Due vincitori ex aequo del Premio Opera Prima

Premio Pop Opera Prima
I vincitori del Premio Opera Prima: Fiammetta Palpati, "La casa delle orfane bianche" e Giorgio B. Scalia, "Vita e martirio di Sarò Scordia, pescivendolo".

La nona edizione del Premio Opera Prima ha riservato una piacevole sorpresa, con due vincitori ex aequo. La giuria ha premiato Fiammetta Palpati con “La casa delle orfane bianche“, edito da Laurana Editore, e Giorgio B. Scalia con “Vita e martirio di Sarò Scordia, pescivendolo“, pubblicato da Pessime Idee Edizioni.

Il Premio Opera Prima

Il Premio Opera Prima, noto anche come POP, è nato nel 2016 da un’idea di Benedetta Centovalli con l’obiettivo di mettere a confronto autori quasi esordienti con scrittori esordienti del panorama italiano contemporaneo. Questa iniziativa didattica mira a tracciare una mappa delle tendenze narrative attuali e ad affinare le capacità critiche dei futuri professionisti del settore librario.

I titoli vengono valutati in base a quattro criteri principali: qualità della storia, stile, voce e prospettiva autoriale, oltre alla cura editoriale del volume.

La Giuria

La giuria del Premio Opera Prima è composta da ventisei partecipanti dell’edizione in corso, dieci alumni del Master in Editoria, il coordinatore del Premio, la direzione del Master, un rappresentante dell’Associazione Italiana Editori e cinque bookinfluencer. Questa composizione eterogenea garantisce una valutazione equilibrata e approfondita delle opere in concorso.

I Finalisti della IX Edizione

La competizione è stata particolarmente intensa quest’anno, con cinque finalisti di grande talento:

  • Anja Boato con “Madama Matrioska“, edito da Accento
  • Nicolò Moscatelli con “I calcagnanti“, edito da La nave di Teseo
  • Fiammetta Palpati con “La casa delle orfane bianche“, edito da Laurana Editore
  • Giuseppe Quaranta con “La sindrome di Ræbenson“, edito da Atlantide
  • Giorgio B. Scalia con “Vita e martirio di Sarò Scordia, pescivendolo“, edito da Pessime Idee

“La casa delle orfane bianche” di Fiammetta Palpati

Tre donne di mezz’età, nel tentativo di aiutarsi reciprocamente, decidono di ritirarsi in una casa di paese insieme alle loro anziane madri, bisognose di assistenza. In teoria, la convivenza dovrebbe essere ideale: la rusticità del passato sembra offrire l’ambiente perfetto per condividere spese, pensieri e incombenze, oltre a risanare il legame di accudimento e amore tra madre e figlia, che è attualmente invertito.

Tuttavia, la situazione degenera rapidamente, rivelando il nido come un luogo di immaturità, risentimento, egocentrismo e disperazione. Questo mix esplosivo porta a un tragicomico delirio collettivo, con la casa che sembra rivoltarsi contro le sue inquiline: immondizie, un cane infido e l’odore nauseabondo di una papera guasta soffocano i loro desideri.

La situazione precipita ulteriormente con l’arrivo di una suora fasulla e inferma, teoricamente ingaggiata come badante, che si piazza in poltrona e pretende di essere servita e riverita. Il caos che ne segue getta le protagoniste nello sconforto totale. Alla fine, come in ogni dramma che si rispetti, le donne sono costrette a smascherarsi e a dichiararsi “orfane bianche”, affrontando la realtà delle loro vite e delle loro relazioni.

“Vita e martirio di Sarò Scordia, pescivendolo” di Giorgio B. Scalia

Saro è un pescivendolo palermitano della Vucciria, morbosamente affezionato alla sua capigliatura. Un giorno, una colomba gli strappa un ciuffo di capelli, gettandolo nella disperazione. Nel vano tentativo di salvare i suoi capelli, Saro finisce per perderli tutti, ma al loro posto compare l’effigie di Cristo sulla sua nuca. Da quel momento, la sua vita tranquilla si trasforma in un martirio.

Saro sembra essere in grado di compiere miracoli, attirando suppliche da parte di chi ha bisogno di aiuto e l’avidità di chi cerca di sfruttarlo. La sua vicenda si snoda tra presunta santità e debolezze terrene, mostrando come ciò che viene dato può anche essere tolto se non si superano le prove della vita. Una di queste prove è Meri, un’anziana signora malata di cancro, che rappresenta per Saro una sfida del passato, presente e futuro. La storia esplora le tensioni tra il sacro e il profano, il potere dei miracoli e le debolezze umane, in un contesto di surrealismo e dramma quotidiano.

Menzione Speciale per la Cura Editoriale: “I calcagnanti” di Nicolò Moscatelli

Oltre ai vincitori ex aequo, la giuria ha assegnato una menzione speciale per la cura editoriale a “I calcagnanti” di Nicolò Moscatelli, edito da La nave di Teseo. Questo riconoscimento premia l’attenzione meticolosa con cui il libro è stato preparato e presentato al pubblico. La nave di Teseo ha saputo valorizzare il talento di Moscatelli, creando un prodotto editoriale di altissima qualità.

Trama: Timoteo è un ragazzino cresciuto nella Casa della Buona Volontà, una sorta di bordello dove è amato dalle ragazze e ha come figura paterna fra’ Gaetano, il cuoco. Fra’ Gaetano educa Timoteo raccontandogli storie magnifiche su banditi e fuorilegge, noti come i calcagnanti, che combattono contro l’ingiustizia dei ricchi e dei potenti. Timoteo sogna di unirsi a loro e diventare un eroe.

La sua occasione arriva quando scopre un cadavere in un canale. Il crudele barone Raimondo accusa fra’ Gaetano dell’omicidio, facendolo arrestare e condannare a morte. Timoteo, ricercato a sua volta, viene salvato dalle donne della casa ma è costretto a fuggire. Si unisce quindi alla banda dei calcagnanti.

“I calcagnanti” è un romanzo d’avventura e di formazione, una fiaba anarchica che ricorda l’importanza dei libri, delle storie condivise e degli “irregolari” che incontriamo lungo il cammino. Questi elementi ci aiutano a crescere e a opporci, né soli né disarmati, all’arroganza del potere.