Il soccoritore dei ricci dal Piemonte

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Grandi novità arrivano dal Centro Recupero Ricci “La Ninna”: il centro ha avviato una ricerca sulla mortalità della specie con il Dipartimento di #ScienzeVeterinarie dell’Università degli Studi di Torino e diventerà a breve il primo ospedale e centro di ricerca in Italia totalmente dedicato alla salute dei #ricci.

Il centro ha vinto il premio più prestigioso del “Nature Film Festival” (Deutsche NaturfilmPreis) in Germania, con il documentario “Die Igel-Retter aus dem Piemont” (Il soccoritore dei ricci dal Piemonte) girato nel 2021 al Centro Ricci La Ninna per la regia di Rosie Cook e andato in onda su Arte TV per la serie Geo 360. La giuria giovanile ha scelto questo documentario come il migliore!

“Se non faremo nulla per fermare il declino di questa specie, i ricci si estingueranno in 10-20 anni” spiega il dottor Massimo Vacchetta, veterinario e direttore del centro. “Se sono a un passo dall’estinzione animali così comuni, i prossimi saremo noi, perché siamo – a tutti gli effetti – ad un passo dalla sesta estinzione di massa. Il nostro dovere è proteggerli, perché dalla salute dei ricci dipende anche la nostra sopravvivenza”.

Il Centro Recupero Ricci “La Ninna” oggi ospita circa 200 ricci – alcuni resi disabili dall’attività dell’uomo (investiti o feriti da decespugliatori e dai tosaerba robotizzati), altri recuperati in condizioni difficili a causa delle conseguenze del cambiamento climatico (impossibilità di andare in letargo, mancanza di prede per l’utilizzo massiccio di prodotti chimici in agricoltura, nei nostri orti e nei giardini).

Per documentare i numeri di questa emergenza, il Centro Ricci di Novello (Cuneo) ha avviato una collaborazione con il Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Torino (DSV) per indagare le cause di ricovero e morte dei ricci. Il progetto cercherà di mettere a punto i parametri del profilo metabolico ematico di questi piccoli mammiferi e indagherà gli agenti infettivi e parassitari che possono essere veicolati e potenzialmente pericolosi per i ricci e l’ambiente. Si cercherà, inoltre, di capire se, a seguito di periodi di ospedalizzazione di almeno 10-15 giorni, i ricci possono sviluppare resistenza agli antibiotici o modificare il proprio microbiota intestinale.

COME RICONOSCERE UN RICCIO IN DIFFICOLTA’

Un riccio che pesa indicativamente sotto i 300 grammi a ottobre, 400 grammi a novembre e 500 grammi a dicembre deve essere raccolto e portato a un centro di recupero
Un riccio trovato a vagare di giorno è sempre da recuperare e soccorrere (è un animale notturno e se si trova in giro nelle ore diurne è perché non sta bene)
I ricci trovati a bordo strada, se feriti (controllare se si appallottola, se perde sangue dal naso o ha perdite ematiche sul corpo) sono da portare immediatamente a un centro di recupero: hanno bisogno di un soccorso immediato

Per chi volesse informarsi sui ricci e su come poterli aiutare, sui canali social del Centro si possono trovare consigli preziosi per il primo soccorso, su come raccogliere e trasportare un riccio, come costruire una mangiatoia e una sezione in cui si può adottare un riccio che non potrà tornare in libertà o fare una donazione.

Ulteriori informazioni sul Centro Ricci sono reperibili sul sito web del centro https://laninna.org
o sulla pagina Facebook  https://www.facebook.com/centrorecuperoricciLaNinna

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Ed  ecco l’intervista al dott. Massimo Vacchetta pubblicata da Repubblica online

Massimo Vacchetta ha aperto un centro per i piccoli mammiferi a cui dedica tutta la sua vita. Ha scritto quattro libri ed ha vinto il premio del Nature Film Festival con un documentario. “Sono considerati le sentinelle dello stato di salute di un ecosistema: ma in dieci anni rischiano di estinguersi”.

