Cinque domande a Franco Forte

D – “Cesare l’immortale” si differenzia dal precedente Caligola per le tinte fantasy e per l’abbandono della plausibilità storica…
R – Be’, no, in realtà tutto è coerente e plausibile proprio con i lasciti storici. A dirla tutta, forse è più credibile la mia idea che Cesare non sia stato così sciocco da farsi ammazzare come un pivello ma abbia organizzato lui stesso la famosa congiura delle Idi di marzo. E tutto ciò che viene dopo è sì fantasia, ma in parte basata su studi storici che mi hanno dato materiale coerente e concreto da sviluppare, dall’altra sul mito greco e latino, che per millenni hanno influenzato la vita pubblica e privata delle principali civiltà del mondo antico. Io, da me, non ho inventato praticamente nulla…

D – Nella narrazione la mitologia classica – greca o romana – cede ben presto il passo a quella nordica, in un vistoso scontro tra mentalità che, considerata l’epoca storica, dovevano essere ben distanti. A quali fonti hai attinto per questa incursione nordica?
R – A tutte quelle possibili, e ce ne sono tante. Sfilacciate, disperse, disgregate, ma… concrete, studiate, riportate dagli storici antichi e moderni. Il mio è stato un lungo lavoro di scavo archeologico nelle fonti, e tutto quello che ho scritto non è mai stato parto della mia fantasia, ma ho sempre raccolto queste informazioni dal mito, dalla leggenda e dalla Storia.

D – Ma il segreto del terribile stregone druido che la legio Caesaris incontra in Irlanda risiede tutto nelle erbe?
R – Sembrerebbe di sì. E per me non è stata una cosa del tutto nuova, anzi. Nel mio Gengis Khan racconto di come gli sciamani mongoli erano soliti respirare la “polvere dei morti”, derivata da erbe mischiate alla cenere dei morti, che favoriva allucinazioni e, nelle loro credenze, li rendeva più vicini agli dei.

D – Il finale tra i ghiacci dell’Islanda mi ha ricordato in qualche modo l’epilogo del Gordon Pym di Poe (lì siamo in Antartide, però). Anche lì predominano gli aspetti fantastici della narrazione…
R – Be’, io qui mi sono appoggiato alle credenze del mito nordico, mischiando forse in modo un po’ azzardato (ma consapevole) le divinità greche e latine con quelle vichinghe e, prima ancora, celtiche, dando vita a qualcosa che credo non sia mai stato scritto prima.

D – Cesare l’immortale può ben rappresentare una lettura d’intrattenimento anche nel prossimo mese, per eccellenza dedicato alle vacanze. Cosa consiglia Franco Forte per aumentare la fruibilità della lettura del suo romanzo?
R – Una bella colonna musicale d’impatto, un Wagner o un Ravel.

Ringraziamo Franco Forte per le risposte e gli diamo appuntamento alla prossima avventura… in terra d’Egitto, vero?

di Bruno Elpis