Eco-aforismi

Gli aforismi di un maître à penser spesso scaturiscono da intuizioni. Altre volte esprimono in forma sintetica concezioni artistiche, poetiche o filosofiche. Per la loro incisività, talvolta suscitano dibattiti e provocano reazioni. È questo il caso di una delle più recenti esternazioni di Umberto Eco“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premi Nobel. È l’invasione degli imbecilli.”
Molti si sono sentiti offesi da queste parole.
Altri hanno ravvisato in queste frasi l’atteggiamento sprezzante e superbo dell’intellettuale. La mente va a Platone, che indicava nell’aristocrazia dei filosofi la miglior forma di governo, ma Umberto Eco sorprende perché altrove leggiamo: “Gli intellettuali non risolvono le crisi, ma le creano“.
In realtà, il Maestro recentemente scomparso ha gettato sale su una ferita aperta e ha posto le premesse per un dibattito che è divampato sul web: internet è democrazia o anarchia? È espressione della libertà o è una nuova gabbia? 

Abbiamo selezionato alcuni aforismi di Umberto Eco per ricordare la sua versatilità e l’acutezza:

1) di uno spirito sempre attento a fatti e tendenze della sua epoca: 

“La saggezza non sta nel distruggere gli idoli, sta nel non crearne mai.”

“La superstizione porta sfortuna.”

 “Il computer non è una macchina intelligente che aiuta le persone stupide, anzi è una macchina stupida che funziona solo nelle mani delle persone intelligenti.”

“Io ho il diritto di scegliere la mia morte per il bene degli altri.”

Il calcio è un rituale in cui i diseredati bruciano l’energia combattiva e la voglia di rivolta.”

“Gli uomini non fanno mai il male così completamente ed entusiasticamente come quando lo fanno per convinzione religiosa.” 

“Credo allo Zeitgeist, a quello spirito del tempo che ti fa fiutare le cose, e grazie al quale ricevi sollecitazioni che si traducono in qualcosa di compiuto e definito.”

2) dell’umanista, linguista, semiologo, filosofo: 

“Definite sempre un termine quando lo introducete per la prima volta. Se non sapete definirlo evitatelo. Se è uno dei termini principali della vostra tesi e non riuscite a definirlo piantate lì tutto. Avete sbagliato tesi (o mestiere).”

“Capire i linguaggi umani, imperfetti e capaci nello stesso tempo di realizzare quella suprema imperfezione che chiamiamo poesia, rappresenta l’unica conclusione di ogni ricerca della perfezione.”

“Cos’è la filosofia? Scusate il mio conservatorismo banale, ma non trovo ancora di meglio che la definizione che ne dà Aristotele nella Metafisica: è la risposta a un atto di meraviglia. 

3) dell’instancabile fautore della lettura e dello studio: 

“La dolorosa meraviglia che ci procura ogni rilettura dei grandi tragici è che i loro eroi, che avrebbero potuto sfuggire a un fato atroce, per debolezza o cecità non capiscono a cosa vanno incontro, e precipitano nell’abisso che si sono scavati con le proprie mani.”

“Le opere letterarie ci invitano alla libertà dell’interpretazione, perché ci propongono un discorso dai molti piani di lettura e ci pongono di fronte alle ambiguità e del linguaggio e della vita.”

“Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro.”

“Il bene di un libro sta nell’essere letto.”

“Sono dell’idea che molto spesso il libro è più intelligente del suo autore. Il lettore può trovare riferimenti cui l’autore non aveva pensato.”

“Io vado a letto tardi perché leggo Kant.”

E noi, perché andiamo a letto tardi?

Bruno Elpis