Non poteva di certo immaginare, all’inizio della sua carriera da veterinario, che avrebbe vinto un festival cinematografico, scritto 4 libri di successo e che sarebbe diventato influencer, considerato il paladino dei ricci in Italia. Eppure tutto questo è accaduto a Massimo Vacchetta che a Novello, un paesino in provincia di Cuneo, ha dato vita, nel 2014, al Centro di recupero ricci La Ninna, che a breve sarà il primo ospedale e centro di ricerca in Italia dedicato esclusivamente a questa specie. La notizia di aver vinto il premio più prestigioso del Nature Film Festival (Deutscher NaturfilmPreis) in Germania, con il documentario “Die Igel-Retter aus dem Piemont” (Il soccorritore dei ricci dal Piemonte) girato dalla regista Rosie Cook, che racconta la sua storia, lo emoziona in profondità, ma non lo distoglie dalla sua missione: curare e salvare ricci. Un impegno che lo travolge tutti i giorni della settimana con orari massacranti, anche di notte. “Dormo pochissimo – confessa sorridendo Vacchetta – e spesso devo essere al centro anche di notte. I ricci, del resto, sono animali notturni che richiedono grande dedizione. Per me non ci sono malattie, feste o giornate di riposo”.
Questa è diventata la sua vita da quando ha lasciato la sua florida attività di veterinario.
“Per anni mi sono occupato di animali, cosiddetti da reddito, cioè mucche e pollame, e seguivo circa 150 stalle. Posso dire che, già giovanissimo, mi ero costruito una situazione economica invidiabile, ma non ero felice. Nel profondo non sopportavo di vedere questi animali sfruttati e costretti a vivere nelle rigide condizioni a cui li condannano gli allevamenti intensivi, maltrattati e legati alla catena, e per di più sapendo che spesso il loro destino era il macello. Vedere tutta quella sofferenza mi faceva star male”.

Il salto dalle mucche ai ricci non è piccolo. Come ci sei arrivato?
“È stato tutto molto casuale. Un venerdì sera un mio collega specializzato in animali d’affezione, cioè cani e gatti, mi chiese se mi potevo occupare di un ‘paziente’ particolare e mi diede una scatola di scarpe. Dentro c’era un piccolo riccio di soli tre giorni di vita. Era una femmina di 25 grammi, tutta rosa e con gli occhi chiusi. Era la prima volta che dovevo occuparmi di un riccio. Ero completamente inesperto e spaventato e il suo pianto, con cui mi comunicava che aveva fame o freddo, mi sconvolgeva. Mi sono procurato del latte di capra e l’ho allattata ogni due ore per un mese, tenendola appoggiata nella mia mano. Ogni volta dopo essersi nutrita si addormentava e il suo musetto aveva un’espressione che a me sembrava essere un sorriso. Ed è successo qualcosa di unico, di strano. Mi sono sentito come un padre che accudisce una figlia. Un’emozione profonda che mi faceva stare bene. L’amore non ha spiegazione. L’ho chiamata Ninna. E il centro è dedicato a lei”.

Che tipo di attività si svolgono al centro?
“Il centro ospita attualmente in media più di 300 ricci. Molti di questi arrivano alla ‘Ninna’ per le conseguenze delle attività dirette dell’uomo. Vengono investiti dalle nostre auto, feriti dai decespugliatori e dai tosaerba, ustionati dagli incendi. Numerose sono, però, anche le vittime dei cambiamenti climatici: li troviamo a vagare di giorno, cosa anomala per loro che sono animali notturni; le cucciolate autunnali, dovute al prolungamento della stagione calda, non raggiungono il peso sufficiente per sopravvivere al lungo letargo; molti sono costretti a girare a sfinimento per la mancanza di prede, l’utilizzo massiccio di prodotti chimici in agricoltura, nei nostri orti e nei giardini, falcidia gli insetti. Il nostro scopo è curarli e se possibile restituire loro la libertà, ricordandoci sempre che sono animali selvatici e come tali li trattiamo in ogni momento. Quest’anno abbiamo registrato una mortalità elevatissima dovuta anche alla siccità. Per documentare quest’emergenza, abbiamo avviato una collaborazione con il dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Torino (DSV). Il progetto, coordinato dalla professoressa Maria Teresa Capucchio, si prefigge di studiare il profilo metabolico ematico di questi piccoli mammiferi e di indagare quali siano gli agenti infettivi e parassitari che possono essere veicolati e potenzialmente pericolosi per i ricci e l’ambiente”.

