Intervista a Simone Di Matteo, editore di Diamond Editrice

Simone Di Matteo

Grazie per aver accettato questa intervista. Come nasce la tua vocazione per l’editoria? Immagino sia un’autentica passione, considerato che sei l’editore italiano più giovane e che l’attività che hai intrapreso non è tra le più facili.
È tante cose insieme: passione e professione, sogno e realizzazione, desiderio e concreta opportunità. È quel che volevo fare quando ero più piccolo, e adesso che sono più grande, anche se ancora giovane, ma non giovanissimo (in altri paesi del mondo alla mia età si hanno già incarichi importanti e si dirigono aziende), sto realizzando esattamente un desiderio.


Qual è la filosofia della tua casa editrice? La scelta del nome, Diamond, sta a significare una strategia di élite?
Non voglio parlare di filosofia, ma di idea alla quale si associano strategie editoriali. Diamond Editrice ha, per colpa mia, il duro compito di ambire alla pubblicazione pura e concisa di “capolavori” (ma ahinoi non se ne trovano così facilmente) letterari. Un libro, a mio parere, è come un diamante, deve resistere, per sempre, nei nostri pensieri, e nelle librerie. Ma non accade. Evviva il macero!!!

E l’impatto con il ‘difficile’ mondo dell’editoria italiana com’è stato?
Nascendo come scrittore, ho conosciuto all’età di 21 anni il difficile e clientelistico mondo dell’editoria italiana. Ho incontrato sin da subito l’aberrante sistema dell’editoria a pagamento, capendo che chiunque, al giorno d’oggi, può con un misero capitale pubblicare il suo libro. Basta pagare, insomma. Non conta più avere una penna pregiata, ma il portafoglio aperto e subito si trovano editori. Da questo è nata la mia esigenza di avviare l’impresa Diamond Editrice.

Come scegli i tuoi collaboratori?
I collaboratori vengono scelti sicuramente per la professionalità, dal curriculum, ma grande influenza ha la forza di volontà che dimostrano. Ci sono dozzine di mail con CV nella nostra posta elettronica, un segnale importante.

E le opere da pubblicare? Quali sono elementi e caratteristiche che in un manoscritto ti fanno intravedere un libro “diamond”?
La prima cosa che si nota è il titolo, ma quella a cui si deve far meno fede. Infatti il nostro comitato scientifico di lettura e valutazione testi ha una griglia di valutazione oggettiva del manoscritto. Il mio è l’ultimo parere insieme a quello del Prof. L. Rino Caputo. Bisogna fare attenzione ormai ai diamanti falsi… che sembrano veri, perciò ci affidiamo ad esperti intenditori.

Accanto all’attività di editore, svolgi quella di scrittore e sceneggiatore. In quali proporzioni? Qual è la tua “dimensione” prevalente?
Ormai l’editore si è impossessato di me, è un dispiacere non poter dedicare più il tempo che desidero alla passione della scrittura letteraria e della sceneggiatura (che è attività molto differente dalla letteratura). La verità è che per scrivere qualcosa che appassioni e interessi, che catturi i lettori, bisogna prima aver vissuto, provato, sperimentato cosa significa essere nel mondo. Ogni storia che si racconta deve essere sostenuta dalla verità, dalla sincerità, dalla forza della vita.

Qual è stato il più bel riconoscimento che hai ricevuto? E il miglior complimento?
Il riconoscimento lo noto quando dalla redazione ricevo il resoconto giornaliero delle mail e dei contatti avuti, e sono davvero molti e in continua crescita. Il miglior complimento? Beh forse quando durante le presentazioni dei libri ricevo apprezzamenti sia per il contenuto che per il progetto in toto.

Il peggior errore che ritieni di aver commesso …
Essermi fidato di persone di cui non dovevo fidarmi. Dai collaboratori agli scrittori. Oggi fortunatamente, dopo due anni di duro lavoro, riesco a distinguere e a volte distaccarmi da certi sistemi.

E veniamo ai concorsi letterari che Diamond ha indetto. Il primo è stato finalizzato a una raccolta di racconti intitolata “Del vizio e della virtù”. Contiene anche un tuo racconto “Il racconto d’inverno”, sulla prudenza …
Prima di lavorare nell’editoria, nascevo come scrittore e non vorrò mai abbandonare questa mia indole. Certo è che anche io, come gli altri, vengo valutato dal comitato scientifico editoriale.

Il secondo concorso, appena concluso, si intitola “Il rosso e il nero”. Un titolo che allude al celebre romanzo di Stendhal, ma che in realtà vuole essere soprattutto una raccolta a tema cromatico …
Sì, so che viene subito in mente Stendhal, e mi piace che sia così. Abbiamo molto discusso prima di stabilire il tema della seconda antologia di ‘dittici’ e alla fine abbiamo scelto questa sollecitazione cromatica, perché corrisponde a qualcosa che nelle nostre vite, sempre, innerva emozioni, sensazioni, idee, pensieri, esperienze, che potrebbero di volta in volta essere rossi o neri, o rossi e neri. Rosso e Nero sono condizioni dell’anima, psicologiche, noir serve per identificare forme romanzesche, il rosso evoca la passione. Etc. etc. bisogna leggere i racconti di questa seconda antologia sperimentale per capire. Sono conturbanti. Esaltanti.

