Consigli di lettura alla generazione Z

Consigli di lettura alla generazione Z

I cinque finalisti al Premio Strega (assegnato l’8 luglio  a Due vite) – ossia Emanuele Trevi, Edith Bruck, Donatella Di Pietrantonio, Giulia Caminito, Andrea Bajani – nel corso di un’intervista hanno dichiarato quale sia il loro libro del cuore.

Emanuele Trevi ha scelto Il maestro e Margherita di Bulgakov.

Andrea Bajani ha indicato  La vita è altrove di Milan Kundera.

Giulia Caminito ha selezionato Cime tempestose di Emily Bronte.

Donatella Di Pietrantonio ha dichiarato di prediligere  Fontamara di Ignazio Silone.

Edith Bruck ha scelto l’ultimo libro di Erri De Luca, intitolato A grandezza naturale.

Questi invece i titoli consigliati dai finalisti ai ragazzi.

Giulia Caminito ha scelto Il catalogo dei giorni di Luca Tortolini e Daniela Tieni – La nostra vita è fatta di giorni. Siano essi lieti, tormentati, colmi d’amore o rabbia, tumultuosi o anche noiosi. Questo libro ce ne descrive una carrellata velocissima. Una storia sul significato dello scorrere della vita, qualunque esso sia.

Edith Bruck segnala Sparare a una colomba di David Grossman – Da sempre la presenza di David Grossman sulla scena internazionale va oltre i suoi romanzi: i suoi saggi e interventi su politica, società e letteratura sono ormai diventati un punto di riferimento ineludibile per tantissimi lettori ai quattro angoli del mondo. “La situazione è troppo disperata per lasciarla ai disperati” sostiene. La dimensione personale che è al centro della sua narrativa è indissolubilmente legata a quella politica. Ed è per questo motivo che, nei saggi e nei discorsi che compongono questo libro, Grossman non si limita ad analizzare la situazione di Israele cinquant’anni dopo la Guerra dei Sei Giorni, a descrivere le conseguenze dell’impasse politica in Medio Oriente o dell’abbandono della letteratura nell’era post-fattuale, o a parlare di Covid, ma finisce sempre per raccontarci qualcosa della sua esperienza personale. Questa appassionata e lucida difesa dei valori della libertà e dell’individualità, la strenua opposizione a disfattismo e disimpegno prendono corpo in questi testi, che faranno certamente breccia nelle menti e nei cuori dei suoi lettori.

Andrea Bajani punta su una raccolta di poesie di Adelelmo RuggieriLa città lontana – Dopo una lunghissima incubazione, Adelelmo Ruggieri (1954) appare sulla scena poetica nel 2003, con “La città lontana”, primo tempo della trilogia che in questo volume finalmente si raccoglie e si offre a tutti i lettori di poesia. Pochi titoli di grande valore, scarse o nulle apparizioni pubbliche, totale assenza di esibizione, vita appartata e modesta: sono gli ingredienti che fanno di questo autore una piccola leggenda della poesia contemporanea italiana, conosciuta e ammirata malgrado la difficoltà di reperire concretamente i suoi libri. In apertura la rievocazione di una scena infantile culmina nel verso “E io sedevo sul gradino e restavo a guardare”: e in quell’antica postura, nello sguardo laterale che privilegia sempre l’oggetto visto sul soggetto osservante, già si colgono le caratteristiche particolari, quasi walseriane, di questa poesia. La vista e il mite attraversamento (il tema della passeggiata, nello spazio e nella memoria, è frequentissimo), la brevità e la misura (fraterna al binomio di un altro grande poeta marchigiano, Francesco Scarabicchi: “il garbo e la misura”), la nuda semplicità del dire: questi gli strumenti con cui Ruggieri esplora il mondo, dal vicino al lontano, dal basso all’alto: “A sinistra la congettura di sé / In alto i pianeti, in basso la terra”. Il risultato è una sorprendente felicità espressiva; sotto gli occhi del lettore “l’aria poi si pulisce e il cielo diventa / Più celeste che mai”

Donatella Di Pietrantonio evoca il realismo magico del Gabriel Garcia Marquez di Cent’anni di solitudine – Da José Arcadio ad Aureliano, dalla scoperta del ghiaccio alla decifrazione delle pergamene di Melquíades: sette generazioni di Buendía inseguono un destino ineluttabile. Con questo romanzo tumultuoso che usa i toni della favola, sorretto da un linguaggio portentoso e da una prodigiosa fantasia, Gabriel García Márquez ha saputo rifondare la realtà e, attraverso Macondo, creare un vero e proprio paradigma dell’esistenza umana. Un universo di solitudini incrociate, impenetrabili ed eterne, in cui galleggia una moltitudine di eroi.

Emanuele Trevi racconta lo stupore per un volume di Annamaria Zesi che ripropone la favola di Apuleio, Amore e Psiche, «la favola più bella del mondo», in tutte le sue più diverse versioni.