Jack Hirschman

Jack Hirschman è morto il 22 agosto 2021 a San Francisco.

Sosteneva che la responsabilità dei veri poeti è “lottare contro le ingiustizie e stare vicino alle istanze dei poveri del mondo”.  Ancora molto attivissimo all’età di 87 anni, il poeta partecipava ai festival nelle piazze, nei circoli, per le strade, nelle periferie, in mezzo alla gente, lontano dai salotti letterari.

Professore dell’università UCLA aveva assegnato a tutti i suoi studenti  la votazione “A”,  ossia il massimo, per consentire loro di evitare l’arruolamento nella Guerra in Vietnam, che lui contestava duramente.

Vicino alla Beat Generation, propendeva per le idee più radicali; nel 1980 aderì al Communist Labor Party e collaborò come  “attivista culturale” con un gruppo di “poeti attivisti”.

Ha scritto oltre cento libri di poesie e tradotto Majakovskij, Heidegger, Neruda e Pasolini, che ammirava.

Era sposato con Agneta Falk, poetessa e artista anglo-svedese.

Nel 2017 Jack Hirschman è stato ospite di Marina Cafè Noir dove ha presentato “L’Arcano del Viêtnam”, libro scritto nel 1972 e rifiutato da vari editori, perduto per tanti anni e infine ritrovato:  atto di accusa e di partecipazione, l’opera nasce in un momento tragico della storia degli Stati Uniti che ha profondamente ferito l’animo di un’intera generazione, compromettendo in via definitiva il “sogno americano”.

Interludio umano

Lei stava appoggiata
al muro vicino
all’Hotel Tevere con in mano
un biccchiere di plastica
quando iniziò a piovere.
Ho cercato una moneta, le sono
andato vicino
e l’ho fatta cadere nel bicchiere.
Cadde sul fondo
di un’aranciata.
Sono arrossito, ho guardato
i suoi occhi devastati e la pelle
e i capelli diventati prematuramente
grigi, e ho detto che
mi dispiaceva, che avevo pensato
avesse bisogno di soldi.
“Ne ho bisogno”, rispose
e sorrise “Stavo
solo bevendo
qualcosa”.
E restammo così
a ridere assieme
mentre guardavamo le gocce di pioggia cadere
sul lago d’arancia
sopra la moneta che affondava.

L’arcano delle Torri Gemelle

1.Un lutto tale dal quale
potremmo svegliarci
(essendo stati risvegliati da una tale luce)
per vedere la luce
alla fine: che noi siamo ora
non più
né meno ma siamo stati più di altri una terra violenta nei nostri mercati monetari
nella nostra “legge ed ordine”
nei nostri “Quotidiani” quotidiani
nei nostri lettiuna vita violenta

fingendo un’innocenza impenetrabile
e il potere simbolizzato
da quelle gigantesche
Twins.

La loro distruzione:
sogno di Hitler, sognato persino
prima che fossero costruite,
prima che il suo suicidio
cominciasse a combattere al fianco
del fanatismo religioso.

E noi
che avevamo ereditato tanto
della sua violenza ed anti-comunismo,
noi, che infine abbiamo persino
finanziato l’attacco
alla nostra pretesa innocenza
– noi così a nostro agio
con il fascismo (negato, naturalmente)
con la brutalità (rinnegata naturalmente)
con la libertà sentimentalizzata
da un nucleo di vuoto distruttivo,
disperazione,
cinismo in fondo,

figli di un nichilismo
a stelle e strisce (naturalmente negato e rinnegato)

“dalla California
all’isola di New York”

fratelli e sorelle,
i miei
così tristemente colpiti,
così profondamente colpiti.

2.

L’Israeliano dice: “Ora lo sanno”
lui che è stato infestato
dai geni
di una siringa di male indimenticabile
lunga dodici anni.

Probabilmente siamo noi ora a sapere
che cosa significhi essere totalmente detestati
fino all’apocalisse.

Ed è una difesa fascista contro
un attacco fascista che il mondo
sta preparando, perché non c’è altro
che quel nulla
di un pianeta scorpione che si mangia
la coda;

ed è la consapevolezza di questa verità
che raddoppia il lutto
e rende più profonda la paura
della perdita dell’innocenza
che già prima era una bugia.

Questa volta siamo davvero intrappolati
dalla verità e ci addolora
noi che siamo stati così a nostro agio
nella libertà della menzogna.
Questa volta la mobilitazione totale
della consapevolezza della guerra dice:
anche se il pacifismo cresce,
anche se esso impedirà attacchi in risposta,
anche se la non violenza trionfa,
il futuro sarà
come un uomo di colore,
o come l’erotismo,
che pur non più linciato o censurato,
comunque non si sentirà
mai completamente a proprio agio
in questa vita terrena.