Poi avete annunciato “Eros e Thanatos” …
Terza prova sperimentale: selezioneremo fra tutti i racconti che giungeranno, sempre con l’apporto necessario del comitato di lettura, sette racconti per Eros e sette racconti per Thanatos. Tutta la civiltà occidentale si muove fra queste due potenze ‘divine’ e psichiche. Siamo molto curiosi di vedere cosa arriverà. Spero soltanto che almeno non giungano testi con errori sintattici, grammaticali, morfologici, perché quelli vengono cestinati immediatamente. E il cestino è colmo. Chi scrive, è una preghiera, prima di scrivere legga (ma non solo i propri scritti), legga la bella, alta, potente letteratura del mondo. Poi dopo aver scritto, rifletta, riveda, corregga, non bisogna affidarsi all’idea romantica della creazione immediata del genio. È tutta una bufala, grandi capolavori nascono dal sudore, dalle revisioni, dal togliere e non dal mettere. Manzoni in tutta una lunghissima vita scrisse un solo romanzo, ma fu un capolavoro assoluto in Europa!

Recentemente è stata indetta la seconda edizione del concorso per giovanissimi, ispirato a “Cesira la ciociara” di Moravia. Ci parli di questa iniziativa?
Il Premio Cesira, La ciociara, per la narrativa storica e realistica si rivolge agli studenti delle scuole superiori (15-19 anni), è un premio prestigioso che non solo prevede per i vincitori una consistente somma di denaro, e in questo periodo fa sempre comodo per un giovane avere dei soldi in tasca, e poi la pubblicazione in volume dei racconti. È un premio nazionale, che riteniamo davvero importante perché mette i giovani, le scuole, i docenti alla prova con un tema importante: quello della narrativa storica e realistica. E poi c’è la grande lezione di Alberto Moravia, autore di cui vorrei consigliare almeno la lettura de “La ciociara” appunto e dei “Racconti romani”, che sono veri gioielli (diamanti splendenti) della nostra letteratura italiana, tradotti in tutto il mondo. Invito tutti ad andare sulla pagina di face book Premio Cesira per leggere commenti, cogliere stimoli, spunti, etc., e sul sito della Diamond o su quello del Comune di Fondi ove c’è il bando del concorso.

E ora qualche segnalazione di opere edite da Diamond…
Io consiglio tutti i volumi editi dal 2010, perché possono avere un importante impatto sui lettori. Non posso consigliarne alcuni e tacere di altri, li ho pubblicati io.

Come deve essere uno stile letterario per risultare accattivante o interessante?
Non so rispondere, ciascuno ha il proprio stile; credo tuttavia che un romanzo, un libro di racconti, la narrativa possa avere successo quando riesce a raccontare storie che riguardano davvero i lettori, storie attraverso le quali si possa semplicemente, ma con eleganza, penetrare nell’animo dei protagonisti, che sono uomini e donne nei quali i lettori possono proiettare se stessi, o riconoscersi. La narrativa è un modo per allungare le nostre brevissime vite, vivendo le vite degli altri, ma solo se le vite di questi altri (i protagonisti dei romanzi o dei racconti) sono uomini e donne ‘sinceri’.

Qual è l’ultimo libro che hai letto? Quali sono i tuoi autori o il tuo genere preferito? Cosa legge Simone Di Matteo oltre alle opere che pubblica?
Difficile individuare l’ultimo libro per la moltitudine di testi che leggo, sicuramente i miei autori prediletti sono Moravia, Pasolini, Merini, Crotoneo. E visionando i nomi potete capire che sono diversi i generi di mio interesse. Simone Di Matteo ama leggere tutto e sono anche appassionato del genere Fantasy.

Puoi darci qualche anticipazione sui tuoi progetti di lavoro futuro?
Per il futuro, come anticipato, abbiamo emanato il terzo bando nazionale letterario che ha come tema Eros e Thanatos, e ne prevediamo la pubblicazione tra fine 2012 ed inizio 2013.

Che consiglio daresti a chi desidera pubblicare un suo scritto?
Di leggere molto. Uno scrittore, è prima di tutto un buon lettore. Ci si nutre, si raccolgono le energie necessarie per far scorrere la penna su di un foglio.

Mandando Diamond direttamente “in bocca al lupo”, ringrazio Simone per la disponibilità e per la simpatia con la quale ha affrontato quest’intervista di …

… Bruno Elpis,

che consiglia, dello stesso autore/editore, “La venere rea”.