Emily Dickinson

Emily Dickinson è interpretata dall’attrice Hailee Steinfeld nella serie di Apple TV.

Per fare un prato occorrono un trifoglio e un’ape.
Un trifoglio e un’ape
E il sogno.
Il sogno può bastare
Se le api sono poche.
Emily Dickinson

Poetessa dal successo postumo, Emily Dickinson – morta nel 1886 – abitò nella cittadina di Amherst (Massachusetts), dove visse per 55 anni appartata e auto-reclusa. Fu la sorella a scoprire le sue poesie, più di mille e settecento. Versi attraversati dalla grazia, tanto più straordinari per l’assenza di vita sociale o pubblica.

Emily Dickinson è viva più che mai ai giorni nostri, attraverso le sue poesie. Come spesso succede, la sua poesia ha precorso i tempi: per le metafore potenti e le sinestesie purissime (il «ronzare azzurro» della mosca) e per i testi animati dalla venerazione per la Natura. Lettrice delle sorelle Brontë, la sua poesia affronta temi universali come la Morte.

Emily Dickinson oggi è popolare tra i giovani anche grazie alla serie tv che AppleTV+ le ha dedicato, rivisitandola in chiave femminista e puntando sulla storia d’amore lesbico che rielabora un fondo di verità. Questa operazione fa il paio quanto fece Sam Bowles, il suo primo editore, che pubblicò anonimamente delle poesie su un giornale di Springfield manipolando i testi e i titoli, per addomesticarli in chiave di donna-angelo-del-focolare…

Capita spesso di leggere Dickinson e di identificarsi in qualcosa. Ognuno ha la sua poesia preferita, quella di Elena Ferrante è questa:

«La stregoneria fu impiccata, nella Storia,
ma la Storia e io
troviamo tutta la stregoneria che serve
intorno a noi, ogni giorno»

Questi versi sono stati di grande ispirazione per scrivere L’amica geniale. In particolare, scrive Ferrante ne I margini e il dettato (E/O), «quella “e” che congiunge fieramente “Storia e io”. Ne primo verso c’è il racconto scritto che chiamiamo Storia, che ha appeso alla forca l’arte delle streghe. Negli altri tre, introdotti dall’avversativa “ma”, c’è l’io, l’io che si congiunge con il racconto del passato e così, ogni giorno, grazie a quella congiunzione con la Storia, trova intorno a sé tutta l’arte di strega di cui ha bisogno». Se spostiamo l’attenzione dalla congiunzione con la Storia all’io, ci illumina un’altra poesia: «La capitale della mente è il cuore – / e il singolo stato della mente / insieme al cuore forma / un solo continente. / Una, d’entrambi, è la popolazione – / in sufficiente quantità ve n’è. / Tu cerca questa estatica nazione – / non è altri che te».

Per approfondire la figura di questa poetessa si può leggere Come un fucile carico di Lyndall Gordon (Fazi, 2017), o il Meridiano Mondadori a lei dedicato, curato da Silvio Raffo. Natalia Ginzburg nel 1969, quando andò a visitare i luoghi della poetessa, ha scritto Nella stanza di Emily, edito da Mattioli 1885). La scrittrice provava antipatia per quella donna che amava gli uccellini e i fiori, si vestiva di bianco e girava con due gigli in mano, non andava oltre la casa di fronte del fratello, aveva relazioni per lo più epistolari con la cognata, un paio di cugine, un critico stupido, un vecchio giudice e un prete. «Questa fu la vita della Dickinson» dice Ginzburg «una vita simile a quella di tante zitelle che invecchiano nei villaggi; con i fiori, il cane, la posta, la farmacia, il cimitero. Solo che lei era un genio».

Come evidenziato da Emanuele Trevi in Due vite (Neri Pozza, Premio Strega 2021), l’amica Pia Pera ha dedicato l’ultima parte della sua vita alla cura fisica e spirituale del giardino, ispirata dal verso «Al giardino ancora non l’ho detto» di Emily Dickinson e angustiata non dalla morte, ma da questo pensiero: come farà il giardino a capire perché la giardiniera non viene più ad accudirlo? Meglio nascondergli la verità, nasconderla all’ape che ronza nel prato, ai prati, le foreste.