Johann Fust, il finanziatore di Gutenberg

Le grandi invenzioni necessitano sempre di ingenti investimenti. Se tutt’oggi si sente frequentemente parlare, specialmente in Italia, di carenza di fondi per finanziare le ricerche scientifiche, non si deve incorrere nell’errore di pensare che tale situazione non possa essere riferita anche al passato.

Prendiamo, ad esempio, l’invenzione della stampa a caratteri mobili. Prima di riuscire a stampare i primi fogli, Gutenberg ha dovuto elaborare l’intero processo di realizzazione, partendo dal torchio tipografico, fino ad arrivare ai veri e propri caratteri mobili, passando per la miscela di inchiostro. Ogni tentativo o modello realizzato da Gutenberg ha ovviamente comportato delle spese, in parte coperte da attività collaterali che lo stesso conduceva. Tali attività, tuttavia, non furono sufficienti quando decise di intraprendere il suo più grande progetto, quello che gli permise di passare alla storia.

La realizzazione della prima edizione della Bibbia con la tecnica di stampa a caratteri mobili (la c.d. Bibbia di Gutenberg, o B42 per il numero di linee di ciascuna pagina), ha richiesto la realizzazione di oltre tre milioni di caratteri tipografici. Se pensate che ognuno di questi era realizzato a mano, e comportava l’uso di materie prime, potete farvi un’idea di quanto possa essere costata la sola fase di preparazione. A questi costi, aggiungete poi i torchi tipografici usati, la carta, gli stipendi dei torcolieri e degli altri che sono stati coinvolti nel procedimento di stampa.

E’ ovvio che Gutenberg non poteva da solo finanziare tutte queste spese stampando poche pagine per conto di committenti vari. Per questo motivo fu costretto a ricorrere ad un finanziamento, coinvolgendo nel suo progetto un personaggio noto di Magonza, che gli anticipò ingenti somme che Gutenberg non fu mai in grado di restituire, con le conseguenze che tutti ben conoscono, e già descritte nell’articolo che lo riguarda.

Il personaggio cui faccio riferimento è proprio Johann Fust, appartenente ad una ricca famiglia magontina che, sappiamo per certo fu attivo come banchiere, o comunque come finanziatore. Quando Gutenberg si rivolse al Fust per ottenere un finanziamento, questi sicuramente comprese le potenzialità di quanto gli era stato presentato, garantendogli dunque un ingente finanziamento che gli consentì di portare a termine il suo progetto.

Le copie della B42 furono tutte vendute senza problemi. I proventi della vendita, tuttavia, non furono sufficienti a coprire i costi sostenuti da Gutenberg. Non potendo restituire quanto ricevuto in prestito da Fust, quest’ultimo intraprese un’azione giudiziaria nei confronti di Gutenberg, azione che lo vide vincitore, entrando dunque in possesso dell’attrezzatura per la stampa.

Fust aveva molto chiaro quanto potenziale vi fosse nella nuova invenzione. Per questo motivo decise di proseguire nell’attività, insieme a Peter Schöffer, che aveva sposato sua figlia Christina, e con il quale avviò un’intensa attività di stampa. La loro prima pubblicazione fu lo Psalterium, completato nel 1457, che conteneva in sè alcune novità sino ad allora mai viste, come l’indicazione della data di stampa, e la presenza di capilettera bicolori, realizzati mediante caratteri tipografici divisi in due parti.

Poco sappiamo della sua vita personale. Sembra sia morto a Parigi durante una visita alla città organizzata per consegnare un volume realizzato nella sua bottega. L’attività della bottega fu successivamente condotta dallo Schöffer, insieme ai figli di Fust e, successivamente, dai figli di Schöffer (e nipoti di Fust).

In sintesi, Fust rappresenta una figura chiave nella storia della stampa. Senza il suo intervento forse non si sarebbe potuta realizzare la famosa Bibbia di Gutenberg, e magari la nuova tecnica non avrebbe riscosso il meritato successo, almeno non con le stesse modalità e nei stessi tempi con cui invece è stata in grado di ottenerlo.

di Diego Manzetti