Filippo De Pisis, o il poeta della vita

Filippo De Pisis, o il poeta della vita (Prima parte)
di Angelo Favaro

In una autobiografia stringatissima pubblicata sulla «Fiera Letteraria» (– Anno I, n. 19-20, del 15-22 agosto, 1946), Filippo De Pisis diceva di essere nato a Ferrara, notizia invero nota, aggiungendo subito dopo fra parentesi: «e se un giorno si vorrà porre una lapiduccia sulla casa, come si è fatto per Boldini, nessuno potrà dire quale sia, perché non lo so neppure io», e già dalle prime righe si poteva cogliere quell’alone di mistero e di poetica caoticità che avvolse tutta la sua vita. È del segno del toro, nato appunto l’11 maggio 1896. E quando scrive la nota autobiografica ha 50 anni e tre mesi. E poi dichiara: «Sono soprattutto un poeta. Alcune mie brevi poesie […] rappresentano il frutto migliore e più genuino nel mio talento d’artista, ne danno la misura». Contrariamente a quanto ci si sarebbe aspettati, non si definisce “soprattutto un artista”, “soprattutto un pittore”, no!, è la poesia che conta nella sua vita, nella sua produzione artistica.

E forse non sarà del tutto ininfluente rimembrare che Eugenio Montale, sì, sì proprio Eugenio Montale aveva scritto un importante articolo sull’edizione francese del «Tempo», (3 giugno 1943, p. 19), solo tre anni prima: «Le peintre De Pisis poète: c’est une surprise pour la plupart des gens; car il est difficile de déranger les habitudes, même dans le domaine intellectuel». Definisce la sua scrittura un «govonisme tenté de Pascoli, si l’on veut, et plein d’émerveillement, mais sans plus aucune trace de cette onction dannunzienne». Certamente celebre il pittore, ma Montale scopre anche il poeta. Noi, leggiadramente curiosi di notizie biografiche, sappiamo invece che non solo aveva iniziato a leggere giovanissimo poesia, certamente sollecitato dalla madre (il dono dei Canti leopardiani al fanciullo è forse qualcosa di più che un’esortazione alla poesia); e poi la scrittura precoce di diari, riflessioni, volumetti di versi misti a quaderni di aforismi.

Eh sì la scrittura come rilettura di sé nel mondo, e del mondo ove vivere sembra un’impellente necessità, difficilmente sopprimibile: il giovane Luigi Filippo Tibertelli per annotare e appuntare quel che gli accade scrive, e soprattutto è tanto affascinato dalle figure di poeti, artisti e intellettuali, sufficiente pensare a Savinio, De Chirico, Soffici, Tzara, Carrà, Novaro, Bacchelli, Cardarelli, Morandi, Marinetti…e con costoro mantiene corrispondenza, conversa, si informa. È

affascinato dalle avanguardie. «La più grave onta per la critica […] sarà di non aver riconosciuto il vero valore della mia poesia. Ciò detto, è pure indiscutibile che io sono il “migliore pittore italiano vivente” ciò che è stato detto più volte»: così De Pisis nella note autobiografica. In Italia… lui che aveva trascorso gli anni Venti e Trenta fra Parigi e Londra, e soltanto dal 1939 era tornato stabilmente in Italia, fra Milano, Roma, Venezia, alternando la produzione pittorica alla scrittura critica, letteraria, poetica.

L’editore Vallecchi pubblica le poesie di De Pisis nel 1953, dopo l’edizione del 1942. Come scrive il poeta-pittore? Appunta tutto su foglietti, che spesso di perdono, vengono lasciati in giro, a volte vengono conservati, “i molti foglietti” hanno formato la prima raccolta, e adesso questa seconda con altri foglietti. Nell’introduzione del volume a cura di Vallecchi si legge: «se è la storia d’un’anima, ne è la storia, in fondo, serena e consapevole. Nato e rimasto nella spontaneità, esso conferma nel De Pisis il privilegio raro di una genuinità di espressione mai scompagnata da un gran senso della responsabilità artistica».

Poesia viva, fatta di impressioni e misteriosi fili, invisibili, che portano “sul dolce mar dell’esistere” (Natura morta, p.41). Poesia in situazione:

Partenza

Sulla piccola torpediniera
Un marinaio seminudo
Adusto e gentile s’allontana dal porto.
Seduta in una posa da filosofantico.
E porta via un po’ del mio cuore.

Ed è ancora nella bellezza di un corpo seminudo che l’universo si stringe a dare senso, tutto il senso al battere del cuore, ancora, forse per sempre.

1 – continua

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Il seguito del commento a Filippo De Pisis, o il poeta della vita sarà pubblicato prossimamente.

Leggi i nostri precedenti articoli su Filippo De Pisis – Il poeta della vita cliccando sui titoli:

All’ombra di De Pisis

Confessioni di de Pisis

Opere in Confessioni di De Pisis

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