In esclusiva su iLibri la nipote di Alberto Moravia, Gianna Cimino

Grazie all’amico Angelo Favaro, pubblichiamo in esclusiva la dichiarazione della signora Gianna Cimino, nipote di Alberto Moravia, su “La ciociara a Fondi”, il convegno del 10 maggio.

Una testimonianza diretta su uno dei grandi scrittori italiani del XX secolo e sulla moglie, Elsa Morante.

“Non è semplice per me parlare di mio zio, né dei suoi romanzi, ed è ancora più complicato provare a dire cosa ne pensasse. Non parlava mai dei suoi scritti, se non era proprio obbligato da un’occasione pubblica, o da interviste di cronisti. Qualche volta ho ascoltato quel che diceva, ma era sempre, come dire, quasi scocciato, annoiato – per usare un verbo a lui caro – di dover raccontare qualcosa che aveva già scritto. Ripeteva che avendo già scritto il romanzo o i racconti gli sembrava davvero inutile doversi ripetere. Io sono nata molti anni dopo la scrittura e la pubblicazione del romanzo La ciociara e anche alcuni anni dopo il film, così non posso dire nulla direttamente. Ma per esempio del romanzo diceva che non aveva mai scritto un romanzo così, né ne avrebbe mai più scritto uno simile, lì c’era tutta la sua idea della guerra, e insieme ribadiva che sarebbe ormai assolutamente necessario che il genere umano, dopo Hiroshima, stabilisse che la guerra divenga un tabù, proprio come ha fatto con l’incesto. Mio zio aveva un sacro orrore della guerra e della violenza, non le sopportava assolutamente. Era razionale, e la violenza è il massimo dell’irrazionalità. Per questo faceva letteratura, per lui la letteratura era tutto: una religione, una forma di espressione, il modo per dire ciascuno la propria verità. L’ho sentito più volte ripetere a tutti coloro che mettevano La ciociara in relazione a La storia di Elsa Morante, sua moglie, che lui aveva scritto il suo romanzo quasi venti anni prima, e che aveva cominciato a pensarci addirittura alla fine della Seconda Guerra Mondiale, come dimostrano del resto molti racconti scritti fra il 1946 e il 1948. Non si metteva in competizione con nessuno, e tanto meno con la moglie che riteneva la più grande scrittrice italiana del Novecento. 

Sono felice che a Fondi, ormai per la terza volta, si possa tornare a parlare di questo romanzo che dovrebbe diventare un classico da leggere e studiare in tutte le scuole superiori italiane.
Del film di De Sica e Zavattini non ne parlava mai, non ne aveva mai nemmeno scritto nulla. Che dire? Forse non gli era piaciuto, forse gli era piaciuto soltanto in parte. Di ciò che non gli piaceva e non gli interessava non scriveva, non amava dire male di qualcosa o di qualcuno. Faceva soltanto critiche che fossero costruttive, ma dal momento che un film una volta che è stato girato è stato girato, e non si torna indietro, è inutile farne critiche negative o distruttive. Invece si era molto divertito sul set, e soprattutto nelle conversazioni con il cast e con la Loren in particolare. Aveva trovato quella donna affascinante e bellissima fisicamente. L’aveva anche intervistata.

Ecco, se mio zio fosse qui, vorrei proprio chiedergli, oggi, dal momento che non aveva detto mai né scritto nulla, cosa pensa del film La ciociara. Credo che mi risponderebbe che il regista e lo sceneggiatore non hanno osato abbastanza, cioè sono stati troppo fedeli al romanzo, invece secondo zio Alberto un film è un’opera d’arte con la stessa dignità e libertà di un’opera narrativa. Infatti, amava molto Le mépris di Godard tratto dal suo romanzo Il disprezzo proprio perché infedele e originale rispetto al romanzo stesso.

Amo La ciociara perché è un romanzo sulla violenza sulle donne, non solo durante la guerra, ma in ogni momento della storia nel quale si perde la consapevolezza di cosa voglia dire essere umani.”


Gianna Cimino

Associazione Fondo Alberto Moravia

di Bruno Elpis