Creatività e follia

Seguire il proprio estro significa assecondare i fantasmi della mente, andare contro tutto ciò che è ordinario, banale, “normale”. Significa affrontare chi non crede, chi della vita ha una visione ristretta ed unilaterale, chi fa di tutto per distoglierti dalle tue idee, sia pur convinto di agire per il tuo bene.

E questo costa sofferenza, una sofferenza spesso insopportabile, devastante.

Era come se la sua insopprimibile vena artistica, la sua sensibilità, avesse finito per scontrarsi con una vita familiare che forse non le corrispondeva, e questo l’aveva schiacciata”. A parlare è il dottor Gabrici (intervistato da Paolo Foschini, “Corriere della Sera”), ossia “il dottor G” di Alda Merini, rinchiusa per quasi dieci anni in un manicomio di Milano.

 E proprio Enzo Gabrici ha curato la prefazione per il volume “Lettere al dott G”, testi scritti dalla poetessa a cavallo tra gli anni ’60 e ’70.

Alda Merini, scomparsa il 1 novembre 2009, non amava parlare dell’esperienza vissuta in manicomio. Anche a proposito dell’opera “L’altra verità – Diario di una diversa”, diceva: “Il vero Diario non è mai stato scritto e io sola, la mia anima, ne è l’unica depositaria”.

Sappiamo, però, che provò l’orrore dell’elettroshock, e ci ha raccontato della spaventosa anticamera che lo precedeva.

L’argomento mi ha suscitato una sorta di triste curiosità, anche perché ho ricordato che pure Coelho è stato rinchiuso in un manicomio.

Le sue energie e le sue velleità artistiche non erano comprese, ma anzi frustrate dall’ambiente che lo circondava. Lo stesso padre sognava per lui un futuro da avvocato…

Il tempo trascorso da “pazzo” Coelho lo ha trasferito in “Veronika decide di morire”,  uno dei suoi libri più riusciti, a mio parere.

I testi della Merini che ho menzionato, invece, non li ho ancora letti…

Mi piacerebbe capire se l’arte l’ha fatta rinchiudere o se l’ha salvata…. O tutte e due le cose.

Chi li ha letti?

di Marika Piscitelli