Il Grande Gatsby: come te nessuno mai

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Giurare amore eterno, credere di aver trovato l’unica persona perfetta per noi sulla terra, passare mesi, forse anni a rincorrere un’idea di amore completamente immaginato e romantico, disperato.

Alcuni di noi sono particolarmente inclini a questi amori assoluti, infiniti, idealmente sublimati e diciamolo: ossessionanti. Si arriva a voler talmente tanto una persona da credere che sia l’unica cosa importante, fino ad essere disposti a metterla davanti a tutto il resto. Peccato non farsi mai l’unica domanda che potrebbe farci rinsavire: ma come mai, se è la mia anima gemella, non è qui con me a condividere la felicità dell’amore? A questa domanda, quasi sempre, un devoto dell’anima gemella troverà risposte complicatissime, presenterà trame degne del miglior thriller, drammoni epocali conditi da tragedie famigliari e partner crudeli e pericolosi, se non fragili e pronti a tentare il suicidio in caso venissero lasciati (nella quasi totalità dei casi, infatti, l’amata creatura oggetto dell’ossessione è bellamente fidanzata o sposata).

E dunque, come può finire questa tendenza all’eterna adorazione di un amore non ricambiato ma ostinatamente  rincorso, preda delle più vane e, onestamente, ridicole illusioni?

Prendiamo un capolavoro della letteratura americana, Il grande Gatsby, e scopriamo un fulgido esempio di quali risultati porti un’ossessione con i fiocchi.

James è un ragazzo molto ambizioso, intelligente, di famiglia molto modesta e animato dei più nobili sogni di riscatto e avanzata sociale. E’ pieno di entusiasmo, di talento e carisma: insomma, un tipico vincente ambizioso che facilmente farà innamorare la più carina della città, meglio ancora se di buona famiglia e con le più comuni tendenze di ribellione giovanile. Una storia d’amore appassionata che si interrompe bruscamente con la partenza per il fronte di lui. I due si giurano amore eterno come nella più classica delle storie (chi non l’ha giurato a 18 anni?). E qui, una persona davvero lungimirante, dovrebbe mantenere il ricordo più luminoso, mentre volta pagina con decisione e ricomincia da capo con la sua vita, ancora tutta da gustare.

Primo errore: James non volta affatto pagina, tanto che per tutta la guerra non fa che pensare alla sua Daisy lontana, convinto di ritrovarla candida e in attesa al suo ritorno. Cosa che ovviamente non si verifica, tanto che al rientro in patria, James la scopre sposata con un famoso e ricco sportivo.

Secondo e tragico errore: James si convince che Daisy, in realtà, sia ancora e per sempre innamorata di lui.

Terzo errore e fatale idiozia: James decide che pur di riaverla è disposto a investire su di lei tutta la sua vita, tutta la sua persona, e imbastisce una folle impresa che, pur facendo sospirar d’invidia le romantiche lettrici di Francis Scott Fitzgerald, si rivela una vera catastrofe per James.

A quel punto, l’ansia di riavere Daisy è così forte che il protagonista vuole presentarsi a lei al meglio: inizia così a costruire un personaggio proiezione di se stesso al massimo delle sue capacità ed attrattive. Prende lezioni ad Oxford per acquistare classe, si presta alla peggior malavita dei rampanti anni venti pur di acquisire ricchezze, compra casa vicino a Daisy – che totalmente ignara del povero innamorato che ha lasciato alle spalle, è pure diventata mamma – nella speranza di incontrarla per caso a una delle sontuose feste che prende a offrire a tutto l’universo mondo.

Questo articolato piano prende interi anni a James, che cambia perfino nome in Jay Gatsby, ed è proprio a questo punto che troviamo al tempo del romanzo l’infelice, descritto dalla voce narrante di Nick Carraway, il personaggio che accompagna il lettore alla scoperta della vicenda che viene svelata a ritroso sullo sfondo della dorata New York dell’età del jazz.

Purtroppo, l’arcigna realtà manifesta Daisy per quel che è, una donna pratica e un po’ infelice, che finge di non sapere di esser tradita dal marito e si illude di aver ancora un po’ di quella magia e quel coraggio di godersi la vita che aveva da adolescente. L’incontro architettato con tanta cura e aspettative da Gatsby si rivela una catastrofe: Daisy dice di amarlo ancora ma di fronte alla difficoltà del cambiamento decide di rimanere con il marito, accorgendosi suo malgrado di preferire la sua vita borghese e di facciata più di quanto non desideri rivivere una passione che ormai vede confinata nell’adolescenza.

Come la prende Gatsby non lo svelo, invitando tutti i lettori a riscoprire un’opera ancora moderna e indimenticabile.

Un’ultima riflessione, però, me la concedo: lungi da noi – pratici uomini e donne del terzo millennio – arrivare ai livelli di ossessione di Gatsby, non sono pochi gli infelici che si votano all’altare della cosiddetta anima gemella dimenticandosi di guardarsi intorno e scoprire cosa offre la vita reale. Ne vale la pena?

di Nicoletta Scano