Io sono l’abisso

o sono l’abisso – Dodici romanzi e tre film da regista, per Donato Carrisi che, nel suo secondo film, ha scritturato due star come Dustin Hoffman e Tony Servillo, in Io sono l’abisso (dal 27 ottobre al cinema) ha reso invisibile il cast, i cui nomi appaiono solo nei titoli di coda. Ancora una volta lo spettatore deve fare i conti con un serial killer, con il quale si finisce per provare una strana empatia.

Leggi la nostra recensione a Io sono l’abisso di Donato Carrisi a questo link

Il podcast

Secondo una statistica, in Italia potrebbero esserci fra i tre e i sei serial killer attivi e non ancora individuati e che forse non lo saranno mai. Questo perché magari agiscono a intervalli di tempo troppo lunghi, perché uccidono in luoghi troppo distanti fra loro o perché scelgono le loro vittime fra le persone sole o emarginate…

È possibile inquadrare i serial killer in quattro grandi categorie: visionari, missionari, cercatori di potere, edonisti. Le azioni di un serial killer non sono prive di senso, questi assassini possiedono un’intima giustificazione per la loro violenza omicida.

Fantasia. Pianificazione. Selezione. Uccisione. Sistemazione. Esiste uno schema preciso. Una scansione. Una sequenza che lascia poco o niente al caso.
Osservando la scena del delitto si può individuare una particolare categoria di serial killer, quelli che agiscono a scopo sessuale. In alcuni di questi casi, il killer può diventare imprevedibile. E perciò, di conseguenza…
Il Serial Killer non è uno psicotico furioso, come molti credono. L’analisi motivazionale risulta ben più profonda di quanto possa sembrare sulle prime, ci si affida spesso a schematizzazioni riassuntive ed esemplificative…
Si è portati a pensare che i serial killer siano dei folli, dei mostri. Vogliamo immaginarli diversi da noi. Invece, il più delle volte, il Serial Killer è anche quello che in apparenza potrebbe sembrare l’ottimo cittadino, il buon vicino di casa, il bravo ragazzo, il tipo solitario ma tranquillo, il collega timido e innocuo.

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Un film che racconta la solitudine che crea i mostri. Il serial killer nasce da questo?
Nel film la violenza non si vede, pur raccontando un serial killer, non vediamo gli omicidi, ci sono il prima e dopo, mentre invece c’è la solitudine, da cui nasce il male.

Il personaggio è ispirato al serial killer di Foligno. Perché?
Feci la tesi di laurea su Luigi Chiatti, che incontrai ed essendo affetto da disturbo narcisistico, era felice di essere chiamato mostro; era ripugnante quando raccontava i delitti, ma quando ho appreso quello che ha subito nell’infanzia ho provato compassione. Ed anche nel film, si entra spaventati, ma si esce commossi, perché è un thriller, ma anche un film romantico.

Il film tratta anche un tema molto delicato, il revenge porn, subito da una ragazzina. Difficile solo parlarne?
Non conosciamo nulla del mondo degli adolescenti, vivono in un’altra dimensione di cui non sappiamo nulla, neanche i pericoli a cui sono esposti e questo andava raccontato.

Nel film precedente due superstar, qui gli attori sono resi anonimi. Come mai?
Volevo premiare le interpretazioni. Chiedere al pubblico di andare al cinema senza conoscere il cast, è come dire affidatevi al realismo della storia, ciò che conta di più. Sul set ho isolato il protagonista per nove settimane, non poteva parlare con nessuno, ma solo con me. Quando l’ho liberato dal vincolo è scoppiato in un pianto liberatorio.

Oggi c’è una vera e propria serial killer mania. Il male continua a suscitare curiosità?
È vero, è tornata di moda, questa figura pop degli anni Novanta che era sparita, ora è ovunque ed io sono lì…