Il coraggio vince

Il coraggio vince – Vita e valori di un generale incursore di Roberto VannacciPiemme 2024 – Disponibile dal 12 marzo 2024

I fatti

C’è anche la querela per diffamazione sporta da Paola Egonu tra i problemi giudiziari che deve affrontare il generale Roberto Vannacci, salito agli onori delle cronache con la pubblicazione del libro Il mondo al contrario. Come riporta La Nazione, la campionessa della nazionale italiana ha contestato al militare i passaggi del libro in cui Vannacci si riferisce a lei con queste parole: “anche se italiana di cittadinanza, è evidente che i suoi tratti somatici non rappresentano l’italianità“.

La querela, a quanto si apprende, è stata depositata inizialmente a Bergamo e poi trasmessa per competenza territoriale a Lucca; il pubblico ministero aveva optato per l’archiviazione, ma la decisione è stata impugnata e ora il gup (giudice dell’udienza preliminare) dovrà decidere se rinviare a giudizio il generale o archiviare definitivamente il procedimento. Vannacci è attualmente sotto indagine anche da parte della Procura di Roma per istigazione all’odio razziale, sempre in relazione ai contenuti del libro. A suo carico c’è anche un’inchiesta sulle spese sostenute quando ricopriva il ruolo di addetto militare a Mosca.

(fonte: La Nazione)

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Vannacci sospeso dall’incarico per 11 mesi dopo il libro: «Carenza di senso della responsabilità». Stipendio dimezzato (fonte: Corriere online – v. link) (…)

Sospensione disciplinare dall’impiego per11 mesi, «con conseguente uguale detrazione di anzianità e dimezzamento dello stipendio». È la sanzione applicata dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, al generale Roberto Vannacci, in esito al procedimento disciplinare di Stato avviato lo scorso 30 ottobre.

Leso il principio di neutralità – Così l’avvocato dell’ufficiale, Giorgio Carta, che spiega: «La sanzione stigmatizza le circostanze della pubblicazione del libro “Il mondo al contrario” che avrebbe asseritamente denotato “carenza del senso di responsabilità” e determinato una “lesione al principio di neutralità/terzietà della Forza Armata”, “compromettendo il prestigio e la reputazione dell’Amministrazione di appartenenza e ingenerando possibili effetti emulativi dirompenti e divisivi nell’ambito della compagine militare”».
Alla base della sospensione del generale Vannacci ci sono dunque «la carenza di senso di responsabilità» legata alla vicenda che lo vede indagato per peculato e truffa ai danni dello Stato e dall’altro, legata all’inchiesta su istigazione a odio razziale conseguente alla pubblicazione del suo libro che, secondo l’Ufficio Disciplina del Stato Maggiore, ne avrebbe compromesso il prestigio e la reputazione.

Il ricorso – Contro il provvedimento, il legale ha annunciato «immediato ricorso al Tar Lazio», con richiesta di sospensiva, rivelandone il contrasto con il diritto alla libera manifestazione del pensiero garantito a tutti i cittadini, compresi i militari.

Salvini: «Quanto fa paura Vannacci?» – «Un’inchiesta al giorno, siamo al ridicolo, quanta paura fa il Generale? Viva la libertà di pensiero e di parola, viva le Forze Armate e le Forze dell’Ordine, viva uomini e donne che ogni giorno difendono l’onore, la libertà e la sicurezza degli Italiani». Così su X il vicepremier e leader leghista Matteo Salvini commenta la sospensione dall’incarico del generale Vannacci.

Tutte le grane del generale – La coincidenza con le inchieste della procura ordinaria e di quella militare, dove Vannacci è indagato per truffa, oltre che col procedimento avviato dalla magistratura contabile sulle spese del generale quando era in missione a Mosca è solo temporale. Così come è sovrapponibile solo per argomenti con l’altro fascicolo aperto dai pm capitolini, dopo aver ricevuto gli atti dai colleghi della procura militare, per istigazione all’odio razziale sempre nei confronti di Vannacci per le frasi contenute nel suo libro. Una nuova grana, dunque, l’ennesima per l’alto graduato che per le stesse frasi è stato querelato anche dalla pallavolista e porta bandiera olimpica per l’Italia a Tokyo, della quale il generale aveva messo in discussione «l’italianità» in ragione del colore della sua pelle e dei suoi tratti somatici.

