FATTI E LIBRI: Pasta italiana e “Camere separate” di Pier Vittorio Tondelli

Il patron di un colosso alimentare si è lasciato andare a una dichiarazione che, sul piano del marketing, potrebbe essere alternativamente una scelta strategica ben precisa del target commerciale di riferimento o una gaffe. La frase incriminata è:  «Mai uno spot con famiglie gay, se a qualcuno non va, mangi un’altra pasta».

Secondo un costume assai diffuso in Italia, che può essere icasticamente rappresentato dall’immagine di chi lancia il sasso e poi nasconde la mano, in un secondo tempo l’industriale ha ritrattato la sua infelice e forse inutile esternazione: questo atto lascia pertanto ipotizzare che  si tratti di un errore – certamente indice di una mentalità – piuttosto che di una lucida scelta commerciale. Anche perché le strategie di marketing insegnano che adesso qualche competitor potrebbe cavalcare la frase in senso opposto…

Come abbiamo già detto in svariate occasioni, noi non ci occupiamo né di politica né di tecniche commerciali: ma di idee sì, le idee letterarie sono il nostro campo.

E il fatto sopra riportato ci conduce per mano, dritti dritti, verso l’opera di un autore prematuramente scomparso: quel Pier Vittorio Tondelli che la critica letteraria ha recentemente riscoperto e valorizzato (cfr “Pier Vittorio Tondelli o la scrittura delle occasioni autobiografiche”, Edizioni Sinestesie) anche  come precursore di movimenti letterari (su tutti quello dei “giovani cannibali” degli anni novanta con un’opera messa all’indice, “Altri libertini”).

La cronaca ci fornisce l’occasione per segnalare “Camere separate”, un’intensa storia d’amore e di morte nella quale Tondelli trasfonde in modo drammatico e profondo il suo sentire.

Eros

L’amore tra Leo e Thomas ha caratteristiche canoniche nella sua genesi (“Nessuno può tenere distanti due persone che si appartengono e che si stanno cercando”) e nel suo divenire (“Le parole non sono contemplate in questo momento per entrambi primordiale, arcaico, in cui la vita chiama la vita attraverso la più profonda energia della specie”). A volte il sentimento  sorprende per il romanticismo, come nell’occasione di un regalo: “due copie di uno stesso romanzo affinché lo potessero leggere insieme”. Lo stesso amore è connotato da preoccupazioni (“Che fine avrebbe fatto il loro amore? Dovevano per forza normalizzare un rapporto che la società non poteva recepire come norma?… Non sarebbero diventati, nel corso del tempo, due androidi isterici…?”) e modalità (“Voleva continuare a essere un amante separato, voleva continuare a sognare il suo amore e a non permettergli di infangarsi nella quotidianità”) volte a scongiurare l’isterilirsi di un rapporto fondamentale.

Thanatos

La morte tende un agguato ingiusto a Thomas e precipita Leo in una crisi abissale. Tondelli rappresenta la morte con il vigore plastico (“Si porterà dentro per anni, fino alla fine, lo sguardo del bambino-Thomas sul letto estremo della sua camera separata”) di una Pietà (“Quando lo aveva visto sul letto di morte, avvolto nel sudario, aveva pensato proprio a questo, a Thomas che stava trasformandosi nel Thomas-bambino”) scolpita da un artista che si interroga (“L’atto contro natura non era tanto la morte dell’uomo più giovane, quanto la sopravvivenza forzata del più vecchio”) in modo tragico sul senso delle cose. Per delineare idee disperate (“Con Thomas non è morto solo l’amore, ma anche la sua, personale, strategia d’amore”) in un commovente tentativo di elaborare il lutto (“La sua diversità, quello che lo distingue dagli amici del paese in cui è nato … è … proprio il suo scrivere, il dire continuamente in termini di scrittura quello che gli altri sono ben contenti di tacere”).

Di fronte a quest’opera siamo ancora sicuri che l’amore abbia un genere?

E che dimensione assumono alcune affermazioni?

Bruno Elpis