La politica degli animali

La politica degli animali di Gianluca FelicettiPeople 2024

Cosa c’entrano gli animali con la politica? E i grandi temi della loro protezione, dei loro diritti, le battaglie contro la caccia, gli allevamenti, la sperimentazione, l’uso negli spettacoli, le pellicce, sono “fare politica”? Come hanno risposto a questo fino a oggi i partiti e le istituzioni? Hanno subìto o cavalcato queste battaglie? Da Dudù in braccio a Berlusconi agli orsi nel mirino del presidente del Trentino Fugatti, questo libro propone un viaggio alla scoperta della zoofilia anni Cinquanta e l’antispecismo anni Duemila, passando dal protezionismo e l’animalismo, con le implicazioni del più grande attacco alla fauna selvatica lanciato negli ultimi mesi così come del tema della “carne coltivata”. Occuparsi di animali è politica. Perché giustizia, immigrazione, sicurezza, lavoro, sanità, questione sociale, economia, pandemie, cambiamenti climatici c’entrano (e tanto) con gli animali.

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Leggi l’intervista al presidente della Lega Anti Vivisezione (Lav), Gianluca Felicetti, a questo link: «La guerra infinita contro gli animali va fermata. Solo così salveremo anche noi stessi»

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Sostiene Gianluca Felicetti, presidente della Lav (gli animalisti della Lega antivivisezione) che c’è una guerra primordiale che non ha mai avuto fine. «La pace non è stata ancora dichiarata», conferma Felicetti.

E contro chi è questa guerra infinita?
«Contro gli animali: uccisi, massacrati, imprigionati, torturati, sfruttati, mercificati. Il rispetto degli animali, quello che passerà da una dichiarazione di una pace perpetua, passerà dalla loro salvezza. Il loro sfruttamento non è più una questione di sopravvivenza, per noi umani, ammesso che lo sia stata davvero». Felicetti ha appena pubblicato un libro (La politica degli animali, casa editrice People Idee), 214 pagine nelle quali si spiegano le ragioni di chi guarda gli animali non come specie inferiori ma come esseri senzienti da rispettare, compagni del viaggio della vita.

Pitagora era convinto che fino a quando l’uomo continuerà ad uccidere esseri viventi, non conoscerà mai né la salute né la pace e continuerà ad ammazzare anche i suoi simili. Esagerava?
«Assolutamente no. La stessa tesi la sostenevano Plutarco, Leonardo Da Vinci, Gandhi, Aldo Capitini, solo per fare qualche nome di personaggi illustri. E sulla salute basta ricordare la pandemia del Covid».

E la politica che cosa c’entra?
«Le rispondo con una notizia. Pochi giorni fa la Commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia dopo aver bocciato l’emendamento sulla legge di bilancio che permette la caccia nei parchi e nelle aree urbana. Quella che noi animalisti ed ecologisti abbiamo ribattezzato “caccia selvaggia”. Non solo, la Commissione europea ha anche accolto la richiesta delle associazioni ambientaliste ed animaliste contro l’uso di munizioni di piombo nella caccia che il ministero dell’Ambiente aveva ammesso e che invece sono vietate dalle normative europee perché sono un ulteriore problemi per gli animali e per l’ambiente».

Dunque, buone notizie?
«Che si sommano però anche alle cattive. Questa settimana Lega e Pd hanno presentato proposte che permettono la caccia anche di notte oggi vietata. E in più si vogliono abolire le giornate di silenzio venatorio. Sono in vigore dal 1992 quando fu deciso che durante l’apertura alla caccia il martedì e il venerdì non si spara».

Nel libro lei parla anche del più grande attacco politico alla fauna selvatica e lo giudica un paradosso. Perché?
«Perché avviene a due anni di distanza dall’integrazione nella Costituzione come valori fondanti della Repubblica la tutela dell’ambiente e degli animali».

E sugli animali domestici?
«Sono stati fatti passi in avanti sulla loro tutela ma, come previsto da un disegno di legge in discussione alla Camera, bisogna inasprire le sanzioni contro il maltrattamento animale e migliorare legge. Oggi chi uccide un cane, un gatto non finisce in carcere ed è libero di uccidere ancora».

Gli animali sono tutti uguali? Uccidere un gatto o un cane è come schiacciare una zanzara?
«Da un punto di vista etico sì. Poi bisogna ragionare sulla così detta autotutela. Una zanzara può essere dannosa ma ci sono altri sistemi per non essere punti come quello di usare prodotti ecologici che allontanano gli insetti. La proliferazione dei cinghiali, spesso causata dall’uomo, non viene arrestata uccidendoli, ma semmai avviando un’opera di sterilizzazione e di trasferimento».

E gli animali come cibo?
«Si può diventare vegani o vegetariani e vivere benissimo, anzi meglio».

Però ci sono studi che dimostrano che non è possibile essere tutti vegani nel mondo?
«La Fao e altre organizzazioni dimostrano invece che il consumo di carne, oggi 80-100 chili di carne pro capite senza contare pesci, latticini e derivati del latte, è insostenibile».

L’agricoltura può sostenere un mondo di vegani o vegetariani?
«Certamente sì, anche perché oggi nel mondo l’80% degli alimenti vegetali vanno a finire nell’alimentazione animale, soprattutto negli allevamenti intensivi».

Ma se togliamo agli animali gli alimenti vegetali loro che cosa mangiano?
«Non ci sarebbero miliardi di animali prigionieri negli allevamento intensivi».

Lei criminalizza chi mangia carne?
«Assolutamente no. Io stesso mangiavo carne. C’è un percorso da fare, nella mente e nel modo di concepire l’alimentazione. Il mondo per me ideale è non uccide nessuno. Oggi lo possiamo fare. Vale provare, spesso non si torna più indietro perché si sta meglio nel fisico e nello spirito. Ci sono molti prodotti vegetali che ci possono aiutare e sono per tutti i gusti e per tutte le tasche. Però anche qui la politica deve muoversi. Non è ammissibile che sul latte vegetale ci sia il 22% di Iva e su quello animali il 4%».

Cosa pensa della carne coltivata?
«Che può diventare una grande alternativa. Non è sintetica, come qualcuno fa intendere, ma carne vera prodotta però senza uccidere gli animali. Può essere il futuro».

Parliamo della caccia
«Non si è mai rimarginata la ferita del non raggiungimento del quorum del referendum del 1990. Arrivammo al 43% dei votanti, dovevamo raggiungere il 51%. Nello spoglio però i voti per l’abolizione dell’attività venatoria superarono il 90%».

Lo ripresenterete?
«È il nostro pensiero fisso».