicenni che osserva tutto e tutti: Hazel, Britney, Leila, Isabel, Jody e Christian. Guardare è per loro un atto di potere che esercitano tenacemente e all’unisono. Si accovacciano tra i cespugli e studiano i maschi sul campo da basket, attirano adulti ignari e incolpevoli verso nidi di formiche rosse e aspettano le loro urla, notano il trucco sbavato delle madri, le rughe intorno agli occhi e alle labbra, e vegliano sulla tenda in cui i ragazzi più grandi si intrufolano di notte. Qui vedono spesso anche Sammy, la figlia del predicatore, oggetto privilegiato del loro guardare ossessivo. Lei è diversa, interessante. Ed è innamorata di Eddie, il bello della scuola. Poi, all’improvviso, Sammy scompare nel nulla. La camera da letto vuota, lo schermo del pc in frantumi, la comunità in panico. Le voci delle madri riecheggiano ovunque, senza tregua: «Dov’è Sammy? Dov’è? Dov’è? Dov’è?» Scrutando la scena da lontano, mentre gli adulti si affannano nelle ricerche e le malelingue si mettono al lavoro, il gruppo assiste compatto, vigile. Un’amicizia densa, costellata di piccole brutalità e gioie maniacali. Un tutt’uno rauco, singolare, che sfugge a ogni definizione se non a quella materna: «Bestie! Come si può essere bestie del genere?» Così dicono le madri di Falls Landing, che da parte loro sembrano preoccupate più che altro di sottrarre le figlie, e sé stesse, a una mediocrità annunciata sperando nel talent show annuale. Le madri non possono capire, non possono trovare Sammy. Quando una ragazza scompare, c’è chi glorifica e chi equivoca. Hazel, Britney, Leila, Isabel, Jody e Christian, un’unica mente come un alveare, si avvicinano pericolosamente al segreto più torbido che aleggia sulla cittadina. Ma tutto questo ha un prezzo. Ciò di cui le ragazze saranno testimoni le perseguiterà per il resto della vita, culminando in un’onda di pura ed eterna distruzione.

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Leggi l’intervista all’autrice a questo link

Noia, solitudine, ricerca ossessiva della bellezza: Bestie, il primo romanzo di Dizz Tate (Neri Pozza), racconta la provincia americana, la vita di un gruppo di adolescenti che lottano in maniera spietata contro la società da cui provengono. Siamo a Fall Landing, in Florida, e all’improvviso scompare nel nulla Sammy, la figlia del predicatore…

Sembra che dietro l’apparente idillio, i piccoli centri nascondano mostri. Ma si può ancora essere felici lì?
«Per i personaggi del mio libro la felicità è fuga; da sé stessi, dai loro corpi, dalle loro vite. Sognano eccitazione, glamour e amore, una vita cinematografica. Questo desiderio è condiviso da tutti i giovani, ma soprattutto da quelli che provengono da luoghi di provincia e dalle periferie. È naturale aspirare a una grande vita quando vieni da un posto limitato».

La noia è pericolosa?
«Sicuramente, ma ho sempre fiducia negli adolescenti e nella loro capacità di sconfiggerla in un milione di modi! Ricordo le lunghe estati in Florida. Una volta siamo rimasti senza scuola per quasi cinque mesi a causa degli uragani. L’estate è sempre stata selvaggia, la battaglia contro la noia particolarmente furiosa. Io e i miei amici abbiamo passato mesi a correre l’uno per il quartiere dell’altro, infinitamente creativi nel modo in cui lottavamo per divertirci. Una volta abbiamo fatto una gara a chi riusciva a resistere più a lungo senza farsi la doccia. Andavamo al campo da golf e rotolavamo giù per le colline scivolose dopo un temporale. Abbiamo litigato e ci siamo fatti promesse per tutta la vita. Abbiamo realizzato strani film con le fotocamere dei nostri genitori. Abbiamo provato a scrivere libri. A volte correvamo in giro urlando per il gusto di farlo. Qualunque cosa pur di farci ridere a vicenda. Tutto per vincere la noia».

