Con Il sole nelle pozzanghere, pubblicato da Einaudi nel 2026, Matteo Bussola costruisce un romanzo che ruota attorno a un’idea precisa: gli oggetti non sono semplici cose, ma custodiscono le tracce delle vite che li hanno attraversati. Hanno assistito agli affetti, ai distacchi, ai lutti, ai cambiamenti e, proprio per questo, diventano depositari di una memoria che non coincide con il loro valore materiale. Al centro della storia c’è il signor Pi, un uomo anziano che gestisce un piccolo negozio di rigattiere in una strada laterale, un luogo in cui gli oggetti usati sono considerati frammenti di esistenze che possono ancora trovare un nuovo posto.
Il signor Pi apre il negozio ogni mattina alle otto e dieci, mai alle otto in punto, perché è convinto che le cose importanti abbiano bisogno di qualche minuto di ritardo per farsi desiderare. La sua routine scandisce le giornate, ma il vero centro del romanzo è ciò che accade oltre la soglia del negozio. Persone diverse arrivano con cucine, orologi, cartelle, chitarre, orecchini e molti altri oggetti usati, rotti o semplicemente non più desiderati. Per il protagonista, però, nessuno di questi è un semplice bene da acquistare o rivendere.
Ogni oggetto conserva infatti il ricordo delle stanze in cui è rimasto, delle famiglie di cui ha fatto parte e delle relazioni che ha accompagnato come dono, presenza quotidiana o testimone silenzioso. Per il signor Pi quelle cose custodiscono sogni realizzati oppure rimasti incompiuti, amori conclusi, parenti perduti e momenti che non possono essere cancellati. Quando le tocca, gli sembra che ogni oggetto conservi ancora qualcosa delle persone che lo hanno posseduto.
Questa capacità rappresenta il tratto distintivo del protagonista. Il signor Pi non considera il proprio lavoro una semplice attività di recupero dell’usato e, in realtà, non cerca neppure di riportare tutto a uno stato perfetto. L’idea che attraversa il romanzo è che cancellare ogni segno del tempo significherebbe anche mettere a tacere il passato, mentre conservare le tracce di ciò che è stato permette di riconoscere il valore delle esperienze vissute.
Per questo motivo il negozio diventa un luogo in cui le persone arrivano insieme agli oggetti di cui hanno deciso di separarsi, portando con sé esperienze, perdite e cambiamenti. Chi decide di separarsi da qualcosa spesso lo fa perché quell’oggetto continua a evocare una parte della propria vita; chi invece lo acquista può attribuirgli un significato completamente diverso, dando inizio a una nuova storia. Gli oggetti continuano così a circolare insieme alle emozioni e alle esperienze che li hanno accompagnati.
Il romanzo sviluppa questo meccanismo attraverso una serie di vicende che si intrecciano davanti al bancone del signor Pi. Le storie dei diversi personaggi si incontrano grazie agli oggetti che passano di mano in mano, creando collegamenti tra persone che pur non conoscendosi, condividono esperienze di cambiamento e rinascita. Nel negozio dunque trovano posto seconde occasioni che riguardano tanto le cose quanto chi le porta o decide di accoglierle nella propria vita.
La figura del signor Pi si colloca proprio al centro di questi incontri. Nel quartiere molti sono convinti che, più che riparare oggetti, il signor Pi riesca in qualche modo a prendersi cura delle persone che entrano nel suo negozio. Ascolta e accoglie le storie che arrivano nel negozio facendo del suo lavoro una forma di attenzione verso ciò che gli altri decidono di lasciare andare o di conservare.
Il sole nelle pozzanghere propone una riflessione sul significato della memoria e sul valore che attribuiamo alle cose. Gli oggetti si definiscono, prima ancora che per il loro aspetto fisico, per il legame che instaurano con le persone nel corso del tempo. È così che nasce l’idea che ciascuno possa essere, in fondo, “la storia abbandonata di qualcun altro”, un’affermazione che sintetizza il modo in cui il romanzo mette in relazione esperienze individuali e memoria condivisa.
Il titolo richiama la possibilità di trovare luce anche nelle situazioni segnate dalla perdita e dal dolore. Il negozio del signor Pi è il luogo in cui ciò che sembrava destinato a essere scartato può ritrovare un significato, senza cancellare le tracce del passato ma riconoscendole come parte della propria storia.

