Cara Silvia

Cara Silvia – Lettere per non dimenticare di Enzo Tortora

Cara Silvia di Silvia Tortora (Marsilio, collana Le maschere) – Il 17 giugno 2023 saranno trent’anni esatti dall’arresto di Enzo Tortora. Presentatore tivù con 28 milioni di spettatori al tempo di “Portobello”, improvvisamente trasformato in mostro, detenuto, camorrista, poi eletto deputato europeo, Tortora è diventato, suo malgrado, il simbolo dell’ingiustizia all’italiana. Su questa vicenda è stato scritto molto, sia in termini giuridici che giornalistici. Eppure chi ricorda la storia del presentatore dato in pasto ai media in manette, processato sui giornali prima che nelle aule dei tribunali? Il volume raccoglie le lettere che Tortora scrisse alla figlia Silvia prima dal carcere di Regina Coeli, poi da quello di Bergamo e dalla sua casa di Milano, dove scontò gli arresti domiciliari.

Silvia Tortora, la figlia di Enzo, ha curato la realizzazione del film Un uomo perbene (Regia: Maurizio Zaccaro – Interpreti: Michele Placido, Stefano Accorsi, Giuliano Gemma, Mariangela Melato, Giovanna Mezzogiorno, Leo Gullotta) – Nel giugno 1983, Enzo Tortora riceve una telefonata che gli preannuncia una notizia Ansa del giorno dopo: “Arresteranno Enzo Tortora”. Venerdì 17 giugno, ore quattro e un quarto, all’hotel Plaza dove alloggia il presentatore arriva un’auto da cui scendono dei carabinieri che chiedono di lui: l’accusa? Associazione per delinquere e droga. Inizia un calvario giudiziario e umano che porta Tortora da una prigione all’altra nel tentativo di provare la sua innocenza. La vera storia del presentatore televisivo Enzo Tortora.

Silvia Tortora è morta il 10 gennaio 2022. Per tutta la vita ha seguito le orme del padre Enzo e lo ha difeso. Giornalista per la tv e per la carta stampata,  era nata a Roma il 14 novembre del 1962: aveva 59 anni ed era ricoverata da qualche tempo in una clinica romana. Aveva speso gran parte della sua carriera in Rai, occupandosi di ricostruire la storia del nostro Paese. A lungo aveva lavorato con Gianni Minoli, a Mixer, già a partire dal 1985. In seguito era entrata nella redazione di “La storia siamo noi”, realizzando una serie di interviste.

Assieme alla sorella minore Gaia, la giornalista è sempre stata in prima linea nella difesa delle ragioni del padre: nel corso del processo che lo vide condannato e poi assolto per associazione camorristica, ma anche dopo la morte. Silvia ha voluto ricordare e ricostruire la figura del papà attraverso il  film Un uomo perbene di Maurizio Zaccaro: il soggetto era suo e le è valso nel 1999 il nastro d’argento al Festival di Taormina.  «Dal mio punto non è cambiato nulla: sono 30 anni di amarezza e di disgusto — ha detto in occasione del trentesimo anniversario della morte di Enzo Tortora —. Mi aspettavo una riforma del sistema giudiziario, invece non è accaduto. I processi continuano all’infinito. Anzi in trent’anni c’è stata una esplosione numerica».

La giornalista ha lavorato anche per la carta stampata: dopo aver collaborato con il settimanale Epoca ha pubblicato diversi libri, tra cui Cara Silvia (Marsilio) che raccoglie le lettere che il padre Enzo le scrisse dal carcere. Dal 2009 ha condotto Big con Annalisa Bruchi, su Rai 3. Era mamma di due figli, Philippe e Michelle, avuti dal marito, l’attore francese Philippe Leroy.