Consigli di lettura di Rovelli

Consigli di lettura di Rovelli

In un’intervista al fisico e scrittore dopo l’uscita del suo ultimo libro «Lo sapevo qui, sopra il fiume Hao», il premio Nobel Carlo Rovelli indica i cinque libri da leggere nella vita. Scopriamo quali sono.

I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij 

Il continuo e violento contrasto tra padre e figli è la tematica centrale del romanzo, forse il più articolato di Dostoevskij. Fëdor, vecchio malvagio e libertino, con il suo carattere arrogante e tirannico suscita l’odio dei quattro figli Alësa, Dmitrij, Ivan e dell’illegittimo Smerdjakov. Accomunati dal profondo disprezzo per il padre, i fratelli Karamazov si presentano con caratteri profondamente diversi: Alësa, il minore, è novizio in un convento, ma si trova costretto a tornare a casa dopo l’omicidio del padre; Dmitrij, giovane impulsivo e appassionato, si innamora di Grusenka, una seducente ragazza amata anche da Fëdor; Ivan è un arguto e raffinato intellettuale, diviso tra fede e ateismo, mentre Smerdjakov, a causa della sua epilessia, viene ridotto alla condizione di servo della casa. Quando l’anziano padre viene ucciso, il primo ad essere accusato è Dmitrij, colui che ha il motivo più evidente per volersi liberare di Fëdor. Nel raccontare le vicende umane della famiglia Karamazov – il conflitto generazionale, la disgregazione e il crollo dei valori e delle regole della società patriarcale, che sfociano nel parricidio, manifestazione più alta e concreta di questi nuovi sentimenti – Dostoevskij mostra tutta la potenza evocativa della sua scrittura che da sempre conquista i lettori di tutto il mondo.

Storia di Genji, il principe splendente di Murasaki Shikibu

Il Giappone dell’epoca Heian (IX-XII secolo): un paese chiuso, isolato dal continente asiatico, che contiene un altro paese chiuso, quello dell’aristocrazia di corte, al cui interno si trova il microcosmo delle nyobo, l’élite delle dame. Nella più ovattata di queste scatole cinesi, gineceo dell’aristocrazia, si svolge la storia del principe Genji, luminoso per intelligenza, cultura, bellezza: gli amori delle dame di corte, delle spose, e le lotte per il potere, nel più importante romanzo della letteratura giapponese classica.

Il sogno della camera rossa (Il romanzo della pietra) di Tsao Chan 

Un libro che nella Cina del 1765 riuscì a raccontare l’amore tra gli adolescenti; un libro che mise in scena idee che fondono pietre per riparare la volta celeste, fiori che promettono di restituire in forma di lacrime l’acqua con la quale sono stati coltivati, bambini che nascono con in bocca una giada. Questo libro, considerato uno dei massimi capolavori della narrativa cinese della dinastia Ching, è “Il sogno della camera rossa”. Con i suoi circa 450 personaggi che ruotano intorno al destino di Pao-yu, di sua cugina Tai-yu e di Po-ch’ai, in un mulinare continuo di sortilegi che attingono alla tradizione taoista, al sogno e all’allegoria metafisica, questo libro enciclopedico e commovente è un esempio di narrazione unica nel suo genere.

Odissea di Omero  

«La radice dell’Odissea è un albero d’olivo», ha scritto Paul Claudel. Su quest’albero radicato nella terra, Odisseo ha costruito il suo letto nuziale, al centro della casa, nel cuore del suo regno. È il perno intorno a cui ruota la sua vita, il punto di partenza che coincide con la meta. L’Odisseo di Omero è un guerriero che non ama le battaglie, un navigatore che non ama il mare. Il suo lungo viaggio di ritorno è un’avventura di dolore e di angoscia, la vera guerra è quella che combatte in patria, tra le mura della sua casa: per ricomporre gli affetti e restaurare il dominio, per poter vivere e invecchiare in prosperità e in pace.

L’ epopea di Gilgames  

“L’epopea di Gilgamesh” è il più antico poema epico della storia dell’umanità: risale al terzo millennio a.C. Una storia in cui i grandi temi della vita – l’arroganza del potere, l’amicizia, il destino dell’uomo e il desiderio dell’immortalità, il cammino necessario per conoscere sé e diventare uomini giusti nel rapporto con gli altri… – trovano poetica e commovente espressione. «Vi narrerò di Gilgamesh, colui che vide tutto. Proclamerò al mondo le sue grandi imprese. Lui che esplorò i paesi più lontani e percorse sentieri per conoscere l’ignoto. Lui che indagò ogni cosa segreta, e volle raggiungere l’irraggiungibile. Di lui fu scritto sulla stele di pietra» (“L’epopea di Gilgamesh”, poema sumero, terzo millennio a.C.).
Con Gilgameš, almeno millecinquecento anni prima di Omero, si manifesta la figura dell’eroe nella letteratura, una volta per sempre. Campeggiante fra cielo e terra, confitto in una macchina cosmica che appunto in Mesopotamia venne perfezionata, è il primo personaggio, la prima voce di singolo che ci parla. Per due terzi divino, per un terzo umano, Gilgameš re di Uruk vuole ciò che vorranno tutti gli eroi: vincere il mostro. Ma l’eroe evoca naturalmente un doppio, un rivale che diventerà il compagno per eccellenza: e allora appare Enkidu, l’uomo che lascia la vita selvaggia per seguire l’eroe e trovare la morte. I mostri che i due amici avevano ucciso insieme non erano dunque i soli, né i più forti…