Il torchio tipografico

Il torchio ha origini molto risalenti nel tempo. Veniva difatti utilizzato per vari scopi, quali ad esempio la spremitura dell’uva o delle olive. Solo nel XV secolo, però, si penso che tale strumento si potesse adattare anche ad altri usi, quali per l’appunto la stampa.

Sino ad allora, per la riproduzione su carta (o pergamena) di matrici a rilievo, si utilizzava normalmente esercitare una forte pressione mediante l’utilizzo di tamponi, o semplicemente con le mani. Se questa tecnica consentiva l’ottenimento di risultati soddisfacenti quando la matrice consisteva in un unico blocco, risultava non adatta alla stampa mediante caratteri mobili, nonché all’utilizzo di particolari tipo di inchiostro che iniziarono ad essere utilizzati in quel periodo.

Sembra che fu proprio Gutenberg, la persona alla quale si attribuisce la paternità dell’ideazione (quantomeno in occidente) dei caratteri mobili, a pensare alla possibilità di adattare il torchio al processo di stampa.

Il meccanismo di funzionamento del torchio tipografico non era particolarmente complesso. Lo strumento era composto una leva (barra) che il torcoliere utilizzava per azionare una vite. Questa vite spingeva verso il basso una superficie piana che veniva detta platina che finiva per esercitare pressione sul timpano, ovvero sul piano in legno ove era posto il foglio da stampare. Il timpano era normalmente composto anche di una cornice che assicurava che il foglio non si muovesse dal piano. La matrice inchiostrata era ovviamente posta al di sotto del piano di pressione, con i caratteri rivolti verso l’alto.

Per far tornare il piano di pressione nella posizione originaria, e liberare dunque il foglio che doveva essere rimosso e fatto asciugare, era necessario azionare l’apposito meccanismo mediante un ulteriore colpo alla leva.

Il meccanismo del torchio venne poi perfezionato nel corso dei secoli, aggiungendo degli elementi che facilitassero il lavoro delle persone addette alla stampa. L’utilizzo del torchio, difatti, era particolarmente faticoso, e per questo motivo, almeno alle origini della stampa, il numero di pagine che si riuscivano a produrre ogni giorno era limitato rispetto al numero di ore di lavoro impiegate. Sembra che in condizioni ottimali si riuscissero a stampare poco più di 200 fogli ogni ora.

Come già detto, la persona che si occupava di azionare il torchio era detto torcoliere. Questi però non era l’unico a lavorare nel processo di stampa. Il torchio, difatti, richiedeva almeno due persone, una che azionasse il meccanismo, ed una che si occupasse della fase di inchiostrazione, detto battitore. Il processo di inchiostrazione avveniva mediante l’utilizzo di tamponi semisferici di legno ricoperti di pelle chiamati “mazzi”.

di Diego Manzetti