25 grammi di felicità. Come un piccolo riccio può cambiarti la vita - Massimo Vacchetta,Antonella Tomaselli - copertina

Nel documentario ti abbiamo visto emozionarti spesso parlando dei tuoi ricci. Cosa ti piace di più del tuo lavoro?
“Direi tutto, nonostante le difficoltà. I ricci mi rendono felice, dipendono da me ma anch’io dipendo da loro. Quando li curo ho la sensazione che dalla loro salvezza derivi anche la mia. Nel cambio ci ho guadagnato. I ricci mi hanno portato un’anima. Grazie a loro ho trovato la mia strada, che è una via legata ai sentimenti. Questo è stato compreso da tante persone che hanno sposato la causa dei ricci e oggi il centro cresce e riusciamo a vivere grazie alle donazioni e al volontariato. Si è creato un crocevia di cuori”.

(Ndr – per acquistare i libri sul sito Lafeltrinelli clicca sui titoli)

Cuore di riccio. Storia di una piccola maestra che mi ha insegnato il coraggio - Massimo Vacchetta - copertina

La tua avventura con i ricci ti ha fatto scrivere quattro libri. Qual è il tuo rapporto con la scrittura?
“Anche in questo caso i libri sono arrivati quasi casualmente. In occasione del primo, 25 grammi di felicità, sono stato contattato da una casa editrice che era venuta a conoscenza delle mie attività dai social. Il libro, che racconta la storia del mio incontro con Ninna, dopo un avvio stentato, è diventato presto un best-seller tradotto in 14 lingue. È stato un tam tam incredibile e oggi il Centro deve molto a questa prima pubblicazione. Nel libro cerco di essere il più trasparente possibile e c’è tutto il mio cuore, ho dato sfogo alla mia passione. Un approccio che ho mantenuto anche in occasione del secondo, Cuore di riccio, dove racconto la storia della disabilità degli animali, nel centro ne ospitiamo più di 80, e la mia meraviglia nello scoprire la pazienza, la dolcezza che sapevano comunicare mentre li curavo. Ed è stato un insegnamento che ho fatto mio quando si ammalò mia madre. La terza pubblicazione, Ninna, il piccolo riccio con un grande cuore, invece, è nata dal desiderio di informare i più giovani sul mondo dei ricci”.

Ninna. Il piccolo riccio con un grande cuore - Massimo Vacchetta,Claudia Fachinetti - copertina

Il tuo quarto libro è diverso?
Raccontami qualcosa di bello è la conseguenza di una forte emozione. Una notte, era nell’aprile del 2020, vedo il video di una delfina che immobile in una vasca di un delfinario di Teheran si sta lasciando morire di tristezza dopo aver perso la compagna con cui divideva la piscina. Per salvare Kasya, questo è il suo nome, ho intrapreso una vera lotta contro il tempo per trovarle una sistemazione adatta. Sono orgoglioso che un Centro per ricci sia riuscito a mettere in salvo una delfina perché ogni essere vivente merita rispetto e dobbiamo impegnarci per i più fragili e chi è in difficoltà. È il senso della vita”.

Raccontami qualcosa di bello. Storie di ricci e dello straordinario salvataggio della delfina Kasya - Massimo Vacchetta,Mattia Fabris - copertina

E i ricci sono animali a rischio?
“Purtroppo sì. I ricci vivono sul pianeta da circa 15 milioni di anni e vengono considerati le sentinelle dello stato di salute di un ecosistema. Per la devastazione provocata dall’uomo i ricci hanno subito un calo numerico di ben il 70% in Europa a partire dal 2000 e sono nelle liste delle specie a rischio di estinzione. Dobbiamo fare qualcosa per fermare il loro declino, altrimenti, si stima, possano estinguersi in vent’anni. Ma, osservando il tasso di crescita delle emergenze, il periodo, a mio avviso, potrebbe essere ancora drammaticamente minore: meno di dieci”.