Intervista a Gaetano Cappelli

Gaetano Cappelli

Sul tuo profilo di Facebook si legge che lavori presso “Che bel mestiere fare il romanziere”. Sembra una professione di fede …

Bessì, è un mestiere che richiede fede … se non ne hai continuare è assai difficile! Voglio dire: è un lavoro piuttosto duro e poco riconosciuto, anche in termini economici.

Alcuni (due in particolare) titoli dei tuoi romanzi sono lunghi, come i titoli dei film di Lina Wertmuller. E le storie sono altrettanto paradossali …

Nonnò, la Wertmuller non c’entra niente. I titoli così lunghi vengono dritti dal romanzo settecentesco, così pure la grana  paradossale delle storie. Sterne era assai bizzarro! Poi ci sono dentro Dickens, Balzac, i romantici tedeschi i nordamericani del novecento. E ogni genere di commedia, da quella anglosassone a quella italiana.

I tuoi romanzi pullulano di personaggi “estremi”: miliardari (che spesso finiscono sul lastrico), aristocratici, celebrità, magnati, uomini e donne facilmente vittima di colpi di fulmine … A costoro, poi, appioppi nomi ridicoli o irridenti. Come mai prediligi queste storie con protagonisti “casi-limite” o da rotocalco?

Mah, è che la realtà di tutti i giorni è talmente noiosa! Allora il mio gioco è prendere uno qualsiasi, anzi il più sfigato dei qualsiasi, e proiettarlo in un universo distante, metti la New York più cool ma anche una lontana  foresta  canadese. Lo infilo in avventure pazzesche. Gli do insomma “più vista” – a lui e al lettore!

Nella Storia controversa dell’inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo(ndr: Premio Bigiaretti nel 2008; premio speciale dell’Università di Camerino; nello stesso anno “Parenti lontani” ha vinto il premio John Fante) descrivi l’antagonismo tra il nobile e l’arricchito. Ti ritieni uno scrittore satirico?

In parte lo sono, sì. Ma la satira tout court mi deprime. Sono uno scrittore che ha tra i suoi registri anche quello. Un tragi-comico ecco la definizione che meglio mi definisce.

Sei un amante dei piaceri della bella vita in generale e della buona cucina (e del vino, Aglianico naturalmente!) in particolare?

C’è qualcuno che non lo è? – certo, tranne gli scrittori ahahah. Ma per lo più il loro ascetismo è un vezzo. Se pensi che perfino Faletti fa il poverista!

E in campo letterario, quali sono i tuoi autori preferiti?

Qualcuno l’ho detto sopra. Aggiungiamoci il sommo Saul Bellow, il Roth non degli ultimi tempi, il grande Mordecay Richler,  Amis… ma tanti, tanti altri. Sono un gran lettore.

E veniamo a “La vedova, il Santo e il segreto del Pacchero estremo”, opera “decorata” con il premio Hemingway 2009. In questo romanzo ci sono molte pagine irresistibili. Citerò qualche esempio, partendo dall’elogio del piccione. Premesso che per il lettore è un interludio divertente, nelle tue intenzioni voleva essere un esercizio retorico, una pagina umoristica o … qualcos’altro?

Tutto quello che hai detto, e in più proprio l’elogio del piccione. Questo animale intelligentissimo e sensibile, bistrattato per partito preso. Una specie di sordido conformismo razzista animale. C’è stato qualcuno che ha iniziato a dire male del povero pennuto e tutti a dargli addosso, quando magari ci si commuove per i gabbiani che sono crudeli come dei killer.

Altre pagine irresistibili sono quelle nelle quali parli del sito internet “incontri molto ma molto particolari”, tipizzando le inserzioni in esoteriche, guasconi, tenere, pietose …

Be’, quello è un universo assai divertente, e non solo per gli ovvi motivi. Anche lì. Il tempio della trasgressione, poi c’è il conformismo più ridicolo. Inizia proprio dalla lingua e le formule stereotipate degli annunci. Nonostante la diversità delle “specialità”  pubblicizzate letto uno letti tutti.

Hai contrassegnato con gli asterischi le pagine “hard”,  avvertendo il lettore che sono destinate soltanto a un pubblico più che adulto e lasciando al lettore stesso la facoltà di non leggerle. Al di là dell’astuzia dell’espediente … ci sarà qualcuno che è passato oltre senza leggerle?

Nonnò, anzi so di persone che hanno letto solo quelle ahahah… e non è una battuta.

Un’altra tecnica che talvolta utilizzi è quella di rivolgerti direttamente al lettore, dimenticando il registro narrativo, instaurando una complicità nella reciproca consapevolezza della finzione narrativa …

Anche questa è una tecnica che arriva dal romanzo settecentesco soprattutto ma che è più diffusa di quanto si creda. Il romanzo, alla fine, è un territorio libero in cui scorazzare come meglio si crede.

Qual è il legame con la tua terra d’origine? Definisci Potenza  “nido d’aquila” e la Basilicata “la misteriosa terra dagli orizzonti perduti” o “un paese che sta su un orrido e spesso franoso sperone di roccia”. A volte poi sembra di cogliere qualche allusione all’antinomia nord-sud dell’Italia … Ma è ancora attuale?

Tu trovi … l’antinomia nord–sud? Ma io sono il primo a riderci sopra. E anzi ho sempre raccontato la provincia del Sud tenendomi lontano dai cliché del meridionalismo. In Basilicata ci vivo e quindi è naturale che ne parli. Ma non mi fermo lì. I miei personaggi viaggiano, e non solo per emigrare. Si muovono. Amano vedere il mondo. Seguono i loro destini, quelli che la modernità mette in moto e cambia.

E veniamo all’ultimo best seller, “Baci a colazione”. Tra le parodie che rappresenti, c’è anche quella sul mondo editoriale. Vuoi raccontarci qualcosa della tua personale  esperienza in questo ambito?

Il mondo editoriale è insieme complesso e rudimentale. Dentro ci si muovono alcuni degli animali più complicati che esistano – gli scrittori! Ed è da un po’ che ho deciso di raccontarli col risultato che da autore  realista che ero, molti pensano stia approdando al genere fantasy ahahah

Puoi darci qualche anticipazione sul tuo prossimo lavoro?

Ci sarà uno che è stato messo al mondo per diventare il continuatore del grande pianista Arturo Benedetti Michelangeli e invece diventa… be’, un minimo di suspense è necessaria! Posso solo dire che dopo che i miei lettori mi imploravano gli scrivessi Parenti lontani 2, insomma non è proprio quello ma qualcosa di molto vicino!

Sono solito chiudere le interviste con “la domanda a piacere” (alla quale deve seguire, ovviamente, la risposta). Sono certo che ci darai un’altra prova di umorismo e di arguzia …

Ehi, ma era proprio necessaria quest’intervista? Gaetano Cappelli non è mica Baricco !

Saluto Gaetano Cappelli, che ha corrisposto alla simpatia che io nutro per lui e per le sue opere …

Ehi, se magari mi dimostri un po’ più della semplice simpatia è meglio. Soprattutto i lettori non ci perdono il tempo a leggersi uno simpatico?

Gaetano, lasciami finire! Volevo aggiungere che sei un autore di grande talento! E poi io uso i termini nella loro accezione etimologica e “patire insieme” non è poca cosa! Posso almeno ringraziarti per la cordialità che hai manifestato nei rapporti che hanno consentito di realizzare questa intervista di …

di Bruno Elpis