Intervista a Aldo Moscatelli, editore de “I sognatori”

Grazie per aver accettato questa intervista. Come nasce la tua vocazione per l’editoria? Immagino sia un’autentica passione, considerato che l’attività che hai intrapreso non è tra le più facili…

Grazie a te per il tempo e per lo spazio che mi dedichi, Bruno.
Quanto alla tua domanda, non credo di aver mai avuto una reale vocazione. È stata più che altro una reazione rabbiosa: dopo aver conosciuto il mondo editoriale come scrittore, e aver appurato le difficoltà che altri autori incontravano nel farsi spazio, ho deciso di mettere su una casa editrice. Ero soltanto un lettore/scrittore che passava dall’altra parte della barricata, senza però dimenticare tutto quel che aveva visto e sentito prima. La mia ferma contrarietà all’editoria a pagamento parte da lì.

Sul sito della casa editrice si legge: “Aldo Moscatelli: scrittore da circa quindici anni, editore da cinque e lettore ‘compulsivo’  da sempre” .  In quali proporzioni svolgi queste tre attività: di scrittore, editore e lettore?

Allo stato attuale lavoro e leggo molto, la scrittura l’ho abbandonata due anni fa, salvo qualche incursione estemporanea. Lavoro per guadagnarmi la pagnotta, la lettura invece investe sia il campo professionale che quello del puro “diletto”. Diciamo che allo stato attuale sono editore a tempo pieno, lettore part-time nonché ex scrittore.

Qual è la filosofia della tua casa editrice? La scelta del nome,  allude a una categoria privilegiata di scrittori o di lettori? O a un sogno in particolare?

La filosofia della casa editrice è, apparentemente, quella di tante altre. Potrei parlare per ore di qualità, meritocrazia e via dicendo. Ma lo fanno tutti, pure quelli che lanciano allo sbaraglio il primo scrittore che passa nei dintorni. La filosofia de “I sognatori” è in ciò che pubblica e nel modo in cui agisce. Fra mille discorsi, meglio dare la precedenza ai fatti.

Per quanto riguarda la scelta del nome, dopo aver rilevato la coerenza di chi mi contattava premettendo (via mail) “anch’io sono un sognatore!”, posso ben dire che la scelta del nome si è rivelata un errore. Se quelli sono “sognatori”, allora non lo sono io.
Tornando indietro lo cambierei, ma sono burocraticamente pigro. Per reazione, sceglierei “I cinici”.

E l’impatto con il ‘difficile’ mondo dell’editoria italiana com’è stato?

Un trauma! Sapevo che era difficile farsi spazio, ma non immaginavo fino a che punto. I primi due anni sono stati un inferno, anche se l’enorme impegno promozionale ci ha permesso di restare a galla. Nei blog (ormai abbandonati in favore dei social network) si parlava puntualmente di noi, le volte in cui qualcuno tirava in ballo l’argomento “piccola editoria”. Un tizio mi disse una volta che su Anobii ci conoscevano tutti: un’iperbole, ovvio, però lì per lì ne fui contento. Già nel primo anno di attività ebbi modo di scontrarmi con colleghi, librai, giornalisti, (pseudo) lettori e scrittori d’accatto, gente con lo sguardo acuto, che preconizzava una morte veloce e indolore della mia casa editrice. Tempo due anni, massimo tre.
A febbraio I Sognatori compie 7 anni.

Come scegli le opere da pubblicare? Quali sono elementi e caratteristiche che in un manoscritto ti fanno intravedere un libro da “sognatori”?  Come deve essere uno stile letterario per risultare accattivante o interessante?

Leggo tutti i lavori che giungono via mail, se in linea con le norme redazionali indicate nel sito. Gli elementi vincenti sono quelli che elencano centinaia di miei colleghi: anche qui potremmo stare ore a parlare di qualità, meritocrazia e via dicendo. Eviterei volentieri. Siccome siamo tutti bravi e onesti, mettiamola su questo piano: pubblico soltanto i manoscritti che mi paiono convincenti, senza conferire alcuna importanza al genere e/o all’appetibilità commerciale dell’opera. Tutto qui. Se lo ritenessi utile, affermerei che I Sognatori pubblica bei libri: ma non lo dirò. Meglio se lo dice qualcun altro, così – al massimo – i miei detrattori sbranano lui/lei.
Per quanto riguarda lo stile, ognuno scrive come sa o come può (il talento non è lo stesso per tutti); di sicuro uno stile accattivante non garantisce alcunché. È un insieme di elementi a garantire o precludere la pubblicazione presso I Sognatori.

Qual è stato il più bel riconoscimento che hai ricevuto? E il  peggior errore che ritieni di aver commesso?

Non credo di aver mai ricevuto un riconoscimento particolare. Né lo inseguo, a dirla tutta. Però mi hanno definito coraggioso, caparbio, capace… e altre parole che iniziano con la “c”, non tutte di segno positivo…

Amando le antinomie, posso rivelarti le definizioni più discordanti e spassose: “il Che Guevara dell’editoria” da un lato, “un mostro senza sentimenti” dall’altro. Tra le due preferisco la seconda, ma la prima fa più ridere.

Errori? Facciamo prima a elencare le poche cose giuste che ho azzeccato!

E veniamo ai concorsi letterari indetti da “I sognatori”. Io conosco le tre edizioni de “Il cerchio capovolto”. Come nasce questa iniziativa? Ve ne saranno di analoghe in futuro?

La trilogia nasce per dare spazio a voci nuove e interessanti. Checché ne dica qualcuno, c’è gente in gamba là fuori. L’importante è selezionare, le antologia con 30 o 40 nomi lasciano il tempo che trovano. Ogni tanto riprendo in mano quelle che ho pubblicato e mi ritengo soddisfatto: sono un accanito lettore di racconti, e penso che la qualità media delle mie antologie sia piuttosto buona. Sicuramente ci sarà una quarta edizione l’anno prossimo.

