Gabriele D’Annunzio, nato il 12 marzo 1863 a Pescara, Italia, è stato uno scrittore, poeta, politico e eroe nazionale italiano. Proveniente da una famiglia borghese, si distinse fin da giovane per la sua condotta indisciplinata e il suo desiderio di primeggiare negli studi.

Dopo un precoce successo con la sua prima raccolta poetica “Primo vere“, D’Annunzio si trasferì a Roma nel 1881, conducendo una vita sontuosa e dedita alle avventure amorose. Nel 1883, dopo un matrimonio tumultuoso con la duchessina Maria Hardouin di Gallese, pubblicò opere come “L’Intermezzo di rime” e “Isaotta Guttadàuro ed altre poesie“.

Dopo un periodo di difficoltà finanziarie, trascorse due anni a Napoli prima di tornare in Abruzzo nel 1894. Nel corso degli anni successivi, scrisse romanzi come “Il piacere” (1889) e “Il trionfo della morte” (1894), e intraprese una relazione con l’attrice Eleonora Duse.

D’Annunzio iniziò una carriera politica nel 1897, venendo eletto deputato, ma presto si allontanò dalla destra politica per aderire all’estrema sinistra. Nel 1910 pubblicò il romanzo “Forse che sì, forse che no” e successivamente si rifugiò in Francia per sfuggire ai creditori.

Durante la prima guerra mondiale, D’Annunzio tornò in Italia e divenne un eroe nazionale, partecipando a imprese belliche e sostenendo la causa interventista. Dopo la guerra, si ritirò presso Gardone sul lago di Garda, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita, celebrato come eroe nazionale.

Morì il 1º marzo 1938, lasciando un’eredità controversa e complessa, sia per il suo contributo alla letteratura italiana che per il suo coinvolgimento nella politica e nelle imprese militari.

Libri recensiti:

 

  • Il piacere

    Descrizione

    Il Piacere è il primo dei tre Romanzi della Rosa di D’Annunzio, pubblicato nel 1889. La “rosa” allude alla voluttà, tema comune ed esplicito di tutti e tre i romanzi. Al centro del libro la figura di Andrea Sperelli, un conte, elegantissimo, circondato dal lusso, alto di statura, poeta e acquafortista di soave sensibilità. Abbandonato nel colmo della passione dall’amante, Elena Muti, egli cerca di dimenticarla svolazzando di fiore in fiore. Diventa così l’amante di una donna dall’inclinazione decisamente spirituale, Maria Ferres. Ma le due donne in realtà si somigliano, se non altro fisicamente. Il conte arriva a sfogare su Maria la libidine che ancora gli desta il ricordo della prima amante, fino al momento in cui non gli sfuggirà uno scambio di nome che renderà evidente il vero oggetto della sua passione.

  • L’innocente

    Descrizione

    Tullio Hermil, dal temperamento inquieto e sensuale, è il marito di Giuliana. Un giorno apprende che la donna lo ha tradito e aspetta un figlio da un altro uomo. Comincia cosi a nutrire odio verso quel figlio non suo e, una notte, espone il bambino al gelo provocandone la morte. I temi de “L’innocente” sono quelli della colpa e dell’espiazione, cari alla grande narrativa russa dell’Ottocento, fusi con le aspirazioni del naturalismo francese: ne risultano le pagine più inquiete e coinvolgenti della prosa dannunziana.

  • La Figlia di Jorio

    Notizia sul testo, Note di commento, Cronologia della vita di Gabriele d’Annunzio a cura di Annamaria Andreoli. Nell’ebook si ripropone il testo di La figlia di Iorio raccolto in Tragedie, sogni e misteri, a cura di Annamaria Andreoli, con la collaborazione di Giorgio Zanetti, «I Meridiani», Mondadori, Milano 2013. Gli apparati informativi riproducono quelli pubblicati nell’edizione dei «Meridiani»; la Cronologia riproduce quella pubblicata nel primo tomo delle Prose di ricerca (a cura di Annamaria Andreoli e Giorgio Zanetti, «I Meridiani», Mondadori, Milano 2005). Scritta nel 1903, rappresentata nel 1904 e dopo due anni musicata, La figlia di Iorio è senza dubbio il capolavoro teatrale di Gabriele d’Annunzio, l’opera drammatica che più si avvicina, per toni e motivi, alla poesia delle Laudi. La vicenda appassionata e tragica di Aligi, che ha «dormito settecent’anni», e di Mila di Codro, peccatrice nel senso più arcaico e favoloso del termine, non ha infatti di reale che alcuni momenti indispensabili: il resto, il valore definitivo, bisogna ricercarlo nel modo con cui la realtà, per pura forza di poesia, riesce a trasformarsi in mito. La chiave di lettura di questa tragedia delle «nostalgie abruzzesi» è dunque nel senso totale della rappresentazione, nei sentimenti corali e religiosi che animano questi personaggi che, perduti i loro contorni concreti, si dissolvono in figure di sogno, in una dimensione lirica e senza tempo.