Intervista a Gaia Conventi, autrice delle “Novelle col morto”

D – Come butta a “Giramenti”? E, per rimanere in ambito sferico, che programmi ha il tuo blog per le imminenti feste natalizie?
R – A “Giramenti” gira sempre bene, fare satira editoriale non ti lascia mai a corto d’argomenti. E sempre risibili, ché su “Giramenti” sappiamo bearci dei drammi letterari d’Italia!
Per noi sarà un Natale dedicato ai “tramisti”: ne proporremo più del solito e forse più del necessario. Per chi non fosse frequentatore abituale del blog occorre specificare che i “tramisti” sono gli scrittori – ma noi preferiamo definirli scrittHobby – di Yahoo Answers. Quelli che “Ditemi cosa ne pensate della mia trama”, “Cerco un editore e non voglio spendere troppo”, “Nessuno mi pubblica, è tutto un complotto!!1!!1”. Quindi per le feste saremo online, sperando di risollevare il morale agli amici che devono subire il parentado a tavola.

D – Nella cover delle “Novelle col morto” sei ritratta in posizione amletica. Cosa vi state dicendo tu e il teschio? State parlando di ontologia?
R– In realtà mi sto facendo beffe del suo cranio pelato, io che in quella foto ho una “cofana” che nemmeno Moira Orfei ai bei tempi…
Quando il grafico mi ha chiesto una “foto autore”, proprio a me che sono autore per sbaglio, ho pensato subito a quello scatto. Credo renda l’idea di come piglio la vita – sul ridere – e di quello che il lettore scoverà nelle due novelle: ehi, tranquillo, è solo un gioco, io scrivo gialli da spiaggia… se non fosse per il maltempo e la tanta neve sul Borghetto.

D – Secondo te, quale aspetto ho trascurato nella mia presentazione di “Quarti di vino e mezze verità (La mummia che sapeva troppo)”?
R – Credo tu ci abbia visto un sacco di roba, spero non ti siano sfuggiti i tanti cliché: la mia personale visione del giallo storico, la mia presa in giro al genere. Genere letterario che rispetto e che leggo, sia detto, ma che qualcuno dovrebbe un po’ riammodernare: se un romanzetto giallo storico, con tutte le caratteristiche del caso, è riuscito a me – a me che sono un blogger –, forse gli “autori veri” dovrebbero porsi il problema: non è che ‘sti gialli storici li stanno sfornando a stampino?
Ovviamente la mia rivisitazione è in chiave comica, ma è questo l’ambito in cui mi trovo più a mio agio. Colpa del blog che nutro a battutacce, certamente, e anche di una naturale propensione a non prendere niente sul serio. Soprattutto quando le ciance le scrivo io.

D – Quanto ti sei divertita a costruire il falso storico di Leonetto?
R – Tanto, lo ammetto. Il saperne un pochino di storia estense consente d’infilarci dentro di tutto, spero che quel tutto risulti credibile. Aggiungo che la pieve, fatta in quel modo, esiste davvero: sta poco fuori Ferrara, su questo non ho mentito. Proprio come esistono le mummie, ricordo di una vacanza a Oria (Brindisi). Poi ho mixato le cose, le ho trasportate nel Ferrarese… Insomma, mi sono divertita parecchio. Se non mi divertissi a fare quel che faccio, mi metterei a fare altro.

D – Ti è più simpatico Don Camillo o Peppone? E tra l’oste e il curiale chi preferisci?
R – L’Emilia è terra di Don Camillo e Peppone, magari non sempre sono dotati delle caratteristiche – e del fascino – di cui li ha ammantati Guareschi, ma da noi tizi così ancora li trovi. Non posso dirti di preferire l’uno o l’altro, non mi innamoro mai dei miei personaggi – e detesto chi dice che la storia si è scritta da sola e i personaggi hanno fatto ciò che più gli pareva –, i personaggi sono pedine da far muovere sulla scacchiera della vicenda. Nei gialli funziona così: deve esserci tutto quello che serve, il “di più” si nota e va solo ad allungare il brodo. Ma il brodo in un giallo si nota parecchio.
Dunque ho rispetto per i miei personaggi, sono piacevoli ingranaggi di una trama, ma non li porterei fuori a cena: a giallo concluso, ognuno per la propria strada.

