Dare la vita

Dare la vita di Michela Murgia

Pagine straordinarie che ci permettono di entrare nelle infinite sfaccettature degli affetti e di comprendere come aprire all’altrə non riduce ma amplifica l’amore.

Si può essere madri di figlie e figli che si scelgono, e che a loro volta ci hanno scelte? Si può costruire una famiglia senza vincoli di sangue? La risposta è sì. La queerness familiare è ormai una realtà, e affrontarla una necessità politica, come lo è quella di un dialogo lucido e aperto sulla gestazione per altrə, un tema che mette in crisi la presunta radice dell’essere donne. Interrogarci, discutere intorno a questa radice significa sfidare il concetto di normalità e naturalità a cui siamo abituati. Michela Murgia lo ha fatto per anni, nei suoi libri e sui social, e nelle ultime settimane di vita ha raccolto i suoi pensieri per donarci questo pamphlet densissimo e prezioso, in cui ci racconta – partendo dall’esperienza personale – un altro modello di maternità, come si possa dare la vita senza generare biologicamente, come i legami d’anima possano sommarsi ai legami di sangue.

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È tra le uscite più attese del 2024: il 9 gennaio arriva in libreria il libro inedito di Michela Murgia. Titolo Dare la vita, editore Rizzoli, curatore Alessandro Giammei, membro della famiglia queer della scrittrice, scelto come curatore della sua opera. Sapevamo che Michela Murgia aveva continuato a lavorare fino alla fine, ora arriva la conferma dell’uscita del pamphlet annunciato sulla genitorialità.

Consegnato prima della sua morte, avvenuta il 10 agosto 2023, è “un libro toccante, sulla famiglia. Doveva essere solo sulla Gpa (gestazione per altri, ndr) ed è diventato un libro più profondo sul senso della genitorialità e parentela”. Così Giammei aveva raccontato all’Ansa il progetto il giorno dopo la scomparsa della scrittrice.

Il tema è quello che a Michela Murgia stava negli ultimi tempi più a cuore: si può essere genitori senza vincoli di sangue con i propri figli? Murgia credeva alle famiglie fondate su legami affettivi: si sta insieme perché ci si sceglie.

La queerness familiare ruota intorno a questa libertà. Legami d’anima e legami di sangue possono convivere, sommarsi. Quello che Murgia difende è un altro modello di maternità. Idee coerenti con la sua vita. Murgia aveva scelto quattro “figli dell’anima”: oltre ad Alessandro Giammei, al quale ha affidato morendo la curatela della sua opera, Raphael Luis, Francesco Leone e Michele Anghileri.