Incontro con Christian Frascella

19 Aprile 2010. Lunedì

Alle 18.30, presso la Feltrinelli di Piazza Piemonte, Milano, Christian Frascella presenterà il suo ultimo romanzo, “Sette piccoli sospetti”.

Ho pensato di andarci innanzitutto perché trovo questi incontri interessanti, e spesso divertenti.

In secondo luogo, perché oggi ho del tempo a disposizione per me.

In terzo luogo perché “Mia sorella è una foca monaca” mi è piaciuto molto.

In quarto luogo perché l’ingresso è libero. E c’è persino un quinto luogo. (Sarebbe stato decisamente meglio non utilizzare la tecnica dell’elencazione in questo caso, ma ormai è andata…).

Dicevo… In quinto luogo perché è importante ascoltare “qualcuno che ce l’ha fatta”, e poi stavolta c’è pure un valore aggiunto, e cioè che magari la cosa può interessare anche voi.

Così, eccomi qui. Sono le 18.00 e mi sto avviando in metro. Scenderò alla fermata Wagner.

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0re 18.30

La Feltrinelli di Piazza Piemonte è molto grande… Al piano terra, in fondo alla sala, hanno montato un proiettore. Poi ci sono, sempre sul palchetto, un tavolino tondo con due sedie ed un pianoforte a coda.

Ed ecco che arriva Christian…

Lo avevo visto in foto, su internet, ma, a dirla tutta, poco fa lo avevo scambiato per un tizio seduto in prima fila.

Sarà colpa del prosecco che ho bevuto al bancone, mentre aspettavo (il prosecco, naturalmente, era a pagamento. I pistacchi, le patatine e le focaccine invece no. Però non so se ciò avviene in occasione delle presentazioni, o si tratta di routine alla Feltrinelli di Piazza Piemonte J).

Ad ogni modo, per fortuna mi sono astenuta dal fare una figuraccia porgendo la mano all’ignaro sosia dicendo: «Piacere di conoscerla Signor Frascella!».

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ore 20.00

Che tipo è Frascella?

Spontaneo, ironico; alla mano, ma senza false modestie.

Dopo il book trailer che potete trovare anche sul suo blog o su youtube, Gian Paolo Serino (che lo ha intervistato) ha fatto una breve introduzione, e quindi ha attaccato con una serie di domande (troppe forse, ora che ci ripenso).

A fronte dei sette anni impiegati per scrivere “Mia sorella è una foca monaca”, Frascella ha portato a termine “Sette piccoli sospetti” in pochi mesi.

Questo, però, non è sintomatico di uno scarso impegno o di una stesura affrettata, tant’è che, quando Serino gli ha chiesto cosa del libro non fosse stato capito, o meglio, cosa fosse stato mal recepito dalla critica, ha risposto: «È passato forse come un romanzo facile da scrivere. In realtà (…) ci ho lavorato veramente parecchio».

Si tratta di una storia ambientata negli anni ’80, come la prima opera di Frascella, ma questa volta abbiamo un romanzo corale, e non un assolo.

In un paesino frutto della fantasia dell’autore, sette ragazzini di dodici anni decidono di svaligiare una banca.

Proprio il creare un intero gruppo di protagonisti è stata la nuova sfida di Frascella: sei di estrazione proletaria, uno solo figlio di un avvocato ammanicato con i politici locali, i ragazzini hanno ciascuno la propria personalità ed i propri sogni, eppure sono accomunati, oltre che dall’età, anche dalla delusione nei confronti di un mondo adulto che non riesce a fornire loro un valido modello.

Il loro piano per cambiar vita è semplice: drogare il caffè e mettere k.o. la guardia, e per stabilire chi dovrà cimentarsi nell’ingrato compito di sedurre “la chiattona”, i piccoli decidono di fare una maratona.

Queste pagine del romanzo pare siano (io non l’ho ancora letto) molto spassose e ben riuscite. Del resto, lo stesso scrittore ha chiarito: “Se non mi diverto, non scrivo. Tutto quello che, rileggendo, mi annoia, lo taglio”.

Poi ci sono il colpo di scena, la ricomparsa del “Messicano” ed altri personaggi da scoprire… ma mi astengo dal riferire ciò che ho appreso in occasione della presentazione: come ha detto l’autore, “Un buon recensore racconta la trama in cinque o sette frasi… Non entra nel dettaglio”.

Sono d’accordo con lui, ma a prescindere dal fatto che io possa o meno definirmi un buon recensore, resta fermo un punto fondamentale, e cioè che (lo ripeto) il libro non l’ho ancora letto J

Perciò concludo nell’unico modo che mi sembra congeniale in questi casi: un augurio sincero a Christian Frascella affinché possa replicare il successo del primo romanzo… ed anche di più!