Perché la solitudine terrorizza?
«È il nostro stato più comune e quello da cui è più difficile liberarsi. Quando sei un bambino e un adolescente, ti vengono venduti sogni piuttosto irrealistici; le persone belle e famose sono quelle che si innamorano, quelle che hanno delle belle case. Ciò che mi piace dell’amicizia femminile, soprattutto in giovane età, è che si tratta di un qualcosa di feroce contro la solitudine; esige una lealtà e una dedizione divorante e un’incredibile apertura. Condividi abitudini, desideri, segreti. Non mi sono mai sentita sola in quell’occasione.

È un mito l’innocenza dell’adolescenza?
«Penso che le persone siano innocenti e il mondo no, e non abbiamo così tante storie che ci insegnano in modo accurato la realtà. O siamo troppo critici, o troppo ingenui. I personaggi del mio libro vogliono vivere vite più spettacolari di quelle che dovrebbero avere. Questo li rende indifesi».

Quanto conta la bellezza nella società americana?
«Per le ragazze è tutto. E penso che ora questa idea sia ancora più estrema. La bellezza attira l’attenzione, il che, soprattutto da giovane, è la stessa cosa dell’amore».

La nostra infanzia è un paradiso dove tornare?
«Non per me! Non era il paradiso, ma non era nemmeno l’inferno. Forse in un certo senso era il purgatorio, un luogo di attesa. Un periodo solitario e affascinante, in cui vivi nei tuoi sogni».

Perché le vicende narrate sono per lo più ambientate attorno a un lago?
«Volevo qualcosa che rappresentasse una versione antica, inconscia del mondo, quella da cui tutti veniamo e quella a cui tutti ritorniamo. L’esperienza meravigliosa e inquietante di crescere in Florida è che vivi in una struttura fragile all’interno di un luogo profondamente brutale. Uragani, temporali, inondazioni, paludi, alligatori, ogni sorta di creature velenose. Il lago per me rappresenta questa oscurità. I laghi prendono il loro tempo, aspettano che ti avvicini e poi possono consumarti».

A un certo punto scrive «alcuni uomini riescono ad amare le donne solo attraverso l’umiliazione»…
«Stavo cercando di rappresentare l’idea che, nelle relazioni, per assoluta ingenuità gli uomini si prendono la tua vita, il tuo tempo, e lo usano per sé stessi senza pensarci due volte. Questa è un’umiliazione, ma per loro è una forma naturale di amore».

Perché le giovani protagoniste del libro sono «bestie»?
«Questo libro è come il campo di battaglia finale tra ciò che è naturale per i miei personaggi a tredici anni e ciò che il mondo li costringerà presto a diventare. La loro innocenza li rende potenti. Non hanno idea della propria vulnerabilità e si offenderebbero se gliela facessero notare. Sono forti, terrorizzati dalla solitudine. Il mondo è in attesa, pronto a presentare il suo pieno e mostruoso potere, ma loro non vogliono accettarlo. Le chiamo bestie perché non sono disposte ad adattare il loro comportamento a quello che dovrebbe essere una ragazza. C’è quindi una lotta».

Nascondono le bestie dentro loro stesse o le esasperano?
«Ho la sensazione che stiano cercando di fare entrambe le cose, il che sembra assurdo, confuso, devastante, esilarante; come avere tredici anni».

Qual è la differenza tra chi vuole sperimentare sofferenza e amore e chi vuole capirli?
«È la discrepanza tra le persone che affrontano le esperienze senza paura, senza pensare alle conseguenze, e quelle che stanno in un angolo e osservano, cercando di prevedere cosa accadrà e di proteggersi dal dolore».

Perché spesso si finge di essere felici?
«Le mie ragazze non fingono di essere felici, ma forzano la felicità nelle loro vite contro ogni previsione. È un modo di sconfiggere i sistemi che cospirano contro di esse».

Tramite la perfidia si può essere più onesti?
«È difficile essere totalmente onesti, su chi sei, su chi sono le altre persone. Viviamo fingendo che le cose siano migliori, o potrebbero essere migliori. La fantasia ci è di conforto. Ma come si fa a essere onesti o disonesti quando non capiamo quasi nulla, tanto meno noi stessi?».