Il dominio del nulla
è completo ora.
Dio assassinato da un lato.
Dio suicidato dall’altro.

Il trionfo del fascismo.

Siamo condannati a vivere
le nostre vite non-violente
comprando e vendendo
e pregando la violenza
nostro malgrado

perché non c’è nient’altro,
nulla è cambiato,
è solo più chiaramente rivelato.

3.

Celia,
so che sei corsa verso
non via da,
per aiutare, salvare.

E che hai visto il
secondo aereo svanire
nel muro mentre correvi
in quella direzione.

E che hai visto, per
la prima volta nella tua vita,
esseri umani saltare giù
da finestre altissime.

E le Twins collassare
in un’unica montagna ripiegata
di una morte moltiplicata per mille
e macerie e polvere.

Nulla di ciò che ho visto
su uno schermo televisivo
migliaia di miglia lontano
in un altro continente

può avvicinarsi all’orrore
di ciò che tu hai visto mentre
correvi verso la scena
fin quando non hai più potuto,

nuvole di polvere si espandevano
nelle strade e
quelli che correvano
via dal nucleo per salvarsi

ti dicevano che non potevi
andare oltre, non potevi aiutare,
non potevi salvare, o mia
coraggiosa, coraggiosa figlia.

So che il tuo dolore non viene
da lontano. In vano, in vano
sono morti! gridi e
e la tua disperazione allora forse

ci risparmia, forse addirittura ci salva
dallo shock che
ha trasformato il futuro in un
arcaico scavo archeologico.

4.

La notte che è arrivata, la notte tecnologica, lunga tutto il giorno,
e con essa il lutto,
il digiuno dei veloci,
il gusto amaro
del proprio deserto.

E che non è solo nostro
perché tutti parliamo con bocche di sabbia,
e le dune crescono, a onde con le parole
di un’oscurità abbagliante nel sole
che è infranto in ciascuno di noi.

Per tutta la notte, aeroplani ed elicotteri hanno volato
sui portici terra bruciata di Bologna,
dove mi ritrovo
in lutto.

È diventato lo Stato
dell’Essere.

Una bandiera nera
a mezz’asta.

Sospesa a mezz’aria.

(2001)La felicità

C’è una felicità, una gioia
nell’anima che è stata
sepolta viva in ciascuno di noi
e dimenticata. Non si tratta di uno scherzo da bar
né di tenero, intimo umorismo
né di amicizia affettuosa
né un grande, brillante gioco di parole. Sono i superstiti sopravvissuti
a ciò che accadde quando la felicità
fu sepolta viva, quando essa
non guardò più dagli occhi di oggi, e non si
manifesta neanche quando
uno di noi muore – semplicemente ci allontaniamo
da tutto, soli con quello che resta di noi,
continuando ad essere esseri umani
senza essere umani,
senza quella felicità.Madre

