Gli exempla di Valerio Massimo – L’edizione di Bernardino Bindone

Scritta intorno al 31 d.C., l’opera fu per la prima volta volgarizzata nel XIV secolo da Andrea Lancia, cittadino e notaio Fiorentino. Proprio in virtù dell’importanza che aveva assunto nel medioevo, questa raccolta di exempla fu più volte ristampata nel corso dei primi anni del 1500, sino alla sua quarta ristampa, edita da Bernardino Bindone nel 1537.

 L’opera consiste in una serie di esempi di modelli di vizi e virtù, destinati all’uso delle scuole di retorica e presentati sotto forma di aneddoti raccolti da altri autori latini, dai quali i lettori avrebbero potuto trarre una morale.

 Gli exempla erano organizzati in libri, ciascuno riguardante una specifica materia, e ripartiti in romani e stranieri. La versione proposta dal Bindone è quella compendiata da Giulio Paride, l’unica conservata nella sua versione integrale.

  Valerio Massimo

 Non sono giunte a noi molte informazioni Capoletterasull’autore. Sappiamo per certo che accompagnò il console Sesto Pompeo in Asia Minore, per poi fare ritorno a Roma e dedicarsi alla scrittura, mezzo attraverso il quale avrebbe voluto servire l’amata città. Nei suoi scritti Valerio Massimo si schiera fermamente dalla parte di Tiberio, nel periodo in cui lo stesso si trovò a salvare l’impero dalla brama di potere del prefetto del pretorio Seiano.

Capolettera

Bernardino Bindone – Attivo a Venezia fin dal 1533, dove si trasferì con i suoi fratelli dall’Isola Bella del Lago Maggiore. Nel 1551 fu bandito dalla città per aver pubblicato dei libri proibiti. Vi fece ritorno solo dopo 11 anni. Orgoglioso delle sue origini, il tipografo usava firmarsi Bernardino Bindone Milanese, del Lago Maggiore, o anche, come nel colophon di questo libro, semplicemente “Milanese”, rimarcando sempre, quindi, il proprio legame con il Ducato di Milano.

di Diego Manzetti