Il primo rifiuto

La informiamo che la sua opera è stata sottoposta al vaglio del comitato di lettura della casa editrice che, tuttavia, non l’ha trovata adatta al nostro piano editoriale. La ringraziamo per la fiducia accordataci e le ricordiamo che siamo a sua disposizione per ogni nuovo testo che deciderà gentilmente di sottoporci“.

E ti butti giù, ti senti un fallito.

Ricordi tutto il tempo passato a scrivere, riguardi le pagine che avevi stampato con cura. Una si era sgualcita e l’avevi ristampata. Poi… zac! Una bella firmetta, un bacino sul frontespizio (dove ci sono il titolo, una breve sinossi ed i tuoi dati anagrafici), e la tua amatissima opera era partita in cerca di fortuna.


Adesso che ti rimane dei tuoi sogni di gloria? Poche righe, un rifiuto che pesa sul cuore come un macigno ed un grande senso di stupidità.

Hai aspettato una risposta per mesi… Ogni giorno speravi che arrivasse una mail, una lettera, una telefonata.

E non mentire a te stesso. Non hai spedito il tuo romanzo così, “tanto per provare”: in fondo in fondo ci credevi, anche se non stavi lì a raccontarlo agli altri. Ed ora stai male. Malissimo.

Nessuno scrittore (parlo di chi si sente scrittore “nell’anima”) realizza racconti o romanzi per sè; nè tantomeno lo fa per costringere i parenti a mettersi intorno al camino per ascoltare le sue lagne. Altrimenti, scusa, perché avresti inviato il manoscritto/dattiloscritto alla casa editrice? Ti saresti limitato a stamparlo in più copie in formato A4 e lo avresti distribuito agli amici più cari, ricevendo tanti complimenti.

Invece no, non è questa la verità, e lo sai bene…

Il primo rifiuto… Che esperienza orribile…

Cominci a pensare che non sei in grado di scrivere, che hai solo costruito castelli in aria, che la vita fa schifo.

Sai che ti dico?

Forse è davvero così. Non che la vita fa schifo, ovvio, ma che non sai scrivere.

Forse… O forse no.

Forse hai solo bisogno di trovare i canali giusti, di proporti meglio, di valorizzare alcune peculiarità del tuo stile.

In questa sezione troverai qualche consiglio. Nessun talent scout, bada bene. Siamo più o meno nella stessa barca…

di Marika Piscitelli