De Sanctis, Antonello – Intervista allo scrittore e paroliere

Per i lettori de i-LIBRI un ospite di tutto riguardo. Antonello De Sanctis ha avuto un grandissimo successo come paroliere, scrivendo canzoni come “Anima Mia” dei Cugini di Campagna e “Padre Davvero” di Mia Martini, oltre a molti testi per Nek (tra i quali, “Laura non c’è”), Mietta, Nicola di Bari, i Collage, Raffaella Carrà, Paolo Meneguzzi ed altri ancora.

Nel 2007 Antonello ha esordito come scrittore con il libro autobiografico dal titolo “Non ho mai scritto per Celentano”. Nel maggio 2010 è stato invece pubblicato il suo primo romanzo, “Oltre l’Orizzonte”.

Antonello, innanzitutto grazie per averci dedicato un po’ del tuo tempo. La tua storia è certamente molto interessante. Lo scrivere è sempre stato un elemento centrale della tua vita professionale. Cosa ti ha spinto però a cambiare genere e cimentarti con un libro?

Scrivere testi di canzoni è come muoversi sulle rotaie di un tracciato prestabilito. Comporta il doversi adeguare allo stato d’animo del compositore, il rispetto di una metrica e, soprattutto, il non perdere di vista le caratteristiche del personaggio che interpreterà il brano. Un romanzo invece consente libertà di movimento e sa di spazi aperti. Un paroliere è al servizio degli altri, uno scrittore appartiene solo a se stesso.

Sono molto curioso di comprendere come ci si avvicina al mondo della musica… Come hai intrapreso il mestiere di paroliere? E’ una cosa che avresti sempre voluto fare, o l’opportunità di sfruttare il tuo talento si è presentata casualmente?

Come racconto su “Non ho mai scritto per Celentano”, da ragazzo volevo fare il cantante. Sostenni un provino presso l’allora Rca e presentai due inediti dei quali avevo elaborato il testo. Come interprete non suscitai molto interesse, furono invece apprezzate le cose che avevo scritto e mi fu proposto di cimentarmi in un mestiere del quale conoscevo a malapena l’esistenza. Rinunciai a cantare, provai a fare il paroliere e la mia voglia di stare nella musica ebbe una svolta del tutto casuale. Erano i primissimi anni ‘70. La discografia importante, pur dimostrando stima e gradimento per il mio lavoro, si avvaleva già di collaboratori consolidati e non mi concedeva molte chance. Non m’interrogai più di tanto su questo ma cercai di affinarmi, di capire, di insistere. Mi resi subito conto che dovevo evitare di scrivere per cantanti affermati, non ce l’avrei fatta. Mi affidai così ad artisti esordienti prendendomi i rischi che questo comportava. Fortunatamente questi artisti si chiamavano Cugini di Campagna, Paolo Frescura, Collage e, da ultimo, Nek. Se qualche risultato sono riuscito a ottenerlo, non devo ringraziare altri che la mia tenacia, il mio intuito e, non ultima, una buona dose di fortuna.

Sulla base dei commenti che ho avuto modo di leggere, posso di certo affermare che il tuo libro ha meritatamente riscosso un discreto successo. Molti sono stati i giudizi positivi di lettori che hanno trovato la tua storia molto coinvolgente. Com’è nata? E come mai hai deciso di esordire trattando un argomento così delicato come il cancro?

Una storia trova condivisione, secondo me, se è vera e se l’autore riesce a trasferire sulla carta le tenerezze, gli entusiasmi o le delusioni che gli escono dallo stomaco. Allora è probabile che chi legge entri nella sua stessa lunghezza d’onda. Non è consentito barare a chi scrive e Matteo, il protagonista del romanzo, racconta qualcosa che ho realmente vissuto. Ho provato dolore nel ripercorrere certi episodi del passato, ho lasciato sui fogli le angosce, le speranze e le amarezze di un periodo che gli avvenimenti mi avevano messo con le spalle al muro.

Il cancro è una brutta faccenda, ancora irrisolta purtroppo, e l’errore più grande che possiamo commettere è di fare finta che non ci riguardi, che tocchi sempre a un altro. Il fatto è che se questa malattia si affronta troppo tardi, non basta un grande amore a guarirla. Devolvo gran parte dei proventi del mio libro alla ricerca ed è una piccola goccia nel mare lo so, ma è un modo per mantenerci vigili, in attesa che la scienza trovi soluzioni risolutive. Non si può morire di tumore oggi.

Ci dai qualche notizia in più, esempio sulla reperibilità di Oltre l’orizzonte?

Alcune mie amiche hanno creato su Face book una bella pagina dedicata interamente al libro ed io sono molto presente in quello spazio.

Ci sono curiosità, brani del romanzo, interviste, recensioni, la splendida canzone di Francesco Arpino, che porta lo stesso titolo del libro e della quale ho curato il testo, c’è il quadro ispirato al libro della pittrice Tilde Costetti e, soprattutto, c’è un’aria che sa di casa.

Ti ritieni soddisfatto, sino ad ora, della tua esperienza di scrittore? Hai in programma di pubblicare altri libri? O magari stai già lavorando? Ci daresti qualche anticipazione?Credo proprio che privilegerò questa strada per il futuro. Sì, ho un altro romanzo nel cassetto. E’ una storia normale, di ragazzi normali, accompagnata da un po’ d’implicazioni che mi costringono a continue revisioni e ripensamenti.

Parlo di universi paralleli che si muovono di là dal nostro piano cognitivo ma che ci sono tuttavia ed è un viaggio verso l’ignoto, il mio.

Così, come Matteo affronta l’oceano su una barca per cercare capire cosa c’è oltre l’orizzonte, sono salito sul guscio di noce delle mie riflessioni per cercare risposte ai quesiti irrisolti che accompagnano da sempre il mio cammino umano.

di Diego Manzetti