Il monastero

Il monastero di Massimo Franco, grande studioso del potere, che alza lo sguardo verso le cose più misteriose del Vaticano, tra le quali rientra il rapporto tra Bergoglio e Ratzinger.

Benedetto XVI, nove anni di papato ombra mentre Francesco è il nuovo Papa. Bergoglio e Ratzinger vivono dentro le mura vaticane ma nessuno abita nell’appartamento apostolico. L’influenza di Benedetto XVI è ancora importante, Papa Francesco ha fatto molte cose ma non è riuscito a fare le riforme che si attendevano. E si riparla di uno scisma. Per capirne di più il libro di Massimo Franco è un’ottima bussola per orientarsi. Nelle edicole e nelle librerie edito da Solferino c’è il saggio «Il Monastero», in cui l’editorialista del «Corriere della Sera» indaga il rapporto tra Bergoglio e Ratzinger.

Massimo Franco ci accompagna tra i segreti del Monastero. Racconta l’evoluzione e poi l’involuzione dell’equilibrio miracoloso tra i «due papi», segnato dalle tensioni e dagli scontri di potere. Sullo sfondo rimane il tema, irrisolto e traumatico, della rinuncia di un papa. Col Monastero che diventa cruciale per decifrare i destini non di uno ma di due pontificati. E dell’intera Chiesa.

Benedetto XVI, il Papa emerito. Ma soprattutto l’uomo del Monastero: l’ex convento di clausura incastonato in una radura appartata dei Giardini vaticani, dove si è trasferito nel maggio del 2013 dopo l’epocale rinuncia al pontificato. Da allora, la percezione della sua personalità è cambiata. Con quel gesto di Joseph Ratzinger si sono prodotte anomalie a cascata che, dopo nove anni di papato di Francesco, perdurano e condizionano gli equilibri della Chiesa. La prima è proprio la scelta di Benedetto di stabilirsi nel Monastero Mater Ecclesiae: uno dei luoghi più misteriosi e inaccessibili all’ombra della cupola di san Pietro. L’emerito ha avuto la «sfrontatezza» di sopravvivere alle proprie dimissioni, alimentando i dubbi sui veri motivi della decisione. Nessuno, forse nemmeno lui, avrebbe detto che il suo «papato parallelo» sarebbe durato più di quello effettivo, accompagnando fino a oggi il pontefice argentino; né che lo avrebbe affiancato, aiutato e poi, senza volerlo e senza cercarlo, arginato e quasi sfidato, per volontà altrui più che propria. In questi anni l’eremo di Ratzinger si è trasformato da stanza di compensazione delle tensioni nei confronti della «rivoluzione bergogliana» in simbolo di resistenza, stile diverso di papato, perfino opzione dottrinale. È diventato il sensore di ogni vibrazione, di ogni scossa prodottasi a Casa Santa Marta, l’albergo che ospita Francesco e che rappresenta un’anomalia simmetrica.