D – In questo racconto citi ben due volte Agatha Christie (Tre topolini ciechi). Ė il tuo paradigma? Cosa ne pensi del suo umorismo british?
R – E bravo lui che ha colto nel segno! Entrambe le novelle richiamano proprio “Tre topolini ciechi”, nella prima troviamo la nevicata che taglia fuori dal mondo gli sfortunati protagonisti, nella seconda c’è l’ambientazione: la locanda. Nel romanzo precedente – “Giallo di zucca” – qualcuno mi ha fatto notare che l’incontro tra Luchino e la (quasi) morosa, con cani al seguito, ricordava “La carica dei 101”. Colgo l’occasione per dire che la richiamava certamente, ed era cosa voluta. In quello che scrivo è sempre cosi: cosa ti ricorda cosa? Un piccolo gioco enigmistico, un modo per vedere se il lettore è attento o se se la dorme. Sono cresciuta con “La settimana enigmistica”, in qualche modo deve avermi traumatizzata.
Per quanto riguarda l’umorismo british, sono grande fan del vecchio Wodehouse. No, non mi ispiro a lui quando scrivo: ognuno scrive per sé, e per i propri lettori se la cosa gli riesce. Tento di strappare un sorriso senza mai cadere nel triviale e nel già detto. Far ridere è faccenda piuttosto seria.

D – E adesso, prima del mio prossimo commento, Gaia Conventi introduce brevemente la seconda novella con il morto: “La locanda del Giallo (Delitti e bisticci festivalieri)”…
R – Be’, la seconda novella è costruita in maniera del tutto differente e se la prima si faceva beffe del giallo storico, la seconda prende di mira l’editoria, i festival letterari, i concorsi, i premi, le pubblicazioni a pagamento…
Ho la fortuna d’avere due distinte categorie d’affezionati lettori – lettori che ringrazio, bisogna sempre ringraziare chi ti dedica il proprio tempo –, qualcuno mi legge per i gialli mentre altri mi seguono come “blogger cattivissima”, ho quindi creduto necessario far contenti tutti. Ecco allora che la prima novella è stata pensata e scritta à la Giallo di zucca e la seconda è in stile “Giramenti”.
Ambientata in una locanda durante un festival dedicato al giallo – festival ormai morente e senza fondi –, il delitto arriva proprio quando serve: risolverlo vorrebbe dire fare pubblicità al festival e forse riportarlo ai suoi antichi fasti. A indagare saranno proprio gli scrittori, invitati a ciarlare di gialli su di un banchetto addobbato in carta crespa, e ognuno di loro potrebbe trarne un beneficio, uno spot gratuito ad ampio spettro. Nessun cartonato in libreria potrebbe fare tanto!

D – Gaia Conventi è più blogger, più scrittrice, più lettrice, più studiosa di storia e cultura locale o… che altro?
R – Sono una lettrice curiosa, una blogger d’assalto, una studiosa – nel mio piccolo – di storia locale perché innamorata della mia Ferrara, una scrittrice qualche volta ma sempre per caso. È una cosa che mi riesce benino e che mi diverte, quando scoprirò che in giro c’è di meglio da fare, farò quello e non più questo. Ma nel frattempo mi faccio certe risate…

D – E adesso ci dai un appuntamento futuro… purché non sia col morto!!!
R – Temo che in futuro ci sarà il morto: sto scrivendo il seguito di Giallo di zucca. Con calma, ché il blog mi porta via tempo – tempo sempre ben speso – e sto ultimando molte altre facezie. Mi rendo conto di fare troppe cose, ma proprio non mi riesce di darmi una calmata: sono una che si entusiasma sempre, mi riposerò quando verrò pubblicata postuma.

Ringraziamo Gaia Conventi per questo dialogo: un supplemento divertente e divertito, che aggiunge sale e pepe ai sapori tutti ferraresi del suo scrivere.

Bruno Elpis