E ora qualche segnalazione di opere edite da “I sognatori” …

Nel mio catalogo c’è un po’ di tutto, in generale vado orgoglioso degli autori che ho pubblicato. I Sognatori si è migliorata molto nel tempo, e penso/spero che continuerà a farlo in futuro. Però non voglio fare torto a nessuno, i miei scrittori mi spiano e se parlassi di qualcuno in particolare mi lincerebbero! Globalmente i lavori che pubblico piacciono; ogni tanto arriva qualche stroncatura, ma è nell’ordine naturale delle cose. Io com’è ovvio guardo il consuntivo, nel momento in cui un libro soddisfa la stragrande maggioranza dei lettori, mi reputo appagato. Il gusto personale incide molto, d’altronde se provi a cercare due lettori identici – cioè perennemente concordi sul valore di qualsivoglia libro – non li trovi mica. I lettori sono come i fiocchi di neve.

Poi ci sono quelli che ti stroncano per partito preso, ma ai miei occhi non fanno testo.

Qual è l’ultimo libro che hai letto? Quali sono i tuoi autori o il tuo genere preferito? Cosa legge Aldo Moscatelli oltre alle opere che pubblica?

Direi di iniziare dalla narrativa. L’ultimo libro che ho letto è una raccolta di racconti di Gaston Leroux, che tra l’altro mi è piaciuta un bel po’.

I miei autori preferiti sono pochi, però ho molti libri preferiti. Diciamo che su tutti svetta Edgar Allan Poe, colui che mi ha inchiodato alla lettura; ad avvicinarmi furono però altri: Salgari, la Hinton, Kafka, persino Manzoni (leggere “I promessi sposi” per diletto fu una gran cosa). Anche il fumetto “Dylan Dog” è stato centrale nel mio approccio alla lettura. Tra le opere di narrativa che porterei sulla proverbiale isola deserta… mah, difficile da dire. Sicuramente “La metamorfosi” di Kafka, poi “Furore” di Steinbeck, “Il deserto dei Tartari” di Buzzati, “1984” di Orwell, “Elianto” di Benni, le raccolte di Poe e Lovecraft, “La panne” di Dürrenmatt, “Il profumo” di Süskind, tutti i Peanuts che possiedo. E ovviamente i libri che ho pubblicato come editore. Ma chissà quanti ne sto scordando…

Non ho un genere preferito, nella narrativa spazio moltissimo; tra le mie ultime letture figurano Bukowski, Vonnegut, Saramago, Gogol’, Svevo, Calvino, Vittorini, Bloch, Leroux… tutta gente che viaggia su binari narrativi diversi – a parte gli ultimi due. Se c’è un genere che conosco meglio di altri, comunque, quello è l’horror.
Il problema (se di problema si può parlare) è che io amo tantissimo la saggistica, nella mia biblioteca trovi saggi musicali, cinematografici, filosofici, sociologici, politici, religiosi, storici, psicologici, antropologici. Riflettono i miei studi e le mie passioni, in fin dei conti. Sull’isola deserta porterei anche quelli.
Va da sé che spesso trascuro la poesia, ma negli ultimi tempi ho cercato di ridurre il gap leggendo un po’ di gente (Pound, Pasolini, Pessoa, Rimbaud e altri).

Per quanto riguarda il “trend” attuale, da circa quattro mesi leggo principalmente saggi sull’Olocausto. Mi interessa molto il tema del negazionismo, cioè quella corrente di pensiero che nega l’esistenza delle camere a gas e – di conseguenza – che ci sia stato per davvero “una” Shoah. Pisanty, Mattogno e Di Cesare gli ultimi autori studiati.  

Puoi darci qualche anticipazione sui tuoi progetti di lavoro futuro?

Chiuderò il 2012 con “Il cerchio capovolto – vol. 3”, una bella raccolta di racconti scaturita dall’omonimo concorso. In attesa di una quarta edizione, che potrebbe scattare in primavera. Prima di allora pubblicherò di sicuro altri libri (ho già un paio di obiettivi nel mirino), avvierò i lavori coi miei nuovi romanzieri (AlainVoudì e Valentina Morelli) e metterò a punto i dettagli per alcune presentazioni. Ci sarebbe un’altra cosa… un progetto al quale sto lavorando da diversi mesi assieme ad altra gente, e che si pone l’obiettivo di portare i problemi dell’editoria italiana “alla massa”, in una veste assolutamente inedita… ma è presto per parlarne. Qualcosa di nuovo verrà, posso dire soltanto questo.

Che consiglio daresti a chi desidera pubblicare un suo scritto?

Da diverso tempo evito di fornire consigli. Lo facevo una volta, oggi no. Il punto è che alla fine la gente fa ciò che le pare. Io posso fornire un parere e delle indicazioni su un romanzo, al massimo. Snocciolare qualche dato per chiarire qual è la situazione italiana a livello di scrittura e lettura. So un po’ di cose su mode e tendenze, conosco alcuni retroscena editoriali (quelli che non arrivano alle orecchie degli internauti). Ma la grande verità è che io del mio lavoro c’ho capito poco e niente; ogni volta che penso di aver afferrato qualcosa di solido, una pur vaga convinzione, quella mi si scioglie come neve al sole. Brancolo in una sicura incertezza, e il suggerimento di oggi non sarebbe il suggerimento di domani. Quindi preferisco lasciare agli scrittori il compito di sbagliare o indovinare le giuste mosse.

Ringrazio Aldo Moscatelli per la disponibilità e per la simpatia con la quale ha affrontato quest’intervista di …


… Bruno Elpis