Delitto senza castigo

Delitto senza castigo di Birgit Hamer e Beatrice Borromeo, Aliberti 2011

La recente morte del re Vittorio Emanuele, avvenuta il 3 febbraio 2024 riporta alla ribalta un evento della cronaca nera è un libro.

Il libro

Sono passati molti anni da quella terribile notte che ci ha cambiati per sempre. Al mio amato fratello è costata la vita, mia madre si è spenta sette anni dopo. Mai, in tutto questo tempo, sono riuscita ad abituarmi alla loro perdita. Sono entrambi sepolti a Roma, nel cimitero acattolico vicino alla Piramide Cestia. Come posso accettare il fatto che giacciano là, nella fredda terra della Città Eterna, proprio nel Paese in cui il crimine che ha portato alla prematura morte di mio fratello è rimasto ancora impunito? Si dice che il tempo lenisca tutti i dolori, ma non è vero. Il tempo rende il dolore sopportabile, questa è l’unica differenza. In questi anni ho raccontato la mia storia a chi me l’ha chiesta. In cambio, però, ho ricevuto molta incredulità: una vicenda come quella che ha vissuto la mia famiglia non sembra neanche ipotizzabile nell’Europa del XX e XXI secolo. Tante persone hanno inventato un mucchio di bugie e cercato in ogni modo di distorcere la verità: ora voglio che emerga e che sopravviva nel tempo. Postfazione di Gianni Barbacetto.

Il fatto

C’è un filo rosso che lega la storia di Vittorio Emanuele, morto all’età di 86 anni, al delitto del 19enne Dirk Hamer. Il ragazzo, figlio del controverso medico e teologo tedesco Geerd Hamer, nonché fratello della modella Brigit Hamer (miss Germania nel 2006), morì dopo essere stato raggiunto da un colpo di pistola alla gamba mentre si trovava in vacanza sull’isola di Cavallo. Il principe fu accusato dell’omicidio e poi prosciolto dalle accuse. Ma riavvolgiamo il nastro e proviamo a mettere in fila le tappe di questo lungo e controverso caso giudiziario.

La tragedia

È la notte tra 18 e il 19 agosto del 1978. Il noto playboy Nicola Pende, detto “Nicky”, decide di fare un’escursione sull’isola di Cavallo, tra la Corsica e la Sardegna, assieme a un gruppo di amici. Tra loro ci sono la bellissima Brigit Hamer e il fratello Dirk. I giovani rampolli commettono l’errore di prendere il gommone di Vittorio Emanuele. Il principe, che si trova lì in vacanza con la moglie Marina Doria, va su tutte le furie e ha una discussione molto animata con Pende. Durante la colluttazione partono due colpi di pistola: un proiettile colpisce il giovane Hamer mentre sta dormendo. Ferito in modo grave, il 19enne morirà dopo alcuni mesi di agonia.

Le accuse

A dicembre dello stesso anno, Vittorio Emanuele viene arrestato e processato in Francia con l’accusa di omicidio. Il pool difensivo respinge subito l’addebito: non è stato lui a sparare. Inoltre, secondo gli avvocati, il proiettile che ha ucciso il ragazzo non è compatibile con la carabina del principe. Non solo: la barca incriminata viene smantellata prima della perquisizione da parte degli investigatori. In assenza di prove, l’impianto accusatorio si sgretola e Vittorio Emanuele se la cava con una condanna a 6 mesi per porto abusivo d’armi. Nel 1991 viene prosciolto dalla Corte d’Assise di Parigi. Ma i guai non sono finiti.

L’intercettazione

Nel 2006 il Savoia finisce nuovamente in manette per lo scandalo di Vallettopoli. L’accusa nei suoi confronti è di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al falso e sfruttamento della prostituzione. Durante il periodo di reclusione nel carcere di Potenza viene intercettato mentre parla con alcune persone. Nell’audio, secondo quanto riportarono i media dell’epoca, avrebbe ammesso di aver colpito Dirk Hamer. Circostanza che viene prontamente smentita dal principe e dai suoi legali. Sta di fatto che il video della presunta confessione, poi diventato di dominio pubblico, non è utilizzabile come ipotetica prova. Quanto all’accusa di Vallettopoli, Vittorio Emanuele ne usce da innocente, ottenendo un risarcimento di 40mila euro per ingiusta detenzione.

La sorella di Dirk Hamer

Due anni dopo, il principe fu condannato a due anni per aver diffamato Brigit Hamer, autrice del libro “Delitto senza castigo”. La sorella Dirk ha sempre sostenuto che Vittorio Emanuele fosse responsabile della morte di suo fratello. Da più di 40 anni lotta per aver giustizia: “Chiunque, se fosse capitato al proprio fratello o sorella, avrebbe fatto lo stesso. È un imperativo chiedere giustizia e verità”, dichiarò in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera nel 2017. Le tappe del delitto Hamer vengono ripercorse anche nella docu-serie di Netflix “Il principe”, dedicata al “principe senza corona”.

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Leggi l’intervista all’autrice a questo link

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Birgit Hamer, cosa ha provato quando ha saputo della morte di Vittorio Emanuele di Savoia?
«Sarei ipocrita se dicessi che per me è una notizia triste. Ma non provo niente per questa persona. Ho pianto così tanto per mio fratello Dirk e per mia madre. Posso aggiungere che mi fa piacere che il documentario di Beatrice Borromeo,Il Principe, sia uscito prima della sua morte, perché lì lui ha cercato ancora una volta di negare, di riabilitarsi, ma non c’è riuscito. E ora, dove si trova, non potrà più negare».

Dove si trova ora il principe?
«Davanti al giudice supremo. E lì non puoi mentire. Mi auguro che si sia pentito prima di morire».

Lei dormiva in una delle barche ormeggiate all’isola di Cavallo quando Savoia sparò e suo fratello fu ferito. Era il 1978. Cosa ricorda?
«Le sue grida: “Italiani di merda vi ammazzo tutti!”. E poi gli spari e mio fratello che chiede aiuto, invoca l’anestesia, perché è ferito».

Dopo 13 anni, a Parigi, va in scena il processo per omicidio. Era la prima volta che lo vedeva dal vivo. Che impressione le fece?
«Fu come vedere dal vivo il protagonista dei tuoi incubi. La causa di tutto il dolore che io e la mia famiglia abbiamo provato».

Fu assolto. Poi, nel 2006, mentre è in carcere per altro, viene intercettato e descrive il colpo che lui ha sparato e la ferita di Dirk. Cosa provò guardando quel video?
«Scoppiai a piangere. Confermava che avevo ragione nella mia battaglia per avere giustizia, rendeva visibile la colpa. Ma mi fece male vedere quest’uomo descrivere quello che aveva fatto, per vantarsi che lui aveva fregato la giustizia. Non era una confessione. Nella confessione ti penti. Lui invece si vantava».

Ma lei l’ha perdonato?
«Sì, il perdono però non è qualcosa che hai o che dai, è un percorso duro. I primi anni ero piena di rabbia e disperazione. Poi ho iniziato a leggere i Vangeli. Avevo bisogno di affidarmi a una giustizia migliore di quella degli uomini, che a Parigi aveva fallito con quella assoluzione. Ho chiesto giustizia e in risposta è arrivata quella intercettazione. Non era la sua coscienza, è la giustizia divina.