Con I tramezzini di Rocco Schiavone (Sellerio, 2026), Antonio Manzini propone una raccolta di nove racconti che amplia e approfondisce l’universo narrativo del vicequestore più noto della sua produzione. Più che una semplice parentesi all’interno della serie iniziata nel 2013 con Pista nera, il volume assume la forma di un percorso attraverso episodi, ricordi e frammenti che illuminano aspetti meno conosciuti della vita di Rocco Schiavone, dalla sua infanzia romana fino agli anni della maturità.
La struttura del libro è costruita attorno a nove diversi tramezzini, ciascuno associato a una storia. Il riferimento gastronomico non è casuale. Fin dal titolo, l’opera si presenta come un omaggio ad Andrea Camilleri, maestro di Manzini all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica e autore de Gli arancini di Montalbano. Nelle parole riportate da Sellerio, si tratta di una “citazione chiara” dedicata a Camilleri e a ciò che rappresenta sul piano umano e letterario. Il libro è infatti attraversato da una riflessione sul valore dell’amicizia, della memoria e del racconto.
L’elemento che collega le diverse storie è proprio il ricordo. L’incipit della raccolta mostra un Rocco Schiavone ormai adulto che entra nel bar sotto casa e scopre che i tramezzini sono stati sigillati nel cellophane per adeguarsi alle normative igieniche. Quella che potrebbe sembrare una semplice irritazione quotidiana si trasforma invece in una presa di coscienza: anche i tramezzini appartengono ormai a un passato destinato a non tornare. Da qui prende avvio un viaggio nella memoria che attraversa decenni di vita del protagonista.
Lo stesso Manzini descrive i racconti come “scintille, ricordi, lacerti della vita di Rocco”, una definizione che aiuta a comprendere la natura del volume. Più che una raccolta di racconti, nella volontà dell’autore, questo è un mosaico che ricompone la formazione personale e morale del personaggio.
Una parte importante del libro è dedicata all’infanzia e all’adolescenza trascorse a Trastevere. Ritornano i compagni di sempre, Brizio, Furio e Sebastiano, figure fondamentali nella costruzione dell’identità di Rocco. Sono gli anni delle figurine dei calciatori, dei giochi di strada, delle prime ribellioni e delle avventure improvvisate. In questi racconti emerge già il senso di giustizia che caratterizzerà il futuro vicequestore, anche se espresso attraverso modalità ancora acerbe e spesso al limite della legalità.
Tra i temi più significativi del libro c’è anche quello della narrazione stessa. In uno dei racconti, un barbone di nome Peter Diechter conquista l’attenzione dei ragazzi attraverso le sue storie, legate alla guerra e all’occupazione nazista di Roma. La questione della veridicità passa in secondo piano rispetto al valore del racconto come strumento di trasmissione della memoria. Le storie, vere o inventate che siano, diventano un modo per conservare esperienze e identità che rischierebbero altrimenti di andare perdute.
Accanto alla dimensione memoriale, I tramezzini di Rocco Schiavone mantiene un legame con il genere poliziesco. Alcuni racconti sono costruiti attorno a vere e proprie indagini, come quella relativa a un cold case rimasto irrisolto per anni o la misteriosa scomparsa di un wedding planner.
Le indagini, tuttavia, non rappresentano il centro esclusivo della raccolta. Il vero fulcro è il percorso umano del protagonista. Manzini utilizza i racconti per mostrare come si sia formato il carattere del vicequestore e quali esperienze abbiano contribuito a renderlo l’uomo conosciuto dai lettori della serie.
Un ruolo fondamentale è svolto dalla figura di Marina, la moglie uccisa la cui perdita segna profondamente tutta la vicenda esistenziale di Schiavone. Il dolore per la sua morte continua a rappresentare uno degli elementi più caratteristici del personaggio. La raccolta torna sulle prime manifestazioni di quel lutto e sulle apparizioni di Marina, sospese tra memoria, sogno e allucinazione.
Uno dei racconti è ambientato a Panarea, luogo che diventa scenario del primo incontro tra Rocco e il fantasma della moglie. Si tratta di un passaggio importante perché permette di osservare il momento in cui il dolore assume una forma diversa, trasformandosi in una presenza costante che accompagnerà il protagonista negli anni successivi.
La sofferenza privata non annulla però la sua capacità di entrare in relazione con gli altri. Nel volume trovano spazio anche personaggi già noti ai lettori della serie, tra cui la giornalista Sandra Buccellati, una delle poche persone in grado di avvicinarsi alla complessa dimensione emotiva del vicequestore.
Un altro elemento che emerge con forza è il rapporto tra Schiavone e i suoi amici storici. Brizio e Furio, presenti fin dall’infanzia, continuano a rappresentare un punto di riferimento costante. Il loro legame attraversa il tempo e le trasformazioni della vita adulta, conservando una dimensione di fedeltà che costituisce uno dei temi più riconoscibili dell’opera.
Il racconto conclusivo, Club Sandwich, porta invece il lettore in un contesto diverso. Una nevicata blocca Rocco, Brizio e Furio in un autogrill degli Appennini, dove si verifica un omicidio. L’ambientazione chiusa e isolata richiama alcuni modelli classici del giallo, trasformando il racconto in un esercizio narrativo che dialoga apertamente con la tradizione del genere.
Nel complesso, I tramezzini di Rocco Schiavone si presenta come un libro che affianca alla dimensione investigativa una riflessione più ampia sulla memoria, sull’amicizia e sul trascorrere del tempo. Attraverso nove storie autonome ma collegate tra loro, Antonio Manzini ripercorre momenti decisivi della vita del suo protagonista e offre ai lettori una prospettiva diversa rispetto ai romanzi della serie.
Più che aggiungere nuovi tasselli alla cronologia delle indagini, la raccolta contribuisce a comprendere meglio le origini di Rocco Schiavone: il bambino di Trastevere, l’adolescente inquieto, il poliziotto anticonformista e l’uomo segnato dalla perdita. È in questo intreccio di ricordi personali, casi investigativi e rapporti umani che il libro trova la propria unità.

