Intervista col vampiro

Correva l’anno 1973, la trentaduenne Anne Rice, nata Howard Allen O’Brien nonché moglie del poeta Stan Rice sin dal 1961, si accingeva a dar vita a quello che è divenuto con gli anni uno dei classici per eccellenza del filone horror: “Intervista col vampiro”.

Louis de PointeduLac, a seguito della morte del fratello, cade in una profonda depressione. Non vuole più vivere eppure non ha il coraggio, la forza necessaria a compiere l’ultimo gesto, quello di togliersi la vita. Ed è in questa fase di perdizione che Louis viene trasformato, esattamente come la piccola Claudia, in vampiro da Lestat de Lioncourt.
Ha così inizio il celebre romanzo della Rice, il colloquio intrattenuto dal redivivo con il giornalista Daniel Molloy, divenuto da preda custode delle memorie. Immediata è la percezione per il lettore del malessere, dell’impossibilità per Louis di liberarsi dei residui di umanità tanto dissimulati. Infatti per lui è impensabile acconsentire all’inevitabilità dell’omicidio per la sopravvivenza, la sua anima è dilaniata dal tormento interiore, dall’incapacità di accettare la condizione in cui versa la creatura che è diventato.La sensazione di sofferenza di Louis scandisce interamente il romanzo, delinea l’immagine di un universo vampiresco che ben si distanzia da quello generalmente proposto, un mondo in cui il binomio umanità-immortalità cattura chi legge, che naturalmente perdona l’almeno iniziale lentezza delle sequenze proposte, per apprezzare un elaborato che assume i caratteri dell’inimitabile.

Il 1994 è l’anno della svolta, della riscoperta ma anche della confusione. A seguito infatti della pellicola firmata Neil Jordan, come può il lettore-spettatore non attribuire il volto di Tom Cruise a quello di Lestat, quello di Brad Pitt a Louis de PointeduLac, quello della giovanissima Kirsten Dunst alla scaltra Claudia, quello di Antonio Banderas ad Armand? Sempre più complesso è dunque distinguere tra l’opera della Rice e quella che tutti abbiamo imparato, nel bene e nel male, a conoscere sui grandi e piccoli schermi.

Pertanto, se siete indecisi e non sapete se dedicarvi o meno a questa lettura, non lasciatevi condizionare dalla notorietà  della trasposizione cinematografica, non crediate che tutta la bellezza di “Intervista col vampiro” sia stata già conosciuta, assaporata e perduta;  nel libro vi sono tutte le sfumature che rendono unici i personaggi , non è possibile anticipare ciò che la spiccata immaginazione della Rice ha pensato per noi.

Primo capitolo delle Cronache dei vampiri, “Intervista col vampiro” è un romanzo dalle ambientazioni gotiche, dove nulla è lasciato al caso e dove le emozioni (odio, amore, vendetta, paura, tormento, solitudine) sono “sovrane”.
Un romanzo sottile, caratterizzato da una penna erudita, chiara e complice ed avvalorato da un intreccio narrativo solido e avvincente.

Buona Lettura!