Hugo Cabret

“Il lieto fine esiste solo nei film”

Hugo Cabret di Martin Scorsese è un grande omaggio al cinema, è la celebrazione della magia che esso sa creare con le sue storie, la scenografia e la musica.

Il mondo visto attraverso gli occhi di un dodicenne, Hugo Cabret, rimasto orfano, si tinge di malinconia e di tristezza, eppure sono la speranza e la tenacia che animano il bambino e lo tengono in vita perché possa concludere ciò che suo padre aveva iniziato prima di morire improvvisamente e cioè riparare un automa trovato abbandonato in un museo. Egli infatti è molto abile con i meccanismi automatici. Senza più dimora, Hugotrova riparo nella torre dell’orologio della Gare de Montparnasse, dove si preoccupa di mantenere perfettamente funzionante l’orologio della stazione. Tra treni che partono e arrivano, tra viaggiatori che vanno e vengono,egli viene in contatto con quei personaggi che saranno determinanti nella sua vita. La stazione, luogo di molteplici esperienze, è il punto di partenza per la crescita fisica e spirituale del giovane Cabret. Il rapporto con il vecchio giocattolaio, così traumatico inizialmente, diviene un forte vincolo affettivo dopo l’incontro con la sua figlia adottiva, Isabelle.
Se Hugo dichiara subito il suo amore per il cinema, Isabelle gli confessa di perdersi nei sogni che i libri suscitano in lei. Le citazioni letterarie sono tante. Si fa riferimento a Stevenson, a Dickens, aFrank Baum e al suo “Il mago di Oz”.

La letteratura e  il  cinema, dunque, danno vita ai sogni, creano mondi fantastici e sostitutivi di cui l’uomo ha bisogno. Ed è questo il tema centrale del film. Il vecchio giocattolaio,che si rivela essere il famoso cineasta Méliès, nasconde un passato glorioso dietro una maschera burbera. Qui Scorsese ripropone numerose scene di film che fanno parte della storia della cinematografia, in particolare la scena del film muto “Girl shy” (Tutte e nessuna) dei registi Newmeyer e Taylor del 1924 in cui il famoso attore Harold Lloyd rimane sospeso nel vuoto, aggrappato a una lancetta dell’orologio di un grattacielo, e la famosa sequenza catastrofica  del film “Arrivée d’un train a la Ciotat”. Treni e orologi,mezzi e strumenti di precisione, sono perfettamente in sintonia con il temperamento e il carattere di Hugo, che cerca di dare un posto e uno scopo a ogni cosa, per giustificarne l’esistenza. Ma l’orologio è anche il tempo, nel suo inesorabile fluire, il tempo che permette ai più giovani di proiettarsi nel futuro e ai vecchi di rifuggire dal passato. Ed è il passato che Méliès vuole cancellare, fino al momento in cui Hugo non lo costringe a riviverlo, così come era stato con le sue creazioni cinematografiche, con quella fabbrica di sogni  che era stata interrotta dalla brutalità della guerra.


Il lieto fine esiste solo nei film” è una delle frasi più significative di questa pellicola: come dire che il sogno è necessario per vivere, ma non rappresenta la realtà. In definitiva Scorsese ha reso omaggio al cinema con un’opera di metacinema, una dissertazione poetica su cosa significhi creare una realtà alternativa alla drammaticità della vita. Ma questo era stato il cinema ai tempi di Melies, oggi è tutt’altra cosa.

Anna Maria Balzano 

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Brian Selznick (East Brunswick, 14 luglio1966) è un illustratore e scrittorestatunitense.
Dal romanzo La straordinaria invenzione di Hugo Cabretdi Brian Selznickè stato tratto il film in 3D del 2011 Hugo Cabret (Hugo), diretto da Martin Scorsese e vincitore di cinque premi Oscar. Nel film Hugo è interpretato da AsaButterfield, Isabelle da Chloë Garcia Moretz e Georges Méliès da Ben Kingsley.

La redazione di i-libri.com