Non siamo in questo mondo
tanto tempo fa
ebbe fine:
il mondo la guerra la guerra mondiale.
Ti tenni per mano
per attraversarlo
la più piccola mano, la più piccola stella.
Non ti muovesti, poi
io ero morta, poi eri morto tu.
Nella bocca aperta del dolore
c’è una candela. Non sono col mio respiro,
sono il lento squamarsi
della pelle
e tutto quello che tutte le morti
che ho visto è registrato
nei miei occhi.
Sono stata un albero che ride
accanto a una stufa
di banane mielate,
sono stata una volpe argentata
e l’eleganza dei tacchi a spillo,
sono stata quello
che ti ha buttato giù
e le parole che cerchi,
sono stata vittima di sputi
e di stupri,
il caduto e l’invincibile,
la cagna delle lune,
la frustata della compassione
dietro la droga delle puttane,
il filo rosso
che libera tutti i prigionieri,
il ditale che bilancia
i tuoi bicchierini,
la kalimba che avvolge
i tuoi incubi in ninnananne,
il potere della nascita
quando un bambino muore. Non siamo in questo mondo
tanto tempo fa
ebbe fine:
il mondo la guerra la guerra mondiale.
Ti tenni per mano
per attraversarlo
la più piccola mano, la più piccola stella.
Perché dovrei piangere ora, ora
che sei entrato nelle tenebre?
Molti come me sono intorno a te.
Il nostro etere è infinito.
Non dovessimo parlare di nuovo
tu scriverai la nostra conversazione.
Dovesse la mia voce non bastare al tuo cuore
(ma questo è impossibile,
sei ancora così piccolo,
sto piangendo alla finestra),
altre voci la solleveranno
e la porteranno al centro
del tuo respiro. O mio caro, quando scoppiasti in fiamme,
quando le tue ossa si riempirono di bolle,
in quel preciso istante,
chi guidò i semi in un rapido
torrente di cosce e gravò
di gloria le uova bramose?
Quando crescesti da sillabario
a testo di rabbia
per tutta l’ingiustizia di questo
inferno dei grandi profitti,
quando la tua mente fu spezzata,
quando il tuo sesso fu diviso
come la Corea, il Vietnam,
come il Nord e il Sud,
quando i veleni vennero con piacere
e l’antidoto era morto,
chi sferzò l’aria
come se torcesse il collo a una gallina?
chi strappò le penne e le lanciò
per attutire la tua caduta? Io sono la creatura che corre lungo le strade
gridando il tuo nome contro lo scherno,
sono il sonno del suicida
e la cataratta di capelli immemorabili,
sono l’attacco di libertà ai duri di cuore
e di poesia ai duri di orecchio.
La solitudine, la grazia, il sorriso
che risponde al tuo sorriso
dalle profondità della biologia
di un travaglio e gioia
a cui solo i battiti del cuore del ditirambo si avvicinano,
solo lo strimpellio dell’anima del cosmo definiscono.Non siamo in questo mondo
tanto tempo fa
ebbe fine:
il mondo la guerra la guerra mondiale.
Ti tenni per mano
per attraversarlo
la più piccola mano, la più piccola stella.

(1984)Blu

L’amore mi travolge
come colei che è andata
via e ha lasciato il suo vestito bianco
a fiorellini bludietro. Dietro, dietro
andando verso il futuro
radiosamente nuda. Cosa
devo farne? Indossarlo?Io non indosso abiti. Amo
quello che c’è dentro. Ma
questo è così triste e solo
che lo lascerò posatoper un po’ sul mio petto,
contro la curva del mio braccio
e lascerò che i fiori blu
siano blu.

In memoriam di Ernest Hemingway

Sfilze di lampi nella mezzanotte
del cielo del Dakota.

Dormivamo nel retro della macchina, i piedi
che sporgevano dalla zanzariera. Faceva caldo.

Il Wy-oming di mattina era rosso-
indiano con montagne dai nasi aguzzi di Shoshone, strapiombi di sedimenti
stratificati che raccontanodi quando le montagne lottarono
una contro l’altra e
il Big Horn si restringeva
con l’argilla e il limo
fino

ai marroni e verdi montana. Cervi che saltavano
sulle colline, orsi delle regioni selvatiche,
un grande albero che spuntava dalla testa
di un alce.

Ci dirigevamo verso sud nell’Idaho, evitando
le città, prendendo strade secondarie, riempiendo
il retro della macchina di ramoscelli
e fiori.

Non accendemmo mai la radio.
Non leggemmo mai un giornale.

Arrivammo in California. Il giornale diceva,
Papà, che eri morto da tre giorni.

Le città e i paesi di nuovo in fila uno dopo l’altro.
Il sole diventò accecante. Lei si mise gli occhiali scuri.

Guidai lentamente lungo le strade fino alla fine.
(1961)
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Bibliografia

  • A correspondance of Americans (1960)
  • Black Alephs (1969)
  • Lyripol (1976)
  • The Bottom Line (1988)
  • Endless Threshold (1992)
  • Front Lines (2002)
  • I was Born Murdered (2004)
  • The Arcanes (2006)

Pubblicazioni in Italia

  • Quello che conta (Editoriale Mongolfiera, Bologna 1990)
  • Soglia infinita (Multimedia Edizioni, Salerno, 1993)
  • Arcani (Multimedia Edizioni, Salerno, 2000)
  • Volevo che voi lo sapeste (Multimedia Edizioni, 2005)
  • 12 Arcani (Multimndia Edizioni, 2005)
  • The Arcanes (Multimedia Edizioni, 2006)
  • Jack Hirschman Ep.1 [OHM Records] (2007) (Le poesie scritte da Jack Hirschman vengono messe in musica Tech-House da un gruppo di dj e produttori di Trieste, chiamato electrosacher. Il disco viene pubblicato dalla casa discografica OHM Records di Trieste, Italia.)
  • “Cant’ voice your name” translated by Jack Hirschman from “Afona del tuo nome” autor Teodora Mastrototaro(CC. Marimbo, Berkeley CA, 2010)