Libri d’Ore: capolavori devozionali dell’arte medievale

Il Libro d’Ore contiene una raccolta, ad uso dei laici, di preghiere e letture varie a carattere devozionale, che dovevano essere recitate in diversi momenti della giornata. Oltre alle preghiere, i libri delle Ore contenevano solitamente una serie di ulteriori elementi, quali ad esempio un calendario sul quale erano indicate le festività ed i santi, l’Ufficio della Vergine e l’Ufficio dei defunti ed un estratto dei vangeli.

L’utilizzo dei Libri d’Ore si può far risalire al XI secolo. Erano realizzati su richiesta di persone facoltose, normalmente degli aristocratici o alti prelati, che li portavano con se durante i loro viaggi.


Caratteristica di questi libri era la ricchezza delle decorazioni, realizzate, anche in oro, da artisti specializzati. Ovviamente le decorazioni erano tanto più ricche, quanto più facoltoso fosse il committente. Il possesso dei Libri d’Ore divenne con il tempo un’espressione di prestigio.

Per questo motivo, classi sempre meno elevate iniziarono ad interessarsi a questo genere di libri, facilitate anche dall’avvento della stampa, che ne permise la realizzazione a costi notevolmente meno elevati. Ancora nel corso del XVI secolo, tuttavia, seppur si fosse diffusa la realizzazione di Libri d’Ore a stampa, le persone più facoltose continuavano a prediligere i manoscritti.

Le illustrazioni, che variavano in numero e qualità a seconda delle capacità economiche del committente (che spesso sceglieva il miniatore al quale farle realizzare), svolgevano una duplice funzione. Se da una parte difatti servivano a decorare il libro, le stesse erano anche di supporto per quei possessori di libri che non erano in grado di leggere, e che potevano dunque riconoscere quale testo devozionale dovesse essere recitato mediante l’individuazione dell’immagine.

Seppur le illustrazioni fossero di natura religiosa e seguissero un ordine ben preciso, spesso alcuni elementi di distrazione venivano inseriti ai margini del disegno. In particolare, era possibile trovare nelle immagini i c.d. “grilli gotici”, ovvero delle figure satiriche di fantasia rappresentanti essere umani incrociati con animali (il termine sembra derivi da una caricatura di un certo Gryllos realizzata da Antiphilos l’Egiziano, raccontata da Plinio il Vecchio).

di Diego Manzetti