La sospensione – La sospensione è come detto l’esito del procedimento amministrativo-disciplinare avviato internamente all’Esercito e annunciato proprio dal ministro Crosetto un tweet del 30 ottobre scorso: «Non utilizzate le farneticazioni personali di un Generale in servizio per polemizzare con la Difesa e le Forze Armate. Il Gen. Vannacci ha espresso opinioni che screditano l’Esercito, la Difesa e la Costituzione. Per questo sarà avviato dalla Difesa l’esame disciplinare previsto».

Vannacci: «In politica con Lega? Sto riflettendo» – «In undici mesi c’è il tempo per riflettere su tante cose e anche su quella dell’invito alla candidatura offerto dalla Lega che, l’ho già detto, sto valutando. Ma al momento non sciolgo la riserva». Così il generale Roberto Vannacci rispondendo alla domanda su una sua possibile discesa in politica con la Lega, dopo la sospensione dall’impiego per undici mesi dovuta al procedimento disciplinare avviato nei mesi scorsi dal ministero della Difesa, in merito al quale Vannacci ha commentato: «Continuerò ad andare avanti e a rivendicare la libertà di espressione».

Bonelli: «Salvini rivolga le domande a Crosetto» – «In un tweet, Salvini ha commentato la sospensione di Vannacci chiedendosi: “Quanta paura incute il Generale?”. E solo pochi giorni fa, la Lega aveva parlato di inchiesta a orologeria. Con chi ce l’ha il partito di Salvini quando parla così? Con il Ministro della Difesa Crosetto di Fratelli d’Italia e quindi con la premier Meloni? Oppure sta mettendo in discussione l’autonomia dello Stato Maggiore dell’Esercito che, insieme alla procura militare, ha avviato indagini per peculato e sanzioni disciplinari? Le domande che il vice premier Salvini e il suo partito si pongono dovrebbero essere rivolte al loro alleato e collega di governo, Guido Crosetto». Così, in una nota, il co-portavoce nazionale di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli.

Il libro

Il generale più famoso d’Italia, autore del libro più venduto e discusso del momento, Il mondo al contrario, torna in libreria con la sua autobiografia.

Un volume molto personale, che accompagna il lettore alla scoperta di un uomo che ha scelto di essere incursore in ogni momento della vita. Sempre in prima linea, protagonista di scelte imprevedibili e non convenzionali, capace di realizzare l’impossibile. Alla fine, il coraggio vince.

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Leggi l’articolo “Vannacci, nel nuovo libro la crociata anti ambientalista: «Auto elettriche a rischio incendio»” a questo link

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«L’ ambientalismo ideologico è una pseudo religione che provoca effetti negativi sulla natura stessa». Roberto Vannacci apre un nuovo fronte, quello ecologista, che spiegherà meglio nel suo ultimo libro, autobiografico, Il coraggio vince, che sta per uscire dopo il successo de Il mondo al contrario. L’alto ufficiale, che è sempre più vicino alle idee della destra europea e alla candidatura con la Lega per le prossime Europee, è convinto che la transizione ecologica non solo oggi è irrealizzabile, ma addirittura creerebbe maggiore inquinamento.

«Studi scientifici internazionali — spiega il generale — dimostrano che per ogni 100 chilowattora di energia verde è necessario immettere altri 100 chilowattora di energia fossile. Ed è per questo che a finanziare la cosiddetta energia pulita sono proprio i petrolieri. Hanno capito che la transizione ecologica farà aumentare la produzione dal fossile e dal nucleare». Con l’aggravante, sempre secondo la teoria di Vannacci, che «l’energia verde oggi non è affatto rinnovabile perché, la solare e l’eolica sono inquinanti».

Il generale è convinto che nei prossimi vent’anni non riusciremo a coprire il fabbisogno energetico con le quote verdi. Dice di non essere contrario alla transizione ecologica, ma immagina un presente energetico dove solare ed eolico dovranno unirsi a nucleare e fossile. E il divieto di produrre auto termiche in Europa entro il 2035? Vannacci ancora una volta ha una visione diversa : «Una follia assoluta. L’elettrico è costoso, i bonus statali sono soldi dei cittadini. Produrre batterie è un processo altamente inquinante e il loro smaltimento lo è ancor di più». Non manca una frecciata, nello stile di Matteo Salvini, alla sicurezza delle auto elettriche: «Sono a rischio incendio».